Centrosinistra

Terremoto in +Europa, lascia Bonino e Della Vedova si dimette da segretario.

Bonino a D’Alema: “Non sono renziana, ma oggi l’avversario non è il Pd, ma Salvini e Di Maio”

Emma Bonino

 “No, non ho detto che +Europa è finita”, precisa. Ma Emma Bonino in una Assemblea di fuoco del partito – che è una “sua” creatura –  ha annunciato che lascia: “Vado via a testa alta, fiera di quello che abbiamo fatto, non infangherete il mio nome”. Non ha risparmiato critiche a +Europa dilaniata da divisioni interne nonostante si tratti di un partito piccolo, che conta circa 1.700 tesserati, e che viene stimato intorno al 2% nei sondaggi. E che ora, oltre a Bonino, perde anche Benedetto della Vedova, che ha annunciato contestualmente le sue dimissioni da segretario del partito.

Il progetto europeista dell’ex ministra degli Esteri e storica leader radicale rischia di arenarsi qui. “Non partecipo a questo gioco al massacro e me ne vado da sola a testa alta”, ha scandito nel collegamento online. Nell’Assemblea di +Europa, convocata nello stesso giorno di quella del Pd che ha eletto Enrico Letta segretario, Bonino cita il documento, o mozione di sfiducia per il tesoriere, che è stato presentato: un documento “pseudoanonimo”, come lei stessa lo definisce nel quale si chiedono le dimissioni del segretario e, in sintesi, di sbarazzarsi dei vertici per una nuova dirigenza del partito. Rincara Bonino: “Ci sono insulti con termini che non vorrei ripetere, sulle chat, in tutti i modi possibili e immaginabili. Non voglio più starci, ma immagino non sia un problema per nessuno dal momento che sono nella schiera degli incompetenti e ignoranti”.

Rincara anche sulla possibilità di mollare tutto, anche il seggio al Senato dove +Europa fa gruppo (nel Misto) con Azione di Carlo Calenda. Ancora un attacco: “La vostra cupidigia è senza limiti, ma è a disposizione non vi preoccupate. Se la nuova leadership si presenta con queste credenziali di epurazione io fossi in voi ci penserei un po’. Me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori voi. E vi libererete di un altro ‘incompetente’, Benedetto Della Vedova, e di tutta la sua cricca, come la chiamate”.

Infine: “Mi basta un segnale prima del congresso che il seggio del Senato vi viene restituito così come l’ho ottenuto. Voi riuscite a cacciare con ignominia per qualche leggerezza una persona infangandone la storia, l’immagine. Non mi resta che augurarvi buona fortuna e chiedervi se potete non disprezzare quello che ho fatto fin qui, se lo farete lo stesso ho le spalle larghe”.

“Da molti mesi l’Assemblea di +Europa non riesce a trovare un accordo sulle regole per celebrare il prossimo Congresso, che lo Statuto prevede che si svolga ogni due anni. C’è stata, nelle diverse sessioni dell’assemblea degli scorsi mesi, un’escalation di tensione interna che ha portato oggi Emma Bonino ad annunciare in queste condizioni il suo abbandono del partito”, ha spiegato su Facebook Benedetto Della Vedova. Che ha aggiunto: “E’ un’escalation che sento il dovere di interrompere, consentendo che la parola torni ai nostri iscritti il più presto possibile. Rassegnerò quindi le mie dimissioni da segretario, atto che prevede automaticamente la convocazione di un nuovo congresso entro tre mesi”.

2 risposte »

  1. Domenica durante l’assemblea del partito +Europa la senatrice Emma Bonino ha annunciato con toni molto polemici di voler lasciare il partito da lei stessa fondato nel 2017. «Io non voglio più far parte di questo partito» ha detto Bonino, «visto che faccio parte degli incompetenti e degli ignoranti». «Me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori voi» ha detto Bonino, aggiungendo che il suo seggio al Senato «è a disposizione, perché la vostra cupidigia è senza limiti» e parlando di «congresso farsa deciso a tavolino» e con «credenziali da epurazione». Dopo, il segretario Benedetto Della Vedova, che è anche sottosegretario agli Esteri del governo Draghi, si è dimesso, esprimendo solidarietà verso Bonino.

    Dentro a +Europa è in corso una specie di regolamento dei conti tra due fazioni, maturato in seguito a scontri e tensioni che vanno avanti da tempo e che hanno varie motivazioni, anche politiche ma soprattutto legate alla leadership e alla gestione del partito. A provocare la crisi di domenica è stato in particolare uno scontro sulle regole del congresso che dovrebbe rinnovare la segreteria del partito. Le accuse ricordano per molti versi quelle che erano emerse l’ultima volta, nel congresso del 2019, quando una parte del partito sostenne che a eleggere Della Vedova fossero stati “pullman” di iscritti fasulli.

    In breve, quella che un tempo era la minoranza dentro a +Europa – che riunisce buona parte dei Radicali Italiani guidati negli ultimi anni da Riccardo Magi – si è ora allargata e ha messo in discussione la leadership di Bonino e Della Vedova. Secondo i due leader, è in corso un tentativo di epurazione sommario da parte di questa fazione, per prendere il potere nel partito rinviando o modificando i regolamenti di un congresso che allo stato attuale la suddetta fazione non avrebbe vinto. Per questo, Della Vedova si è dimesso, forzando la convocazione entro tre mesi del congresso che conta di vincere grazie alle regole e alla composizione degli iscritti attuali.

    Secondo l’altro schieramento interno, in vista del prossimo congresso sono state organizzate iscrizioni di massa giudicate sospette, proprio come nel 2019, per confermare illegittimamente Della Vedova. Per questo, la fazione chiedeva di rinviare il congresso o di tenerlo con regole diverse. Ma è una questione piuttosto intricata.

