Europa

Governo Conte II: diciottesimo mese (pagelle)

Governo Conte II diciottesimo mese (pagelle)

Giuseppe Conte

Elena Bonetti (7 1/2), ministro della Famiglia e Pari Opportunità

  • Uno scenario che apre la strada a una possibile crisi di governo, la cui effettiva concretizzazione dipenderà da ciò che il leader di IV Matteo Renzi annuncerà questo pomeriggio nella conferenza stampa delle 17.30. In una conferenza stampa alla Camera cominciata alle 18.20, con quasi un’ora di ritardo rispetto all’orario stabilito, Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Un atto che apre formalmente la crisi di governo, sebbene fino all’ultimo il Pd abbia provato a mediare e lo stesso premier Conte abbia lavorato a un documento comune da far sottoscrivere agli alleati per rilanciare la maggioranza. Ma con le dimissioni si è aperta la crisi e le due ormai ex ministre renziane in serata non hanno partecipato al Consiglio dei ministri sulle misure anti-Covid. “Una grave responsabilità di Iv, non mi sono mai sottratto al confronto”, ha replicato in serata il premier Giuseppe Conte intervenendo in apertura del Consiglio dei ministri iniziato dopo le 22.
  • Giuseppe Conte ed Elena Bonetti erano i due docenti universitari del governo uscente. Tra i due c’è però qualche differenza. Bonetti appena dimessa da Ministra ha lasciato Roma ed è tornata ad insegnare analisi matematica a Milano. Dopo averlo annunciato il 14 gennaio, con tanto di foto: lei che fa gli scatoloni, svuota l’ufficio al Ministero. E saluta con un tweet: «È stato un onore servire questo Paese nei palazzi romani delle istituzioni. Torno a farlo nelle aule universitarie milanesi. La politica è servizio». In effetti i professori universitari prestati alle istituzioni, perché chiamati ad alti incarichi, vengono posti in congedo d’ufficio.
  • Professoressa universitaria prestata alla politica. E’ arrivata alla corte di Renzi (prima nel Pd e poi in Italia Viva) tramite le varie edizioni delle Leopolde. E’ una ministra che è apparsa ben poco; ma che a fin dei conti ha portato a casa l’unica vera riforma di questo governo. Il familiy act. Primo posto meritato.

Luciana Lamorgese (6 1/2), ministro degli Interni. 

  • Nel tardo pomeriggio del 18 dicembre, il Senato ha definitivamente approvato il decreto che modifica i cosiddetti “decreti sicurezza” voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, già approvato dalla Camera dei deputati il 9 dicembre. Il nuovo decreto elimina le dure misure restrittive sull’immigrazione e l’integrazione che erano entrate in vigore tra il 2019 e il 2018: ha reintrodotto di fatto la “protezione umanitaria” (chiamata “protezione speciale”) per i richiedenti asilo e ha ridotto le multe per le ong che soccorrono i migranti in mare. La modifica è stata approvata con 153 voti a favore, 2 contrari e 4 astenuti i nuovi Decreti Sicurezza vengono approvati in via definitiva al Senato.
  • Torna “genitori” invece di “padre e madre” nei moduli per il rilascio delle carte di identità elettroniche per i minori di 14 anni. Lo ha annunciato la ministra dell’Interno Lamorgese rispondendo ad un question-time alla Camera dei deputati. Il riferimento è alla famosa circolare firmata da Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno, con la quale imponeva l’uso di “padre” e “madre” con il dichiarato intento di ostacolare le famiglie con due mamme o due papà.
    “Il nuovo schema di decreto ministeriale ha già ottenuto il concerto del ministero dell’Economia e di quello della Pubblica Amministrazione – ha spiegato Lamorgese -, ed è in attesa del parere del Garante della protezione dei dati a seguito del quale verrà sottoposto alla conferenza Stato-Città”. Contro la decisione di Salvini sulle carte di identità, in realtà, il Garante della Privacy si era già espresso a suo tempo. Non è difficile, dunque, immaginare che darà il suo parere favorevole a che si torni ad usare “genitori”. Come il Garante, anche l’Anci (associazione dei comuni), si era espressa negativamente.
  • Come ministro tecnico ha avuto il compito di sostituire Salvini all’interno. Una dura impresa, visto che quel ministero era nell’occhio del ciclone viste le azioni del suo predecessore. Ha gestito bene la situazione; riportando tutti i temi nell’ambito della normalità e della ragionevolezza, dall’immigrazione all’omogenitorialità ed altro …

