Europa

L’eutanasia è legge in Spagna: è il 4° paese in Ue.

L’eutanasia è legge in Spagna: è il 4° paese in Ue.

Il Parlamento spagnolo ha dato la sua approvazione finale alla legge con cui legalizzare l’eutanasia. La Camera bassa si è infatti espressa con 202 voti a favore (su 350 deputati): 140 i voti contrari della destra e dell’estrema destra, 2 gli astenuti. Le legge, che entrerà in vigore a giugno prossimo, permetterà alla Spagna di diventare il settimo Paese al mondo a consentire ai malati terminali di morire per mettere fine alle proprie sofferenze.

In Europa, soltanto Olanda, Belgio e Lussemburgo hanno preceduto la decisione di Madrid. Anche il Parlamento portoghese aveva approvato una legge simile a gennaio, ma questa settimana la Corte Costituzionale ha deciso di bloccarla. 

La nuova legge, di primaria importanza per il governo di Pedro Sanchez, prevede che il paziente sia un cittadino spagnolo o un residente legale nel Paese e sia “pienamente consapevole e cosciente” al momento della richiesta di morire, che deve essere inviata per iscritto due volte a 15 giorni di distanza una dall’altra. La richiesta può essere respinta se i criteri non coincidono appieno con quanto stabilito dalla legge. Il personale medico può fare obiezione di coscienza e rifiutare di prendere parte alla pratica, che sarà prevista all’interno delle prestazioni del sistema sanitario nazionale. 

L’approvazione arriva sulla scia di una crescente pressione pubblica generata da alcuni casi, come quello di Ramon Sampedro, la cui vicenda è stata anche raccontata dal film premio Oscar ‘Mare dentro’, con Javier Bardem.

La notizia provoca l’ira del Vaticano. Monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, spiega a LaPresse che la soluzione al dolore non può essere “anticipare la fine della vita”: “Alla diffusione di una vera e propria cultura eutanasica, in Europa e nel mondo, si deve rispondere con un approccio culturale diverso. La sofferenza e la disperazione dei malati non vanno ignorate. La soluzione è prendersi cura della sofferenza fisica e psichica”.

In Spagna la misura disciplina sia l’eutanasia, con “somministrazione diretta di una sostanza al paziente da parte del professionista sanitario competente”, sia il suicidio medicalmente assistito, con la “prescrizione o fornitura al paziente da parte dell’operatore sanitario di una sostanza, in modo che possa auto-somministrarla, per provocare la propria morte”. Una procedura inammissibile per la Santa Sede: “Quando non si può più guarire, possiamo sempre curare le persone. Non dobbiamo anticipare il lavoro sporco della morte”, insiste Paglia.

La Pontificia Accademia per la Vita sostiene la necessità di diffondere le cure palliative. Attenzione però, che si tratti “non l’anticamera dell’eutanasia, ma una vera cultura palliativa del farsi carico dell’intera persona, in un approccio olistico”, precisa il presidente. La posizione vaticana non ammette eccezioni: “Dobbiamo essere umani – scandisce Paglia -, stare accanto a chi soffre, non lasciarlo nelle mani di una disumanizzazione della medicina o nelle mani dell’industria eutanasica”.

Categorie:Europa, Sanità

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