    +Europa nacque grazie a Emma Bonino come lista per partecipare alle elezioni politiche del 2018 mettendo insieme tre diverse forze politiche. La prima era Forza Europa, una formazione di ispirazione europeista e liberale creata da Benedetto Della Vedova, storico dirigente del Partito Radicale poi eletto più volte in Parlamento con Forza Italia, il Popolo della Libertà e Scelta Civica (tra queste due esperienze ce ne fu una con Futuro e Libertà, il partito di Gianfranco Fini). La seconda erano i Radicali Italiani, un’associazione politica nata dalla galassia del Partito Radicale. La terza forza era Centro Democratico, il partito dell’ex leader democristiano Bruno Tabacci che – in quanto rappresentato in Parlamento nella precedente legislatura – aveva portato in dote a +Europa l’esenzione dalla necessità di raccogliere le firme in vista delle elezioni del 4 marzo, compito che sarebbe stato particolarmente complesso.

    Tra i deludenti risultati alle politiche del 2018 (non superò la soglia di sbarramento ed elesse solo i deputati Riccardo Magi, Bruno Tabacci e Alessandro Fusacchia e la senatrice Bonino) e quelli analoghi alle europee del 2019, +Europa si era strutturato come un vero partito eleggendo (con qualche critica, ma ci torniamo) Della Vedova come segretario. Con la costituzione del secondo governo Conte +Europa si era schierata all’opposizione, esprimendo un voto contrario alla fiducia: in disaccordo con questa scelta, Centro Democratico e Alessandro Fusacchia lo avevano lasciato. Nel frattempo il partito ha stretto un’alleanza con Azione, il partito di Carlo Calenda, e recentemente ha aderito al “Programma per l’Italia” di Carlo Cottarelli: un comitato scientifico composto da circa venti membri di stampo liberaldemocratico.

    +Europa ha sostenuto in modo unitario il governo Draghi e Benedetto Della Vedova è stato scelto, nel nuovo governo, come sottosegretario agli Esteri.

    L’ultima assemblea nazionale
    Sabato 13 e domenica 14 marzo si è svolta online l’assemblea nazionale di +Europa per portare avanti la discussione sul futuro congresso che, da statuto, si deve svolgere ogni due anni (l’ultimo, che è stato anche il primo, si era svolto nel gennaio del 2019). I dissidi sulla gestione interna del partito che vanno avanti ormai da mesi si sono concretizzati sabato quando il tesoriere Valerio Federico è stato sfiduciato. A quel punto, la situazione è precipitata.

    Intervenendo alla discussione di domenica, con toni e parole molto dure, Bonino ha spiegato che +Europa, come altri partiti, si trova «in piena turbolenza» da mesi e che in vista del congresso erano state presentate sul relativo regolamento due diverse proposte: quella di Della Vedova e un’altra, alternativa. Questa seconda proposta non era stata però firmata: Bonino ha parlato di un «documento anonimo», il cui vero obiettivo sarebbe stato quello di fare «un congresso a tavolino» per «far fuori Benedetto» e poi lei stessa.

    Dopo aver detto di mettere a disposizione il suo seggio al Senato, suggerendo quindi di volersi dimettere (cosa che avrebbe probabilmente tempi lunghi, e che comporterebbe elezioni suppletive per il collegio di Roma in cui è stata eletta), Bonino ha concluso dicendo: «A questo gioco al massacro, tipo carciofo, ogni tanto ne facciamo fuori uno, non voglio giocare quindi me ne vado da sola sulle mie gambe a testa molto alta e orgogliosa di quello che con alcuni abbiamo ottenuto».

    Qualche ora dopo Benedetto Della Vedova ha annunciato le sue dimissioni, innescando una fase transitoria che dovrà concludersi con un congresso entro tre mesi. Congresso che Della Vedova spera di vincere. Dimettendosi, ha scritto: «Da molti mesi l’assemblea di +Europa non riesce a trovare un accordo sulle regole per celebrare il prossimo congresso, che lo statuto prevede che si svolga ogni due anni. C’è stata, nelle diverse sessioni dell’assemblea degli scorsi mesi, un’escalation di tensione interna che ha portato oggi Emma Bonino ad annunciare in queste condizioni il suo abbandono del partito». Della Vedova ha spiegato dunque di voler interrompere questa «escalation» dimettendosi, atto che prevede da statuto la convocazione di un nuovo congresso entro tre mesi. «Il partito è dei suoi iscritti e a loro intendo, allo stato dei fatti, sottoporre di nuovo la mia candidatura per la segreteria».

    Che cosa è successo?
    Antonio Santoro, che è membro dell’assemblea nazionale e che appartiene allo schieramento che mette in discussione l’attuale leadership, ha spiegato al Post che i conflitti interni sono nati rispetto ai metodi, all’organizzazione e alla linea politica della segreteria: «Il tema delle necessità di riorganizzare il partito l’abbiamo posto mesi fa: quello di avere una leadership più plurale, più partecipata, e quello di valorizzare di più gli attivisti e le attiviste. Le nostre questioni sono sempre state bollate come il tentativo di voler rottamare o sostituire il segretario e la figura di Emma Bonino, la cui storia è insostituibile. Ma la questione era e rimane per noi fare in modo che il partito sia rappresentato anche dalla sua base, cosa che ci sembra coerente con lo spirito che si era proposto il partito stesso».

    All’interno di questa situazione, dice Santoro, si è poi innestata la questione del congresso e del tesseramento che doveva portare al congresso. Quando è partita la campagna di iscrizioni, si sarebbero verificate situazioni abbastanza simili a quelle di due anni fa, quando si svolse il congresso fondativo di +Europa, che elesse Della Vedova segretario: in quell’occasione fu accusato di aver vinto soltanto grazie a un voto organizzato dall’ex democristiano Tabacci, che avrebbe iscritto e poi portato al congresso centinaia di persone più o meno inconsapevoli per farle votare a favore del suo alleato.

    L’iscrizione a +Europa è piuttosto costosa, 50 euro, e lo statuto esclude le iscrizioni collettive: dice cioè che la quota di iscrizione annuale deve essere versata individualmente. «Circa 400 iscrizioni» sostiene Santoro «sono avvenute tramite bollettino postale, con un pagamento collettivo. Ci sono stati cioè blocchi di decine di iscrizioni fatte nello stesso giorno e nello stesso ufficio postale, che difficilmente possono essere definite iscrizioni individuali».