Teresa Bellanova (6 1/2 ), ministro dell’Agricoltura

  • Uno scenario che apre la strada a una possibile crisi di governo, la cui effettiva concretizzazione dipenderà da ciò che il leader di IV Matteo Renzi annuncerà questo pomeriggio nella conferenza stampa delle 17.30. In una conferenza stampa alla Camera cominciata alle 18.20, con quasi un’ora di ritardo rispetto all’orario stabilito, Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Un atto che apre formalmente la crisi di governo, sebbene fino all’ultimo il Pd abbia provato a mediare e lo stesso premier Conte abbia lavorato a un documento comune da far sottoscrivere agli alleati per rilanciare la maggioranza. Ma con le dimissioni si è aperta la crisi e le due ormai ex ministre renziane in serata non hanno partecipato al Consiglio dei ministri sulle misure anti-Covid. “Una grave responsabilità di Iv, non mi sono mai sottratto al confronto”, ha replicato in serata il premier Giuseppe Conte intervenendo in apertura del Consiglio dei ministri iniziato dopo le 22.
  • Ministro portavoce dell’Iv al governo e quindi anche simbolo della crisi che si è innescata a causa del malgoverno di Conte. E’ toccato a lei il duro compito di dire “no”. Tra le azioni del suo ministero è continuata la lotta al caporalato iniziata col ministro Martina e abbandonata col governo giallo verde.

Roberto Gualtieri (6), ministro dell’Economia.

