Economia

Recovery Plan: il Parlamento approva il PNRR di Draghi

Recovery Fund

A seguito dell’introduzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) alla Camera dei Deputati nella giornata di lunedì, il Governo di Mario Draghi ha ottenuto il via libera del Parlamento per presentare il documento del “Recovery Plan” italiano alla Commissione Europea. Un documento nel quale, ha dichiarato il Premier,  “c’è anche e soprattutto il destino del Paese”.

Il messaggio di Draghi alla Camera è chiaro: il PNRR non deve essere letto come un insieme di misure fine a sé stesse, ma come un piano che rappresenta una visione per la transizione post-pandemica dell’Italia, rivolgendo lo sguardo allo sviluppo nel lungo periodo.

L’approvazione del Recovery Plan italiano da parte del Parlamento è arrivato poco più di ventiquattr’ore dopo la sua presentazione da parte del Governo; un iter estremamente rapido, svolto in modo tale da permettere una consegna alla Commissione UE entro il 30 aprile. Lo scarso tempo concesso ai parlamentari per prendere visione del documento ha fatto storcere il naso ad alcuni, soprattutto nel centrodestra, ma ieri Draghi ha sottolineato come la scelta della scadenza “non è mediatica, è che se si arriva prima si avranno i fondi prima“.  Presentare il piano a maggio comporterebbe infatti uno slittamento nella ricezione dei fondi di uno o due mesi, vista la chiusura della finestra per la prima provvista nel corso dell’estate.

Il PNRR di Draghi è stato recepito positivamente dalla maggioranza, passando con 442 voti alla Camera e 224 al Senato. Un elogio particolare è arrivato da Matteo Renzi, che ha definito il Premier come leader del “primo Governo capace di avere una visione nel lungo periodo”.

Fra gli argomenti di dibattito spicca sicuramente la quota dei fondi destinati al Mezzogiorno. Il PNRR del governo Draghi prevede che il 40% dei soldi percepiti attraverso il Recovery Fund vengano investiti nel Sud Italia, una suddivisione giudicata insufficiente da parte dei parlamentari di Liberi e Uguali, 5 Stelle e del gruppo misto.

Le critiche arrivano dopo la richiesta di Bruxelles di concentrare maggiormente gli investimenti al Sud, raccomandando l’impegno del 60% dei fondi nello sviluppo del territorio. Secondo la delegazione di LeU al Senato, al Sud Italia sarebbero stati sottratti 60 miliardi di euro necessari per livellare lo sviluppo del Paese.

La risposta di Draghi non è tardata ad arrivare: il Premier ha infatti evidenziato come la maggioranza dei fondi REACT-EU per lavoro, inclusione sociale, salute e ricerca siano concentrati proprio nel Sud del Paese. A questi si aggiungono inoltre i fondi europei per lo sviluppo rurale, insieme al cofinanziamento del bilancio dello Stato (60 miliardi impegnati nel Mezzogiorno su un totale di 85), al fondo di coesione (24 miliardi su 30) ed ai fondi per le infrastrutture.

Il Presidente del Consiglio ha inoltre enfatizzato l’importanza del buon utilizzo dei fondi, dichiarando che “le risorse saranno sempre poche se uno non le usa”, un discorso richiamato anche da Emma Bonino, la quale ha espresso la necessità di alzare la qualità gestionale nel Sud Italia.

L’obiettivo del Governo nel coordinare la messa in atto del programma stilato nel PNRR sembra dunque quello di fermare “l’inerzia”, così definita da Draghi, che impedisce il compimento di investimenti efficaci; un obiettivo rispetto al quale l’attuazione delle riforme previste nel piano dovrà fungere da catalizzatore.

Ed è proprio rispetto alle riforme chiave incluse nel PNRR che si è acceso un ulteriore dibattito nelle aule. Sulla riforma della giustizia sono arrivate le critiche del senatore Alberto Balboni (FdI), che ha definito le risorse stanziate “irrisorie” ed insufficienti ad ottenere gli obbiettivi di espansione della magistratura e dell’organico amministrativo.

Nella sua risposta, Draghi ha riconosciuto le preoccupazioni riguardanti lo stanziamento di fondi per la riforma della giustizia, ma ha ribadito l’intenzione del Governo di condurre un’espansione qualitativa del capitale umano. Un discorso valido anche per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione: con la riforma Brunetta per l’accesso ai concorsi pubblici l’esecutivo di Draghi non ha convinto il Parlamento fino in fondo, ma il piano per migliorare l’efficienza dei processi burocratici sembra concentrarsi sulla qualità del capitale umano piuttosto che sull’accessibilità delle carriere ai giovani.

L’ultimo nodo riguarda le infrastrutture, elemento chiave del PNRR che include lo sviluppo dell’alta velocità nel Sud del Paese, insieme alla valorizzazione dei porti e delle grandi linee di comunicazione europee via mare. Il grande assente nel programma di investimenti infrastrutturali, per il quale sono stanziati 31,4 miliardi, è il ponte sullo Stretto di Messina.

Non si tratta di una dimenticanza, ha spiegato Draghi. Il report sul progetto è stato ultimato nei giorni scorsi, e sarà presto discusso in Parlamento. Sembrerebbe dunque che, nonostante l’esclusione dal PNRR, per lo sviluppo del ponte il Governo sia disposto a procedere attraverso fondi esterni al Recovery Fund.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza diventa una realtà: nei prossimi giorni il programma da 248 miliardi sarà consegnato nelle mani della Commissione Europea, rendendo l’Italia uno dei primi beneficiari del progetto comunitario. Un traguardo importante che segna l’inizio di un nuovo percorso per il Paese, volto innanzitutto a cancellare i terribili danni causati dalla pandemia.

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