    Attualmente gli iscritti e le iscritte a +Europa, spiega, sono circa 2.500. Oltre alle 400 tessere fatte per posta, ci sarebbero dei problemi anche con altre 1.700 iscrizioni, che sono state fatte tramite carta di credito e che però secondo Santoro non è stato possibile tracciare, per capire appunto se siano state fatte direttamente dagli iscritti oppure da pochi altri.

    Sulla questione del numero delle persone iscritte a +Europa sono intervenuti anche altri componenti dell’assemblea: Carmelo Palma, ad esempio, ha spiegato che «le persone che si sono continuativamente iscritte a +Europa nei suoi tre anni di vita erano alla fine della scorsa settimana 376» e che «+Europa ha solo, in occasione dei congressi, alcune migliaia di “tesserati” che compaiono e scompaiono nel giro di qualche giorno, il tempo di rendere il servizio richiesto – il voto – al proprio capobastone. Il 90% di quelli che, iscrivendosi all’ultimo minuto, accorsero allo scorso congresso (assurto disonorevolmente, ma meritatamente alle cronache come il congresso dei “pullman di Tabacci”) non si sono iscritti l’anno successivo. L’80 per cento delle migliaia di tesserati che altrettanto prontamente si sono iscritti per il congresso che dovrebbe tenersi quest’anno non erano iscritti l’anno precedente».

    Santoro dice che «un tesseramento viziato avrebbe inquinato in modo irreversibile lo svolgimento di un congresso». E che quando «nella discussione dentro agli organi di partito la questione è stata posta» hanno «constatato la non disponibilità da parte della segreteria e del tesoriere di trovare una soluzione». Questo ha portato alla presentazione di una mozione di sfiducia, poi approvata, nei confronti di Federico: «Un tesoriere, rappresentante legale del partito, che ha consentito arbitrariamente centinaia di tesseramenti collettivi, non tracciabili, favorendo alcuni gruppi locali che per loro stessa ammissione avevano effettuato iscrizioni collettive palesemente vietate dallo statuto».

    Fabrizio Ferrandelli, ex deputato regionale siciliano a capo di una componente di +Europa che sostiene Della Vedova, è stato tra i principali accusati di aver organizzato le iscrizioni di massa. Parlando con Repubblica ha respinto le accuse: «non è che possiamo pagare dazio perché la nostra mozione è quella che ha più iscritti. Le iscrizioni con bollettino postale li facevano i radicali già negli anni ’80». E ha sostenuto peraltro che «in Campania gli iscritti della corrente anti-Della Vedova sono sestuplicati in un anno».

    Giorgio Pasetto, anche lui membro dell’assemblea e a sua volta sostenitore della leadership attuale, sostiene che dentro l’assemblea di +Europa la minoranza del partito sia diventata maggioranza, e che quest’area avrebbe portato avanti un’operazione «per acquisire maggior potere». Descrive quanto accaduto come «una lotta di potere interno: nel 2023 si andrà a votare, si aprirà dunque la questione delle alleanze, con chi farle, e anche la questione di chi entrerà nei listini».

    Pasetto non riconosce legittimità all’operazione di sfiducia nei confronti del tesoriere per la questione delle iscrizioni, che sarebbe anzi stata utilizzata strumentalmente per arrivare a sfiduciare il segretario: «L’appiglio che avevano per indebolire Benedetto Della Vedova e Bonino era cominciare a sfiduciare il tesoriere. Ricordiamo anche che l’organo di garanzia – a sua volta sfiduciato già qualche mese fa – si era espresso sostenendo la correttezza del tesseramento». Il risultato, dice, è che ora si andrà a congresso: «Dopo che quella parte del partito aveva capito che non lo avrebbe vinto, ha fatto di tutto per farlo slittare, modificandone le regole».

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  2. In queste settimane c’era chi attendeva il congresso di +Europa, già previsto per quest’anno ma ancora senza un accordo sulle norme congressuali. Ora il congresso arriverà per forza, dopo le dimissioni di Benedetto Della Vedova dalla segreteria, ma in un’atmosfera che in questo fine settimana somiglia piuttosto al caos o, se si preferisce, a un’esplosione in piena regola. Perché all’assemblea nazionale di ieri, che appunto avrebbe dovuto occuparsi delle regole relative al congresso, sembrano essere deflagrate varie tensioni covate da tempo, come ha già spiegato ieri Marco Chiumarulo nel suo articolo. Per (cercare di) capire cosa sia accaduto in questi giorni e cosa abbia portato, tra l’altro, Emma Bonino ad annunciare il suo abbandono del partito, occorre provare a fare luce su alcuni passaggi. Non riguardano direttamente il simbolo del partito, ma certamente meritano di essere analizzati, come parte del “diritto dei partiti” e delle loro vicende interne.

