Giustizia

Amara accusa: “La loggia Ungheria era una vera e propria associazione a delinquere”

Piero Amara
Piero Amara

Non si muove un muscolo su un viso tondo un po’ gommoso e piuttosto anonimo, caratteristica perfetta per un agente, dicono i libri di spionaggio. Eccolo qui Piero Amara, ospite della trasmissione Piazza Pulita, a fingere di dare la propria versione dei fatti, a recitare la storia segreta della Loggia Ungheria. «Lei è un genio», la butta lì con un filo di sarcasmo Paolo Mieli, ospite in studio, dopo aver incalzato il Grande Pentito del mondo delle toghe con domande rimaste senza risposta. Intanto la loggia Ungheria non è più una loggia, è un’associazione in cui alcuni «condividevano l’ideale», ma altri, un gruppo ristretto, svolgevano attività criminale. Ma come, criminale? Si, erano un’associazione per delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio. E in ogni caso l’avvocato siciliano non sa perché l’associazione si chiami “Ungheria” né se abbia una sede né dove. Ci riunivamo in vari luoghi dice, ma non sa spiegare dove né quando.

La prima domanda è: si è comportato in questo modo sfuggente e furbo anche con i pubblici ministeri Laura Pedio e Paolo Storari? Aveva forse ragione il procuratore Francesco Greco a muoversi con cautela? Una notizia però la dà, nella trasmissione di giovedì sera, e forse più di una. Intanto il gruppo di magistrati e alti funzionari dello Stato che facevano parte della loggia-associazione non erano quaranta, ma molti di più. E poi lui a un certo punto, benché gli inquirenti non glielo avessero chiesto, ma per fornire riscontri alle proprie parole, ha cominciato a registrare incontri, riunioni, richieste. Non si sa però, non lo dice, se queste “prove” siano state consegnate ai pubblici ministeri. Ma in che cosa consistevano poi i favori che lui poteva fare a questi personaggi in toga o in divisa o comunque almeno in grisaglia? Facciamo un esempio, dice, se il figlio di uno di questi deve fare un esame alla facoltà di medicina, si poteva avere in anticipo il testo dei quesiti di esame e darglielo. Ma qui stiamo parlando di reati, allora. Certo, conferma il Grande Pentito, infatti in genere per questo tipo di cose si va in galera. Lui infatti in carcere ci è andato nel 2018, i magistrati e gli alti funzionari suoi complici, no. Sempre ammesso che ciò che lui dice sia accaduto, visto che non conosciamo un nome né una data o una circostanza.

I pubblici ministeri Pedio e Storari gli danno credibilità, però. Tanto che, nel periodo tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020, quando Amara, convocato a Milano per i processi Eni, aveva cominciato a parlare anche della loggia Ungheria, lo avevano messo nero su bianco (il documento è mostrato in trasmissione), certificando la sua “attendibilità”. Anche perché avevano sequestrato dal suo pc un file del 2015 indirizzato a L.L. con la segnalazione di una serie di richieste di raccomandazioni, sempre per magistrati. L.L. era il ministro Luca Lotti, dice l’avvocato siciliano senza esitazione. E si becca immediatamente, in diretta tv, una promessa di querela. Ma insomma, era davvero così importante questo avvocato Piero Amara, e così forte questa loggia Ungheria, che poi non era più faccenda massonica, ma un’associazione composta da idealisti mescolati a delinquenti? Non c’era già Luca Palamara con il suo Sistema e il suo sindacato, per sbrigare certe faccende? Se l’ex capo dell’associazione magistrati non era sufficiente per promozioni e trasferimenti, forse allora è vero che le raccomandazioni richieste a Piero Amara non erano semplicemente un po’ sopra o fuori le righe, ma che tracimavano nel terreno dell’illegalità. E allora, se tutto non è proprio una colossale bufala da far sgonfiare con una puntura di spillo, stiamo entrando in un’area molto pericolosa.

Lui pare leggermente scocciato perché il pm Storari, un «ingenuo», preda di «furore investigativo», ha dato le famose carte riservate (un file, in realtà) al consigliere Piercamillo Davigo un anno fa, quando la deposizione del Grande Pentito era ancora in corso, era riservatissima, tanto che lo stesso teste non aveva disponibilità dei verbali. «Se un avvocato avesse fatto quello che ha fatto Storari sarebbe in carcere», dice. Come dargli torto? E torniamo al “metodo ungherese”, quello di un gruppo di persone che lo stesso Amara definisce «associazione per delinquere», anche se, scivolando come un’anguilla, non fornisce nessun elemento utile a dimostrazione della reale esistenza di questa struttura. C’è un elemento molto serio, quello della denominazione “Ungheria”. Per giorni e giorni è stata lasciata circolare la voce che si trattasse della famosa piazza di Roma e dell’abitazione di un famoso magistrato nella zona in cui si sarebbero tenute le riunioni della “Loggia”. Ora derubricata a semplice associazione, anche se vi si accedeva con tre tocchi dell’indice sul polso. Ora, dalle ultime dichiarazione di Amara, una vera e propria sede non esisterebbe più: «esistevano luoghi in cui ci trovavamo». E anche l’intestazione “Ungheria” sarebbe casuale, sconosciuta al Grande Testimone di Giustizia.

Anzi, tutto diventa casuale. L’indicazione dell’ex premier Giuseppe Conte come uno dei beneficiari della Loggia per una consulenza da 400.000 euro? Faceva parte di un elenco di avvocati, quindi il suo nome è uscito per caso. Ma nel 2019 era presidente del Consiglio! Spallucce. Ha sbagliato di qualche anno la data dell’amicizia (e complicità) tra l’ex procuratore (ormai defunto) Tinebra e il consigliere Ardita, due magistrati che in realtà all’epoca si detestavano? Che vogliamo sia l’errore di una data, visto che l’avvocato giura, con «prove granitiche», che i due si erano poi riappacificati durante una tavolata con molti magistrati?

Poi, quando cerchi di separare il grano dal loglio, nel setaccio dei cattivi rimangono solo Storari e Davigo (che comunque hanno avuto verbali incompleti, come viene più volte sottolineato), essendo il consigliere Ardita «oggetto di dossieraggio». Quindi non solo collocato tra i buoni, ma addirittura vittima. Eccolo qui, Piero Amara. Una spia? Un mestatore furbino? No, giura lui, solo uno che collabora per “scelta morale”. E, dopo giovedì sera, potremmo finirla qui. Ma temiamo di no. Perché non è il solo attore in scena. E non conosciamo ancora le mosse degli altri personaggi.

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