  • Legge bilancio. Dopo aver ottenuto, lo scorso 23 dicembre, la fiducia alla Camera, la legge di Bilancio 2021 ha passato anche il vaglio del voto al Senato, è stata promulgata dal Presidente della Repubblica e pubblicata come legge 178 del 30/12/2020 in Gazzetta Ufficiale. Ora che, dunque, i giochi sono fatti, vi proponiamo la versione finale del testo del Piano Transizione 4.0 nella versione in “commi” dell’articolo 1. Si tratta di una versione identica a quella presentata a novembre, eccezion fatta per l’aggiunta del comma 1066 relativo al finanziamento del Cursa. Via libera definitivo alla Legge di bilancio 2021 approvata anche dal Senato, che ha confermato la fiducia al governo sulla Manovra, con 156 voti a favore, 124 contrari e nessun astenuto. Superato l’ultimo step, oggi 30 dicembre, il provvedimento è legge.  Il 27 dicembre era stata approvata dalla Camera con 298 sì, 125 contrari e 8 astenuti. La palla era poi passata al Senato per l’ok definitivo, che doveva avvenire entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Un testo arrivato sui banchi dei senatori blindato, pronto per ottenere la fiducia, accordata poi il 30 dicembre. Si attende ora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, dopo la firma del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
  • Chiusa la parentesi estranea alla riforma del MES, dopo quello della Camera è arrivato anche il via libera del Senato alla risoluzione che dà il mandato al premier per il Consiglio europeo con 156 voti favorevoli e 129 contrari. Un semaforo verde nonostante i voti contrari di una parte dei senatori del Movimento 5 Stelle, posizioni che nei giorni scorsi avevano fatto temere per la tenuta della maggioranza. Tensioni analoghe (anche se con margini meno rischiosi, 314 sì e 239 no) hanno segnato anche il voto della Camera con 13 ribelli nel gruppo M5S. Anche il Centrodestra, che aveva annunciato il no compatto, ha visto qualche defezione eccellente come quella di Renato Brunetta, Renata Polverini e Andrea Cangini. Giuseppe Conte supera lo scoglio parlamentare del mandato sulla riforma del MES ma resta impigliato per la governance del Recovery Fund dopo l’altolà di Italia Viva . Da Matteo Renzi nel passaggio al Senato è infatti arrivato un attacco preciso sulla proposta fatta in Consiglio dei Ministri per la cabina di regia e la gestione delle risorse dell’UE. In un dibattito a tratti surreale, la riforma del Meccanismo di stabilità passa in secondo piano e il senatore toscano sfrutta la scena del dibattito in diretta TV per lanciare la minaccia di non votare il progetto portato in Consiglio dei Ministri. “Non scambieremo il nostro sì alla proposta di governance arrivata nottetempo in cambio di uno strapuntino. Se questo verrà inserito nella legge di bilancio senza far discutere il Parlamento voteremo contro” urla in aula Renzi che accusa il premier di imboccare i giornali raccontando falsi retroscena della trattativa.
  • Via libera bipartisan del Parlamento, con soli tre no alla Camera e senza voti contrari al Senato, al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Che nelle intenzioni del governo Conte dovrebbe essere l’ultimo dell’ormai lunga serie cominciata nel marzo scorso. A dichiararlo a deputati e senatori è stato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha tracciato le linee guida e che ha indicato i criteri del prossimo decreto Ristori 5. A cominciare da quello della «selettività» nell’uso delle risorse per interventi «temporanei» come il prolungamento della Cig e l’eventuale proroga del blocco dei licenziamenti e la rimodulazione dell’attività della riscossione. Una strategia, ha sottolineato Gualtieri, necessaria per non appesantire troppo i conti pubblici già in sofferenza. Dall’inizio della pandemia, le Camere hanno dato l’ok a interventi con ricaduta sul deficit, collegati direttamente o indirettamente all’emergenza-Covid, per circa 140 miliardi, che salgono a quota 165 miliardi considerando quelli assorbiti dall’ultima legge di Bilancio, almeno per quanto riguarda il suo primo anno di efficacia. Il conto in termini di disavanzo al quale è ricorso il “Conte 2” dal momento del suo insediamento lieviterebbe ulteriormente a 181 miliardi considerando anche gli oltre 16 miliardi di indebitamento nello scorso anno previsti con la manovra 2020.
  • Ministro politico del Pd, che si è però mostrato molto più confacente ai voleri di Conte, che del suo partito. Non è parso per niente autonomo; ma come Tria ha limitato i danni.

Roberto Speranza (6), ministro della Salute.