    LA SFIDUCIA AL TESORIERE FEDERICO
    Tutto è iniziato dalla sfiducia che la stessa assemblea, sabato, ha votato al tesoriere Valerio Federico, . Alla base della sfiducia ci sarebbe, a quanto emerge dalla mozione presentata settimane fa, il lamentato mancato rispetto della norma statutaria in base alla quale la “quota di iscrizione annuale […] deve essere versata individualmente da ciascun Associato, essendo escluse le iscrizioni collettive”: la mozione parlava di “svariate centinaia” di “iscrizioni effettuate collettivamente, in moltissimi casi pervenute prive di dati obbligatori, oppure con dati di recapito coincidenti tra più iscritti” prima dell’assemblea del 6 dicembre 2020 che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla convocazione del congresso e dell’impossibilità, secondo quanto riferito dal Tesoriere, “di risalire alla carta […] utilizzata come mezzo di pagamento e dunque impedisce di verificare il rispetto delle norme statutarie, nonché della tracciabilità dei versamenti, per il 73% delle iscrizioni a +Europa”. Per coloro che hanno firmato la mozione di sfiducia, Federico non avrebbe rimediato a tale situazione bloccando le iscrizioni “di cui non si sarebbe potuta accertare la conformità alle norme dello Statuto” e cercando altre piattaforme di pagamento, lasciando “+Europa, esattamente nel periodo in cui aumentava il ritmo delle iscrizioni in vista del Congresso e quindi esponenzialmente il rischio di irregolarità, in una condizione di sostanziale vulnerabilità politica e statutaria”.
    A essere evocato, dunque, ancora una volta è stato il problema delle iscrizioni, le stesse che nel 2019 avevano creato grossi problemi prima del congresso fondativo (con l’esclusione di una lista e una candidatura alla segreteria, a causa delle iscrizioni pagate con lo stesso mezzo) e proprio in sede congressuale (dopo che il sostegno della lista di Bruno Tabacci aveva permesso a Benedetto Della Vedova di diventare segretario del partito, con la famosa “saga dei pullman” finita davanti alla commissione di garanzia presieduta da Gianfranco Spadaccia). Non a caso, uno dei motivi di impasse relative alle regole congressuali era proprio legato alle norme da adottare per evitare che si potessero ripetere episodi già visti in passato. Durante il suo intervento volto a illustrare la mozione di sfiducia, Riccardo Lo Monaco (uno dei firmatari, l’unico di loro peraltro a essere intervenuto) ha pure espresso il timore che la non tracciabilità delle iscrizioni potesse risolversi in una violazione delle norme sul finanziamento al partito, avendo come conseguenza la perdita dei benefici previsti dal d.l. n. 149/2013, a partire dalla partecipazione al riparto del 2 per mille del gettito Irpef che i contribuenti possono destinare a un partito iscritto all’apposito registro.
    Nella relazione, Federico ha ritenuto strumentale la fiducia, credendo che l’obiettivo di fondo fosse “annullare o invalidare delle iscrizioni che si considerano fatte con modalità illegittime e che vengono assimilate a modalità che furono alla base di polemiche avutesi in occasione del passato Congresso”. Il tesoriere uscente ha rivendicato “larghe maggioranze che hanno sostenuto tutti gli atti della tesoreria in oltre due anni”, segnalando che la mozione di sfiducia ha messo “in discussione senso di responsabilità e rettitudine di chi la subisce” (ricordando precedenti casi di inadempienze a norme di natura economico-finanziaria). Federico ha detto di aver saputo a metà novembre che la piattaforma in uso (peraltro scelta pure da altre forze politiche) non permetteva “di legare la carta di credito al nominativo di chi versa” e di aver scelto “di non informare nessuno, così da non alterare la situazione di equilibrio e di condizioni uguali per tutti del momento”. Il tesoriere aveva pure evocato decisioni passate degli organi di +Europa: “Nei giorni immediatamente precedenti il Congresso, tra il 17 dicembre e il 18 gennaio 2019, iscrizioni costituite da 33 gruppi di almeno 4 persone legate all’utilizzo di medesima carta di credito, per un totale di 286 iscrizioni – compresi un gruppo di 51 iscritti, uno da 27 e uno da 22 (in quest’ultimo 8 hanno inviato lo stesso numero di telefono) – non sono state annullate”), sostenendo che in passato si erano annullate iscrizioni che, oltre a non sembrare individuali, presentavano altri elementi “sospetti”.
    Sulla questione, tra l’altro, Federico aveva scelto di interpellare il collegio di garanzia di +Europa per avere un parere sull’interpretazione della norma statutaria sulle iscrizioni, in particolare su come trattare quelle iscrizioni di cui non era possibile tracciare la fonte pagamento e che parevano collettive. Il collegio ha risposto il 10 gennaio, ma anche su quel parere non c’è stata uniformità di vedute: per chi ha firmato la mozione in base a quel documento era comunque possibile “una interpretazione della norma statutaria più aderente, oltre che ai precedenti, al suo tenore letterale e normativo, che esclude la regolarità di ogni iscrizione, il versamento della cui quota non sia stato operato direttamente dall’interessato”, mentre per Federico il collegio ha spiegato “in Assemblea che il tesoriere stava dando correttamente seguito alla loro autentica interpretazione”.

