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Alberto Fernandez e Mario Draghi

Il presidente argentino Alberto Fernández fa il suo rientro in patria dopo un tour europeo. E’ stato un viaggio decisivo, con l’obiettivo di trovare appoggi internazionali per evitare l’incubo del default e poter quindi affrontare le scadenze del 2021 con i creditori internazionale, in particolare con i Paesi del Club di Parigi,  con i quali c’è una scadenza a fine maggio. 

La richiesta, almeno sulla carta, è semplice: l’Argentina vuole pagare gli interessi del debito con tassi simili a quelli di altri Paesi (quindi intorno all’uno per cento) eliminando la maggiorazione del 2% che pagano i Paesi che hanno chiesto maxi-crediti senza garanzie sufficienti, come quello concordato dal precedente governo di Maurizio Macri. Quindi se la proposta venisse accettata, di un totale di 1,3 miliardi di dollari di interessi nel 2021, l’Argentina ne pagherebbe circa 450 milioni.

In Portogallo, Spagna, Francia Fernández ha incontrato le massime cariche istituzionali, compreso il re spagnolo Felipe VI, e giovedì in Vaticano con il papa Francesco. A Roma ha pranzato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed è stato ricevuto da Mario Draghi.

In Vaticano la riunione a porte chiuse tra i due argentini è durata 20 minuti, in un incontro complicato dopo la recente approvazione della Legge sull’aborto.

«Si sono soffermati inoltre sulla situazione del Paese – segnala il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede – con un particolare riferimento ad alcune problematiche come la gestione dell’emergenza pandemica, la crisi economico-finanziaria e la lotta contro la povertà, rilevando, in tale contesto, il significativo contributo che la Chiesa cattolica ha offerto e continua ad assicurare».

Ma forse l’incontro più significativo del presidente peronista si è svolto all’hotel Sofitel, a due passi di Villa Borghese, con la direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, che poi ha partecipato in Vaticano in un seminario con il ministro dell’Economia argentino, Martín Guzmán, che potrebbe dare l’opportunità conversazioni informali.

Sull’incontro con la direttrice del FMI, il presidente argentino che si considera «un pragmatico» si mostra soddisfatto. «E’ stata una riunione molto produttiva; non avevo mai avuto la possibilità di conoscere Kirstalina Georgieva e abbiamo parlato in modo franco». Fernández ribadisce: «Ho dichiarato di voler risolvere il problema del debito estero» ma precisa, «trovando un percorso che non significhi penalizzare il gli argentini che con la pandemia la stanno passando male e con un’economia in difficoltà da mettere in ordine».

Sulla tassa di interesse maggiorata del 2% di “sobrecargo” come viene chiamata in Argentina, il presidente prosegue nel briefing nella hall dell’albergo: a Georgieva «le ho raccontato le conversazioni con i leader europei». Ho trovato che lei sia «una donna molto cosciente della situazione che vive il mondo, l’Argentina e l’America Latina». Il desiderio «è trovare un accordo il prima possibile. Ma non qualsiasi accordo» assicura.

«Sono sempre ottimista e desideroso di ottenere un accordo – prosegue Fernández – nelle condizioni indicate. Lei è molto comprensiva, e abbiamo anche parlato anche dei DEGs (Special Drawing Rights), e di allargare questi ai i Paesi di reddito medio come il nostro, e si è mostrata favorevole».

L’inquilino della Casa Rosada ha considerato il tour «molto produttivo», in particolare «il fatto che l’Europa ci stia appoggiando sull’argomento delle maggiorazioni, che il G20 discuta argomenti come quelli indicati da Mario Draghi, e che Macron dia ascolto alle nostre necessità presso il Club di Parigi». Al puzzle manca intanto un altro pezzo, sarà l’incontro della settimana prossima con Angela Merkel, dopo il quale il presidente argentino spera di «aver coperto la scena europea».

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