  • Si apre, si chiude, si rivede, ci si ripensa su, e poi di nuovi daccapo. Il governo fa marcia indietro e avanti. Parte in quinta e poi mette la retromarcia. L’argomento: spostamenti tra comuni. Il divieto il giorno di Natale, 25 dicembre, quello di Santo Stefano, il 26 dicembre, e il giorno di Capodanno. Almeno questo era stato previsto dal dpcm. Bufera subito dopo la presentazione in conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e polemiche mai sopite. L’apertura ieri: forse il divieto sarà revocato. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio spinge per permettere gli spostamenti. Definisce il divieto “assurdo”, come se stesse parlando di un altro governo, non del governo di cui fa parte. Insomma si spinge sull’acceleratore da una parte e dall’altra si tira il freno a mano. Il ministro della Salute Roberto Speranza in un’intervista a Repubblica è di tutt’altro avviso rispetto al collega grillino. L’accordo finale nel governo è quello di una zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 6 gennaio, nei giorni festivi e prefestivi. Per gli altri giorni feriali, invece, zona arancione (28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio). In tutto ci saranno 10 giorni di lockdown totale mentre altri 4 saranno di parziali chiusure. Resta inoltre il divieto di muoversi in più di due persone, in deroga al blocco della circolazione. Di fatto, si potranno invitare due persone senza contare gli under 14. E sarà possibile andare da parenti e amici anche nei giorni rossi. La bozza del decreto all’esame del Cdm, iniziato poco dopo le 18, ‘apre’ alla possibilità di fare visita agli amici durante le festività. Nel testo infatti non è specificata la necessità che vi sia un grado di parentela, come invece era stato ventilato, per consentire le visite. Fermo restando che a soltanto 2 persone è permesso spostarsi verso abitazioni private con la ‘deroga’ per gli under 14 che non vengono conteggiati. Misure dal 7 gennaio, zona rossa, scuola, restrizioni per arginare il coronavirus. La riunione tra il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione della maggioranza prevista oggi è appena iniziata, per un confronto sull’emergenza Covid e sulle nuove eventuali misure da adottare a partire dal 7 gennaio. Lo si apprende da fonti della maggioranza. Anche il ministro per la Salute, Roberto Speranza, è collegato, così come i membri del Comitato tecnico scientifico. Dovrebbe essere presente anche il ministro Francesco Boccia, per gli Affari regionali.
  • Partono le vaccinazioni. In totale l’Italia ha opzionato 202 milioni di dosi, il 13,4% dell’Ue, “dotazione sufficiente per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte”. Novità importanti arrivano dall’Inghilterra per il vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford: è “efficace al 95%”, come quelli già approvati di Pfizer e Moderna, “ed è in grado di eliminare al 100%” i sintomi gravi che portano ai ricoveri per Covid-19, dice al Sunday Times Pascal Soriot, ad di AstraZeneca. Secondo il domenicale, il via libera delle autorità britanniche al vaccino arriverà “entro giovedì” mentre la sua distribuzione dovrebbe avvenire a partire dal 4 gennaio.
  • Fra sabato 19 e domenica 20 dicembre diversi paesi europei hanno deciso di sospendere i collegamenti con il Regno Unito per via delle preoccupazioni su una nuova variante del coronavirus SARS-CoV-2, isolata dagli scienziati britannici e che potrebbe diffondersi con più facilità rispetto a quella circolata finora in Europa. Secondo un calcolo di Politico i paesi che hanno introdotto restrizioni agli spostamenti da e per il Regno Unito sono almeno 15: fra questi ci sono soprattutto Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio. Nei prossimi giorni la situazione sarà ulteriormente complicata dall’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea, che avverrà l’1 gennaio 2021. Al momento fra le due parti non è ancora stato trovato un accordo commerciale, e nonostante i passi in avanti degli ultimi giorni la prospettiva di un no deal è ancora aperta, come sottolineato ieri sia dai negoziatori britannici sia da quelli europei.