    IL PROBLEMA DELLE ISCRIZIONI COLLETTIVE (E NON SOLO)
    La questione delle iscrizioni, per coloro che hanno firmato la sfiducia, era ed è una questione grave, per le ragioni ricordate (il possibile mancato rispetto delle norme statutarie e delle norme di legge sul finanziamento dei partiti), ma anche e soprattutto in prospettiva congressuale: per firmatarie e firmatari, con quel sospetto di iscrizioni “collettive” non si può tenere il congresso, che rischierebbe di essere irregolare a causa di una composizione del tutto falsata della platea congressuale, a motivo delle iscrizioni ritenute non conformi a statuto.
    Anche sulla base di tutto questo, quindi della disparità di vedute sulla “bontà” delle iscrizioni in visto del congresso, si può leggere il perdurante mancato accordo sul regolamento congressuale, in particolare sul “peso” degli iscritti nella determinazione dei delegati all’assise. Se infatti il 6 dicembre 2020 l’assemblea aveva deciso di tenere il congresso a Roma il 10 e 11 aprile 2021, di considerare votanti i reiscritti entro il 15 marzo o i nuovi aderenti entro il 7 dicembre (purché iscritti “con mezzo di pagamento elettronico o con bonifico bancario) e di rinviare l’approvazione delle norme congressuali sulla partecipazione degli iscritti a una nuova riunione dell’assemblea, da svolgere entro gennaio e con anticipo di tre mesi sulla data del congresso, ai successivi incontri del 24 gennaio e del 14 febbraio non si è raggiunto alcun accordo sul regolamento congressuale: evidentemente la questione di chi poteva partecipare al congresso e chi no ha continuato a pesare parecchio.
    In particolare, in base a una delle proposte di regolamento congressuale di cui si è parlato il 24 gennaio, con primo firmatario Nicolò Scibelli, non si sarebbe riconosciuto diritto di elettorato attivo a quanti fossero stati iscritti collettivamente (ritenendo collettive le iscrizioni effettuate con il medesimo mezzo di pagamento e identiche circostanze di tempo e luogo) in gruppi superiori a quattro persone: quella parte della proposta non era stata ritenuta ammissibile dalla presidenza, perché giudicata in contrasto con l’interpretazione statutaria fornita appunto il 10 gennaio dal collegio di garanzia. In base a questa, era necessario che il versamento della quota fosse individuale, ma non per forza anche personale: era insomma ammissibile che chi voleva associarsi a +Europa non versasse la quota d’iscrizione direttamente al conto del partito, ma la “pagasse” a un terzo (un dirigente, un militante, un’organizzazione) che poi avrebbe provveduto a trasmettere la stessa al partito. Per chi aveva sostenuto tale proposta non c’era alcuna violazione statutaria o di deliberati precedenti, ma una semplice e legittima decisione politica sull’estensione dell’elettorato in vista del congresso, che avrebbe “sterilizzato” un problema (quello della “bontà” delle iscrizioni collettive) sollevato da una parte rilevante del partito; chi la avversava, invece, insisteva per la necessità di non violare né lo statuto né l’interpretazione data dal collegio di garanzia.
    In quella stessa assemblea del 24 gennaio, peraltro, oltre a sollevare un problema di “equa applicazione di base delle norme che ci siamo dati” in materia di iscrizione (parole di Riccardo Magi, a proposito della disposizione statutaria sulle iscrizioni e della sua interpretazione e applicazione), si era pure messo in dubbio l’operato dello stesso collegio di garanzia: erano state poste in discussione sia l’interpretazione “così difforme da quella data nella brevissima vita del partito” di un punto decisivo dello statuto, sia la regolarità della composizione del collegio di garanzia (per il fatto che un suo componente dimissionario sarebbe stato surrogato in un modo non previsto dallo statuto). Dopo quell’assemblea, peraltro, i componenti del collegio di garanzia (il presidente Lorenzo Strik Lievers, Olivia Ratti, Silvio Viale) si sono dimessi e nella successiva seduta dell’assemblea (del 14 febbraio) si è dovuto procedere a una nuova elezione, per cui ora il collegio è composto da Stefano Leanza (Presidente), Claudia Daniela Basta e Nicoletta Parisi.

    PROPOSTE, DECISIONI E POLEMICHE
    Nel frattempo, peraltro, trentasei membri dell’assemblea avevano presentato la citata mozione di sfiducia al tesoriere Valerio Federico, ritenendo che questi con il suo atteggiamento relativo alle iscrizioni e alle loro forme avesse posto “+Europa, esattamente nel periodo in cui aumentava il ritmo delle iscrizioni in vista del Congresso e quindi esponenzialmente il rischio di irregolarità, in una condizione di sostanziale vulnerabilità politica e statutaria”. “E’ una mozione di sfiducia del tesoriere in quanto carica, non in quanto persona” ha precisato nella sua introduzione Riccardo Lo Monaco, parole che in ogni caso non hanno lenito il rilievo politico del provvedimento proposto.
    Va segnalato che prima dell’inizio dell’assemblea di sabato – iniziata già con toni piuttosto sopra le righe (come la registrazione testimonia senza filtri) era pervenuta una lettera del segretario Della Vedova, che aveva proposto un compromesso (“tardivo, sì, ma mi hanno insegnato che non per forza le cose fatte in un lampo sono peggiori di quelle su cui si è speso tanto tempo”) per “disarmare” lo scontro interno. il congresso si sarebbe dovuto tenere tra il 25 e il 27 giugno 2021, in presenza o da remoto (scegliendo la forma almeno trenta giorni prima, a seconda della situazione della pandemia), con 300 delegati da eleggere entro il 30 maggio sulla base di liste nazionali bloccate, in grado di garantire l’equilibrio di genere, con voto in via telematica (i voti fino a 250 sarebbero stati contati per intero, i successivi fino al 350° avrebbero pesato 0,75 e gli altri 0,5); nessuna lista avrebbe potuto superare i 100 delegati (150 in caso di due liste), affidando infine la stesura di una proposta di regolamento congressuale a una commissione di garanzia congressuale composta da varie figure del partito. Dal momento che di quell’organo ad hoc avrebbe fatto parte anche lo stesso tesoriere, tuttavia, Lo Monaco ha ribadito il concetto chiave esplicitato nella mozione: “a maggior ragione si potrebbe prendere in considerazione la proposta del segretario nel momento in cui ci fosse un avvicendamento alla tesoreria, poi potremmo discutere con tutti i membri delle varie anime del partito per trovare una soluzione politica, perché sul piano formale questo congresso sarebbe esposto a ricorsi da una parte e dall’altra”.
    In effetti, venerdì sarebbe circolata per canali informali un’altra proposta, come soluzione di “accordo unitario di ingresso e uscita dal congresso” (il titolo si evince da alcuni interventi e post di sabato e domenica). Essa aveva previsto, tra l’altro, alcune modifiche allo statuto (per prevedere due coordinatori e due portavoce al posto del segretario, la creazione di un comitato di tesoreria e di una commissione trasparenza, dunque una gestione più collegiale del partito) e un regolamento congressuale che coinvolgesse nei passaggi verso l’assise una larga maggioranza del partito (in particolare avendo come “presupposto di partenza” un accordo che garantisse, come si è citato nel dibattito di sabato, “una rappresentanza paritetica alle principali proposte congressuali in cui oggi si articola il pluralismo interno del partito nelle iniziative precongressuali”, facendo comunque in modo, in base all’auspicato accordo precongressuale, che nessuno schieramento attuale potesse avere “da solo la maggioranza negli organi statutari”, dunque superando di tatto il peso delle iscrizioni, incluse quelle collettive). Nel documento c’era un ultimo passaggio, più volte citato in assemblea: “fino alla conclusione […] della completa approvazione del regolamento congressuale e delle modifiche statutarie la mozione di sfiducia al tesoriere rimane congelata. Nell’assemblea di sabato possiamo approvare, possibilmente all’unanimità, una mozione d’ordine che rinvia il voto di sfiducia al tesoriere a una data successiva all’approvazione del regolamento congressuale e comunque non oltre il 17 aprile. Un mese è più che sufficiente per tutti i passaggi. Se entro un mese c’è una soluzione unitaria per il congresso la mozione di sfiducia sarà ritirata”. Il documento non recava firme; un intervento di Fabrizio Ferrandelli sempre di sabato ha fatto riferimento alla “proposta non ufficializzata, ma ufficiosa” dopo aver citato alcuni nomi, ma non si sa se si riferisse a quel documento e se i nomi fossero corretti.
    Nella giornata di sabato, alcuni interventi (tutti non favorevoli alla mozione di sfiducia, dal momento che, come si è detto, l’unico intervento a favore è stato quello illustrativo di Lo Monaco) hanno contestato l’opportunità di una gestione congressuale come quella proposta nel tentativo di mediazione circolato venerdì, che non avrebbe reso il partito contendibile proprio per la “pariteticità” richiesta, da conservare di fatto anche dopo il congresso; altre persone si sono concentrate sull’ultima parte della stessa proposta di compromesso (quella sul congelamento della sfiducia), ritenendo che in quel modo la sfiducia si sarebbe trasformata in una “merce di scambio” per ottenere un congresso su basi paritetiche, sottolineando pure che il meccanismo di sfiducia del tesoriere era quello più alla portata delle persone interessate a quel percorso (perché statutariamente il tesoriere è l’unica carica sfiduciabile con la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto in assemblea e non con i due terzi) così da delegittimare, tramite il tesoriere, la guida del partito.

