Europa

Vaccini Covid, Draghi alla Ue: “Accelerare, e no scuse per le aziende inadempienti”

Sui vaccini anti Covid, e il caos della carenza di dosi, Mario Draghi punta i piedi in Europa. “Occorre andare più veloce“, insiste il premier italiano durante il vertice Ue, puntando il dito contro le aziende farmaceutiche che non rispettano gli impegni e che non dovrebbero essere scusate (l’idea è di metterle alle strette bloccando loro l’export).

Vaccini Covid, Draghi alla Ue: "Accelerare, e no scuse per le aziende inadempienti"
Vaccini Covid, Draghi alla Ue: “Accelerare, e no scuse per le aziende inadempienti”

Mario Draghi, anche se è il suo primo Consiglio europeo, non è certo un debuttante: con molti dei leader al tavolo, a partire dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, ha lavorato da presidente della Bce quando l’emergenza era economica. Nel suo  ‘curriculum’ c’è il “whatever it takes” (“Costi quel che costi”, ndr) per salvare l’euro, massima che ora va applicata alla pandemia, per accelerare la campagna di vaccinazioni di massa, per rallentare la corsa delle varianti del Covid e depotenziare la terza ondata. Solo con i vaccini la vita potrà riprendere e l’economia ripartire, è la stella polare che guida l’ex banchiere centrale da presidente del Consiglio: l’Europa, invoca, deve agire in fretta e unita, con un’azione coordinata e trasparente. 

I dati sulle  consegne delle dosi di vaccino – insiste Draghi – non sono rassicuranti perché non danno certezze. Inoltre il premier ha detto di essere favorevole al Covax (lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti Covid) ma non alle donazioni ora, perché l’Unione è troppo indietro sulle vaccinazioni. Ecco i dati: nell’Ue sono state distribuite 51,5 milioni di dosi: 29,17 milioni le somministrazioni. Sale all’8% il tasso di vaccinazione

Sempre in tema di vaccini, Pfizer ha avviato trattative con 11 aziende con stabilimenti in Europa per ampliare la produzione del suo vaccino, mentre AstraZeneca ora assicura che farà “tutto il possibile per consegnare le 40 milioni di dosi”. Sul fronte della produzione di vaccini in Italia, poi, al Mise c’è stato oggi un primo incontro del ministro Giancarlo Giorgetti con Farmindustria, nel quale sono state messe le basi per una collaborazione pubblico-privato.

Il premier Mario Draghi al vertice Ue ha sollecitato un’accelerazione sui vaccini. Per rallentare la corsa delle mutazioni – ha osservato – occorre aumentare le vaccinazioni. Serve un’azione coordinata a livello europeo, rapida e trasparente. Draghi ha affermato che le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate e ha sollecitato un approccio comune sui test e un coordinamento per l’autorizzazione all’export. 
Inoltre secondo il premier c’è la possibilità di “dare priorità alle prime dosi” di vaccino “alla luce della recente letteratura scientifica”. Insomma,  l’obiettivo è di inoculare il siero al numero più alto di persone il prima possibile attraverso una prima dose, ritardando la somministrazione della seconda. Una proposta che seguirebbe le orme di quanto già accade in Gran Bretagna.

I leader Ue alla fine dell’incontro hanno sottoscritto un documento comune: “Dobbiamo mantenere rigide restrizioni mentre intensifichiamo gli sforzi per accelerare la fornitura di vaccini – scrivono – Per il momento, i viaggi non essenziali devono essere limitati. Accogliamo con favore l’adozione delle due raccomandazioni del Consiglio sui viaggi all’interno e all’esterno dell’Ue, in base alle quali è possibile introdurre restrizioni in conformità con i principi di proporzionalità e non discriminazione e tenendo conto della situazione specifica delle comunità transfrontaliere. Deve essere garantito il flusso senza ostacoli di beni e servizi all’interno del mercato unico, anche ricorrendo alle corsie verdi”, spiegano i leader.

Nel vertice straordinario – durato cinque ore in videoconferenza – si sono registrati passi avanti anche sul certificato digitale, con criteri comuni, che consentirebbe di avere accesso agli Stati membri e di riaprire, un passo alla volta, le società.  La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha spiegato che serviranno circa “tre mesi” per sviluppare “un sistema interoperabile a livello europeo” che consenta di avere un certificato elettronico Covid.  “I dati sensibili resteranno negli Stati membri” e il certificato conterrà “informazioni molto semplici, che siano rilevanti per attraversare i confini”, come l’avvenuta vaccinazione, la negatività a un test Pcr o l’immunità alla Covid-19 acquisita contraendo la malattia. “E’ importante avere una soluzione europea, perché sappiamo che Google e Apple stanno già offrendo soluzioni all’Oms”, ha aggiunto von der Leyen. 

“A causa delle mutazioni, per diversi anni dovremo essere nelle condizioni di vaccinare contro il Covid, così come avviene contro l’influenza”, ha commentato Angela Merkel dopo il consiglio Ue. “La presidente della Commissione Ue ha parlato della istituzione di una task force sotto la guida del commissario Breton e vuole creare il cosiddetto ‘Hera Incubator’ per rafforzare la produzione dei vaccini e la ricerca sulle mutazioni”.
E ancora: “Tutti hanno concordato sul fatto che serva un documento digitale che certifichi il vaccino” e che sia “compatibile” nei diversi paesi europei. “Ci aspettiamo che siano pronti per l’estate”, ha anche spiegato. Ma non succederà che non si possa viaggiare senza, ha aggiunto, “una decisione politica a riguardo non è stata presa”, ha sottolineato, ricordando che i bambini non possono vaccinarsi ancora contro il covid.

“Siamo determinati a continuare a lavorare insieme e coordinare la nostra azione per affrontare la pandemia e le sue conseguenze. La situazione epidemiologica rimane grave con le varianti che pongono delle sfide”, è la posizione del presidente del Consiglio Ue Charles Michel. “Dobbiamo quindi mantenere rigide restrizioni e intensificare gli sforzi per accelerare la fornitura di vaccini”, ha aggiunto.

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