  • I vaccini sono la luce, la svolta che apre un’altra fase, ma la verità è semplice. Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. Dopo sei settimane l’indice rt è scattato sopra 1. La seconda ondata non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà”. Lo spiega, in un colloquio con il Corriere della Sera, il ministro della Salute, Roberto Speranza. In merito alla campagna vaccinale Speranza sottolinea che “la macchina sta entrando a regime. Non è una gara, però dopo tante critiche prive di senso è bello vedere che siamo secondi in Europa in valore assoluto. Abbiamo 470 mila dosi a settimana e riusciamo a farle tutte”. E comunque ora l’Italia, spiega, “va veloce, tutte le regioni lavorano a regime. Poche dosi? Ora arriva anche il milione e 300 mila di Moderna, purtroppo sono numeri molto limitati per il primo trimestre”. Approvato il decreto-legge con le misure anti Covid, il premier Conte firmerà il nuovo Dpcm di gennaio. Si è trattato di un lungo confronto, poiché erano emerse posizioni divergenti tra le Regioni, il governo e il commissario straordinario, Domenico Arcuri. Al vertice di ieri (14 gennaio), a cui hanno partecipato – oltre a Bonaccini – anche il suo vice Giovanni Toti, governatore della Liguria, Luca Zaia per il VenetoMarco Marsilio dell’Abruzzo, Antonio Spirlì reggente in Calabria e la coppia Fontana-Moratti della Lombardia, era emersa una spaccatura sul provvedimento che voleva vietare l’asporto dai bar dopo le ore 18. La risposta era arrivata in serata con le parole del ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia: l’esecutivo manterrà la norma per evitare casi di movida, palazzo Chigi e il Mise avevano tentato di “limitare al massimo i divieti” alle sole bevande e alcolici.  La Lombardia ricorre al Tar per la zona rossa? ”Non ho mai fatto polemica con nessun presidente di Regione né assessore, non lo farò neanche in questa occasione. Ogni volta che firmo delle ordinanze, producendo delle chiusure che sono indispensabili al paese secondo la nostra comunità scientifica, ci sono sempre per qualche giorno delle tensioni ma quello che conta è che dopo qualche settimana la curva si abbassa, si riducono le persone che perdono la vita e quindi alla fine sono scelte giuste. Ne abbiamo bisogno perché l’epidemia è ancora in una fase espansiva, abbiamo numeri che sono ancora molto significativi e le misure sono l’unico strumento per costruire una risposta efficace”. Il ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe preteso che la Regione Lombardia si assumesse la colpa di quanto avvenuto con la zona rossa. A dirlo è stata questo pomeriggio la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti in conferenza stampa a Palazzo Lombardia con il presidente Attilio Fontana e il direttore generale dell’assessorato al Welfare Marco Trivelli. Secondo quanto riferito dalla Moratti, il ministro “ha detto che non eravamo in zona rossa, ma pretendeva che dicessimo che era stato un errore nostro. Non potevamo accettarlo per la dignità della Regione, per le nostre famiglie e le nostre imprese”. Ha inoltre aggiunto che sarebbe bastato che il ministro sospendesse l’ordinanza per 48 ore per chiarire la situazione. Invece, ha continuato la Moratti, “riteniamo che il Governo e il ministero, anche con interviste, vogliano ribaltare un errore che della Lombardia non è. Continueremo a far rispettare la dignità nostra e dei nostri cittadini”. “Ho firmato una nuova ordinanza che blocca i voli in partenza dal Brasile e vieta l’ingresso in Italia di chi negli ultimi 14 giorni vi è transitato. Chiunque si trovi già in Italia, in provenienza da quel territorio, è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione. È fondamentale che i nostri scienziati possano studiare approfonditamente la nuova variante. Nel frattempo scegliamo la strada della massima prudenza”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza in merito alle misure previste dall’Ordinanza del 16 gennaio per contrastare la nuova variante di SARS-CoV-2 identificata in Brasile.
  • In un periodo di Covid, il ministro della sanità ha per forza buoni voti, a meno che non ci sia una strage di vittime. Anche lui ha limitato i danni, ma la platea che gli si è presentata fortunosamente davanti è stata fortunosa, anche se ben gestita.