    EVOLUZIONI DOPO LA SFIDUCIA AL TESORIERE
    Approvata la mozione di sfiducia a Valerio Federico (per cui statutariamente i poteri di tesoreria sarebbero stati svolti dal segretario fino alla nuova elezione di un tesoriere da parte dell’assemblea), i media si sono occupati di varie conseguenze di quell’atto, a partire dalle scelte di Emma Bonino, che sabato aveva invitato a ragionare sull’opportunità di votare la sfiducia (“ognuno fa le scelte che ritiene, anch’io eh però…”).
    Il suo intervento all’assemblea di ieri è stato pari a un macigno: “Mi ero illusa che il subbuglio che ha attraversato e sta attraversando tutti gli altri partiti, dal Pd al M5S e anche i partiti di destra, non attecchisse in +Europa. Evidentemente mi sbagliavo: siamo in piena turbolenza anche noi da mesi”. Per lei il “documento pseudoanonimo” circolato e il voto di sabato sulla sfiducia a Federico equivale a dire che +Europa sarebbe stata finora guidata “da un un branco di incapaci, accentratori, autoritari e da un amministratore lestofante”, di cui liberarsi a favore di un “modello sostitutivo” legato a “un congresso previsto e controllato in tutti i dettagli, insomma un congresso prima di farlo, a tavolino”; per lei, invece, i tre anni “difficili e appassionanti” di +Europa hanno portato a una situazione “felice”, così almeno lei la avverte.
    Prima ancora della sfiducia al tesoriere, Bonino ha additato le critiche rivolte al collegio di garanzia (successive al citato parere sulle iscrizioni collettive) che hanno portato alle dimissioni dei membri dell’organo: “compagni da trent’anni, sostanzialmente sfiduciati senza un plissé, senza neanche un minimo di rispetto umano” (così come ha stigmatizzato una maggioranza di assemblea basata “sulla forza dei numeri, non sul dialogo che non c’è stato… c’è stato, anche insultante, con termini che non vorrei ripetere sulle chat in tutti i modi possibili e immaginabili). Di qui la scelta di abbandonare +Europa: “Io personalmente non voglio strane più in questo partito […]. E ovviamente è a disposizione anche il seggio al Senato, perché la vostra cupidigia è senza limiti, ma è a disposizione, non vi preoccupate […] me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori voi, perché così va a finire: […] è pronta una nuova leadership molto più bella un bel po’, che passa sulla rottamazione di tutto quello che c’è stato di cui io invece vado fiera. […] Mi basta un segnale anche prima del congresso che il seggio del Senato vi viene restituito così come io l’ho ottenuto […]. So perfettamente dove vado, quindi non ho dubbi da questo punto di vista. Non mi resta che augurarvi buona fortuna e se potete non disprezzare quello che ho fatto fin qui mi fate un favore, se lo volete fare non importa, ho le spalle abbastanza larghe”.
    Piercamillo Falasca, nella sessione pomeridiana, ha detto che il documento “anonimo” “era un documento di lavoro” legato al “mandato” affidato ai parlamentari eletti e tuttora riferiti a +E (Magi e Bonino) e al segretario di trovare una composizione politica alla situazione: proprio Magi avrebbe inviato per primo quel documento di mediazione, non apprezzato da chi ora guida il partito (così come non è stata condivisa la proposta di Della Vedova). “Nessuna richiesta di commissariamento, di esclusione, di nuove voci, nuovi volti – ha notato Falasca – il documento di lavoro non avrebbe dovuto essere diffuso in modo strumentale e chi l’ha fatto e ne ha parlato in certi termini non ha fatto il bene del partito. La sfiducia era un atto sofferto e doloroso, ma consapevole, arrivato a valle della totale indisponibilità del tesoriere a discutere su ciò che era accaduto sulle modalità di iscrizione e in termini di incertezza data a vari iscritti e dirigenti sulle possibilità che si potevano usare o meno; si è ritenuto che il non comunicare il fatto che non c’erano tracce delle carte con cui ci si iscriveva avesse fatto venir meno il rapporto di fiducia con la maggioranza dell’assemblea. Abbiamo esercitato gli strumenti messi a disposizione dello statuto: non si è voluta attaccare la persona nella sua onestà e lealtà verso il partito, ma si è criticato il modo in cui Federico ha inteso interpretare i suoi poteri di tesoriere, questa è la responsabilità che ci siamo assunti”. Falasca ha lamentato poi l’assenza di parole chiare negli organi del partito, sulla partecipazione esplicita al “Programma per l’Italia” di Carlo Cottarelli, al quale per i media di fatto partecipano Azione, appunto +Europa, Pri, Ali e i Liberali. Per il futuro, secondo Falasca, serve un congresso di confronto di persone e idee, ma non solo: “Il partito non può continuare facilmente la sua esistenza senza Emma Bonino, ma non è solo il partito di Bonino e Della Vedova, chiediamo riconoscibilità, perché ci sia rispetto di tutti, un rispetto che non ho visto ieri, mentre altri hanno cercato la rissa”.