Stefano Patuanelli (6), ministro dello Sviluppo Economico

  • Il decreto Ristori è stato approvato dal Senato dopo il voto di fiducia dell’Aula di Palazzo Madama con 154 voti favorevoli e 122 contrari. Il provvedimento comprende al suo interno anche i testi dei decreti Ristori bis, ter e quater, per un valore complessivo corrispondente a 19 miliardi nel 2020 e ad altri 8 miliardi nel 2021. Il decreto approvato al Senato comprende i ristori per le attività colpite dalle nuove chiusure causate dall’emergenza Covid-19. Il provvedimento passerà ora all’esame della Camera, ma l’iter sembra blindato considerando la scadenza del 27 dicembre e l’impossibilità di modificare il testo e farlo poi tornare al Senato per un nuovo passaggio. Andiamo a vedere quali sono le novità del dl Ristori su bollette, mutui, tasse e altro. La Camera ha approvato con 280 voti a favore 176 contrari il decreto Ristori che diventa legge. Il via libera definito al provvedimento che accorpa i quattro decreti varati a partire da fine ottobre, e su cui il governo aveva posto la fiducia, è arrivato nel testo già licenziato lo scorso mercoledì dal Senato.  Diverse le misure per la sanità, dall’autorizzazione della spesa di 30 milioni per permettere l’esecuzione di 2 milioni di test antigenici rapidi da parte di medici di famiglia e pediatri di libera scelta, fino all’indicazione dell’adozione di un tetto di spesa massimo per i tamponi rapidi e test sierologici presso le strutture private accreditate. Sempre ai privati accreditati, che hanno sospeso l’attività per effetto del Covid, le Regioni potranno riconoscere fino ad un massimo del 90% del budget loro assegnato per il 2020.
  • L’amministratore delegato di Anas Massimo Simonini, ma anche l’ex ad di Rfi Maurizio Gentile e quello attuale della società Vera Fiorani. E poi altri dirigenti delle due società e ancora esperti e figure apicali del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sono in tutto trenta i commissari straordinari che il Governo ha scelto per realizzare o completare 59 opere pubbliche considerate strategiche: strade, ferrovie, dighe, porti e caserme. Dalla statale 106 Jonica alla metro C di Roma.  Il CDM nomina Pietro Benassi come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Avrà la delega alle informazioni per la sicurezza. Il suo nome come sottosegretario delegato ai Servizi di informazione e sicurezza è cominciato a circolare con una certa insistenza nel pomeriggio di oggi 21 gennaio proprio mentre lui, l’ambasciatore Piero Benassi, consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte era impegnato in una raffica di videoconferenze tra cui la prima come coordinatore di tutti gli sherpa dei capi di Stato e di Governo del G20 a presidenza italiana. Poi un rapido giro di telefonate tra Palazzo Chigi, Quirinale, Viminale e Farnesina ha evidenziato il comune apprezzamento per uno degli uomini più vicini a Conte per tutti i dossier europei e internazionali. La nomina è arrivata nella serata di giovedì 21 gennaio.
  • Ministro incolore, ma con la fortuna di essere sempre al centro della scena per via del ministero che presidieva. Ma anche lui ha limitato i sanni, poteva andare decisamente peggio.

Paola De Micheli (5), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Sono passati quasi quattro mesi dall’esame farsa sostenuto da Luis Suarez, presso l’Università degli stranieri di Perugia, per ottenere la cittadinanza italiana e in queste settimane ne sono successe di tutti i colori. In questa assurda vicenda, in un certo senso, è intervenuta anche la politica con il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli che ha ammesso di aver sentito in merito all’argomento il suo vecchio amico d’infanzia, e dirigente della Juventus, Fabio Paratici.
  • Alla prima occasione della vita per svoltare come carriera, si mostra in tutta la sua pochezza. Indecisa su tutto, non si batte per un piano di ammodernamento delle nostre infrastrutture; molto più decisa invece sugli esami di italiano di un calciatore. Delusione totale.

Sergio Costa (5), ministro dell’Ambiente.

  • E’ stato firmato stamattina dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il decreto che destina 105 milioni di euro alla bonifica dei siti orfani. Si tratta di tutte quelle aree dove il responsabile dell’inquinamento non è individuabile o non provvede agli adempimenti per la bonifica. «Ci sono posti in Italia – spiega il ministro Costa –, tanti purtroppo, che non sono siti di interesse nazionale né regionale, in cui l’ambiente è stato aggredito e nessuno ha ancora affrontato la bonifica». I fondi saranno suddivisi in cinque annualità, comprese tra il 2019 e il 2024 e ripartiti per le varie regioni. «Ci siamo inventati una nuova categoria giuridica – aggiunge Costa –, fatto approvare una legge e oggi, dopo tanti anni, la Repubblica italiana riconosce che ci sono tanti luoghi abbandonati da bonificare: i siti orfani. Ho firmato questo decreto dopo aver negoziato con le Regioni e attribuendo loro la competenza di individuare questi siti. E abbiamo fornito le risorse economiche per risolvere questo problema».
  • E’ riuscito a resistere indenne a entrambi i governi di Conte; ma senza lasciare una sostanziale impronta al suo ministero. Non puà essere criticato per niente; ma non ha nemmeno niente per cui essere lodato.