    Lo stesso Riccardo Magi ha dato la sua versione dei fatti: “Circa due settimane fa il segretario mi ha chiesto di fare parte di un gruppo di lavoro informale con lui ed Emma per tentare di avanzare una proposta di soluzione dello stallo in cui si trova il partito. Ho accettato non per protagonismo ma per cercare di dare un contributo; Benedetto aveva chiesto che quella soluzione superasse anche la sfiducia al tesoriere, cosa da me condivisa, quindi sono sorpreso che si parli di questo come ricatto. Ho parlato con molte persone e all’inizio mi era parso che fosse più condiviso il progetto di posticipare il congresso a dopo l’estate, riaprendo le iscrizioni e prevedendo rigorose verifiche per le iscrizioni e reiscrizioni; quest’ipotesi doveva però a mio avviso essere accompagnata da una decisione condivisa su una conduzione del partito fino al congresso per preparare l’assise e ricreare condizioni di dialogo, poiché in questi mesi tra noi e intorno a noi succede molto e si poteva sperimentare una direzione collegiale. Mi sono poi accorto che poteva avere più sostegno l’ipotesi del congresso prima dell’estate, senza riaprire le iscrizioni, mettendo una pietra sulle irregolarità delle iscrizioni collettive ma trovando un accordo su un congresso unitario e non competitivo: per me è una schifezza che accade nella maggior parte dei partiti e spesso nelle fasi di transizione, ma tutto sommato era un passo in avanti rispetto alla m…a in cui siamo. Così nasce il documento, come prima bozza di lavoro: non è firmato, io l’ho messo insieme e inviato a Benedetto; poche decine di minuti dopo il documento era ovunque, cosa che non mi scandalizza anche se mi sarei aspettato altro e io, che ho fatto il primo passo, non ho mai ricevuto nemmeno una bozza di lavoro, quindi non c’era la volontà di mediare su nulla. Anche la soluzione proposta da Benedetto è una schifezza, perché non affronta il problema delle iscrizioni cumulative contestate: o troviamo un modo per risolverle e si va a un congresso competitivo, o si mette una pietra sopra sulle contestazioni e si va a un congresso unitario”.
    Rifiuta però di considerare quello inviato da Magi un documento di lavoro Roberto Baldi, membro della direzione: “Quel documento non era una mediazione: mediazione è partire dagli estremi per cercare una sintesi che ponga basi di pace, non può prefigurare l’annientamento della controparte, la mortificazione del processo democratico interno ritenendo che tutta una serie di iscrizioni debbano essere cancellate perché nessuno all’interno può farsi portavoce di altri, nonché la riproposizione di mozioni già respinte, altrimenti non è una proposta di mediazione o un documento di lavoro ma una provocazione”. Il riferimento alle mozioni già respinte è alla mozione “Rigenerare +Europa” presentata da Piercamillo Falasca e Costanza Hermanin all’assemblea del 4-5 luglio 2020: esso si riferiva ad alcuni “vizi di origine” del partito, alle dimissioni e defezioni che hanno interessato gli organi del partito (in particolare dopo la decisione di Centro democratico di lasciare il progetto) al punto da non avere più rappresentatività degli iscritti e alle vicende della componente del gruppo misto alla Camera; soprattutto, si proponeva di identificare una linea politica chiara e comprensibile per l’elettorato, “promuovere una leadership plurale e diffusa, di nuovi e più volti”, anche rivedendo le previsioni statutarie sulle cariche, e di “riformulare la struttura locale” del partito, “attribuendo responsabilità e riconoscibilità, favorendo un’iscrizione economicamente più accessibile […], la formazione di gruppi territoriali […] e la riconoscibilità di chi ‘fa’ +Europa sul territorio”.
    In un dibattito molto serrato e, di nuovo, non di rado sopra le righe nei toni, si è registrato anche l’intervento di Carmelo Palma in “una delle riunioni politiche più dolorose anche dal punto di vista personale, in cui sono stato descritto come genio del male pronto a dirigere telepaticamente una mandria di scimmiette pronte a farsi comandare a distanza in un progetto volto evidentemente a distruggere +Europa”. Il partito per Palma non è “un partito di iscritti: siamo arrivati al congresso del 2019 con circa 5mila iscritti, fatti come sono stati fatti, poi l’anno successivo si è iscritto l’11,3% di loro. Quando si è avviata la campagna per il nuovo tesseramento e il nuovo congresso, con le stesse logiche, si è arrivati a fare migliaia di tessere mentre prima erano iscritte solo 354 persone, altro che migliaia di persone che da anni si mobilitano a loro spese per il partito. Gli iscritti in tutti e tre gli anni al partito sono 361: non sono contro il partito di iscritti, ma contro la finzione e l’impostura di rappresentare poche decine di persone che si iscrivono a +Europa come una base democratica, rappresentativa del nostro elettorato, che la portino avanti persone che agiscono correttamente o chi fa iscritti con la pala e li paga con la stessa carta di credito. Sul piano politico, come giustamente Benedetto Della Vedova ha detto di non voler fare ‘il governo di Ciampolillo’, dubitando della conversione europeista di ex sovranisti convertiti da Tabacci, io rivendico il diritto di non fare ‘il partito di Ciampolillo’, i compagni di strada si giudicano politicamente in base alla loro realtà politica, al loro comportamento politico. E non voglio nemmeno un modello di partito in cui la governance è selezionata per cooptazione dalla leadership carismatica e imprescindibile”.
    Nel frattempo, peraltro, Benedetto Della Vedova ha annunciato le proprie dimissioni da segretario di +Europa: “C’è stata, nelle diverse sessioni dell’assemblea degli scorsi mesi, un’escalation di tensione interna – ha scritto su Facebook – che ha portato oggi Emma Bonino ad annunciare in queste condizioni il suo abbandono del partito. È un’escalation che sento il dovere di interrompere, consentendo che la parola torni ai nostri iscritti il più presto possibile. Rassegnerò quindi le mie dimissioni da Segretario, atto che prevede automaticamente la convocazione di un nuovo Congresso entro tre mesi. Il partito è dei suoi iscritti e a loro intendo, allo stato dei fatti, sottoporre di nuovo la mia candidatura per la Segreteria. Nel frattempo le funzioni di Segretario saranno esercitate dalla Presidente Simona Viola, alla quale va il mio ringraziamento per la disponibilità a farsi carico di una situazione così difficile”.
    Si mette dunque in moto la macchina del congresso di un partito che per i media ha 1700 tesserati, mentre il sito di +Europa parla di 2683 iscritti alla data del 12 marzo 2021. Si ricandiderà Benedetto Della Vedova, come ci saranno anche altre persone ad aspirare a quel ruolo (a partire da Giulio Del Balzo, che da tempo si è proposto come segretario e domenica è intervenuto) “Con le dimissioni del segretario – ha scritto su Facebook Diana Severati, componente dell’assemblea e tra coloro che avevano firmato la sfiducia al tesoriere – si è ottenuta la convocazione unilaterale di un congresso straordinario, come da disposizioni dello statuto, senza però un regolamento (quello precedente prevede solo un congresso di iscritti in presenza, non fattibile) e con le iscrizioni irregolari non è evidentemente possibile. Ancora una volta si tratterà di una battaglia per la trasparenza. Per andare a congresso servono regole chiare”. Per altri, invece, le dimissioni di Della Vedova erano l’unico modo per andare a congresso dopo uno stallo sulle regole durato mesi e, già che ci si è, per sconfiggere i metodi utilizzati in queste settimane e negli ultimi giorni. In più ci sarebbe la questione delle dimissioni da senatrice offerte da Emma Bonino: se dovessero concretizzarsi, ovviamente, non ci sarebbe nessuna restituzione del seggio “al partito”, ma solo la necessità di provvedere a elezioni suppletive nel collegio senatoriale uninominale Roma-01 (Gianicolense), in cui Bonino è stata eletta, senza dunque alcuna certezza che possa essere vinto di nuovo da una persona indicata da +Europa (da sola o in coalizione con altre forze politiche, ancora non definite e – ovviamente – senza un simbolo definito).
    Tra i non molti commenti pubblicati su Fb da coloro che non hanno sostenuto la linea di Della Vedova e Bonino, spicca quello diffuso ieri sera da Piercamillo Falasca, che si riporta di seguito per intero:
    Eppure basterebbe poco, cara Emma. Basterebbe parlarsi un po’ di più. Basterebbe che tu non avessi sempre detto a me e ad altri che con noi “parli negli organi di partito”, mentre con altri parli anche fuori dagli organi di partito, accettando di fatto la loro versione o ricostruzione degli eventi. Ti avremmo spiegato che non stavamo chiedendo né epurazioni né censure, ma stavamo tentando di dare a Più Europa una veste più capace di incarnare meglio le sue istanze e le sue iniziative. Basterebbe non prendersela con la maggioranza dei membri dell’Assemblea nazionale del partito che, esercitando il ruolo imposto loro dallo Statuto, hanno sfiduciato un tesoriere che con la sua gestione “ballerina” ha permesso che tante iscrizioni poco chiare, compromettessero la convocazione e la celebrazione di un congresso pulito e regolare. Basterebbe che l’attuale segretario Della Vedova (che si dimette oggi) non pensasse di essere il proprietario di Più Europa. E lo dico consapevole di quel che dico, avendo lavorato con lui a lungo e avendolo anche sostenuto al passato congresso (non so se facendo bene, a questo punto). Basterebbe che insomma Della Vedova dicesse: oggi faccio il sottosegretario agli Esteri, che è già un bell’impegno, e lascio che il partito si muova ed evolva con una nuova leadership e una organizzazione più capace di valorizzare iniziative e idee di tanti nostri attivisti. Magari funziona pure provare a rendere una guida di partito plurale, nelle idee, nel genere e nei volti, no? Starebbe a quel punto a tutti noi discutere e con responsabilità trovare una quadra. Invece quel segretario oggi si dimette e poi subito si ricandida per attivare l’iter del congresso anticipato e – d’accordo con la presidente del partito – provare ad affossare ogni legittima richiesta di una costruzione ordinata di regole per la democrazia interna. La riproposizione del metodo Tabacci, che secondo me danneggia tutti, te inclusa. Bah. Eppure, basterebbe così poco.
    Questo testo, come gli altri riportati fin qui, merita di essere considerato e meditato da chiunque legga, perché possa costruire la propria idea su quanto è accaduto, sulle posizioni che si sono affrontate e sui loro obiettivi. Di certo, se la situazione non muta, il nome di Emma Bonino non sarà più legato al simbolo di +Europa (anche se già dopo le elezioni del 2018 era di fatto stato tolto per sua volontà, essendo rimasto solo nella componente politica che lei rappresentava nel gruppo misto al Senato, almeno fino all’inizio del percorso comune con Azione). Una volta comprese le regole con cui si terrà il congresso, si capirà anche chi guiderà il partito e chi, facendo parte della direzione, potrà autorizzare l’uso del simbolo o proporne la modifica all’assemblea.

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