Lorenzo Guerini (4 1/2), ministro della Difesa.

  • “Un nuovo patto politico di legislatura”. Ecco cosa propone Lorenzo Guerini, in un’intervista alla Repubblica. Un Conte ter sostenuto da tutte le forze della vecchia maggioranza e allargato anche ai costruttori centristi, che il premier sostiene ancora di poter organizzare. “Adesso intorno a Conte, figura imprescindibile di equilibrio tra le forze che fin qui hanno sostenuto il Governo – dice il titolare della Difesa – si metta in moto la costruzione di una maggioranza politica e parlamentare che comprenda tutte le forze che si richiamano a un chiaro orizzonte europeista”.
  • Grandissima delusione. Non ha saputo gestire bene ne i rapporti tra Conte e Iv (e lui poteva riuscirci); ne può essere sostanzialmente ricordato per qualcosa fatta nel suo ministero. Ha perso anche un occasione per dare una svegliata a Conte e Di Maio nell’occasione della liberazione dei pescatori italiani imprigionati in Libia dal generale Haftar.

Dario Franceschini (4 1/2), ministro dei Beni Culturali e Turismo

  • Dario Franceschini rischia di essere confermato al Ministero dei Beni culturali. Ancora una volta. Dopo Renzi e Gentiloni, dal febbraio 2014 a giugno 2018, il Conte II, da settembre 2019 a febbraio 2021. Ed ora Draghi, molto probabilmente. Nella storia del ministero nessuno ne ha retto le sorti per un tempo così lungo. Sono oltre 1707 i giorni nei quali è stato in carica. Insomma 4 anni e sei mesi, inframmezzati dal breve e impalpabile regno di Bonisoli. Solo Antonio Gullotti nel Craxi I e I e poi nel Fanfani IV, tra il 1983 e il 1987, gli si può avvicinare con 1454 giorni, cioè 3 anni e 9 mesi. Più distanziato Giuliano Urbani: nel Berlusconi II, tra il 2001 e il 2005, si é fermato a 1411 giorni cioè 3 anni e 8 mesi.
  • Uomo-poltrona del Pd. Senza lui il Pd akl governo non esiste. Essere statista però è un’altra cosa. Lui per ora è al livello polttronaro.

Federico D’Incà (4 1/2), ministro dei Rapporti con il Parlamento e delle Riforme Costituzionali

  • Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà è positivo al Covid. Il 5 gennaio,viene spiegato, il ministro si è sottoposto a un tampone: un controllo di routine a scopo precauzionale, dal momento che D’Incà non aveva alcun sintomo riconducibile al Covid. Oggi è arrivato l’esito: il ministro risulta positivo al Covid. Per questo sono scattate immediatamente le procedure di profilassi. D’Incà lunedì non ha partecipato al Consiglio dei ministri, dunque non avrebbe avuto contatti stretti con il premier Giuseppe Conte e gli altri ministri negli ultimi giorni. A quanto viene riferito, la quarantena fiduciaria è scattata per il suo staff. Il ministro – rende noto il suo ufficio stampa – sta bene, non ha alcun sintomo, si atterrà scrupolosamente alle indicazioni dell’autorità sanitaria competente.
  • Uomo di Fico al governo. Il suo merito e il suo difetto sta tutto li. Nessuno uscita particolare, nessuna riforma. Niente.

Lucia Azzolina (4 1/2), ministro dell’Istruzione

  • “E’ evidente a tutti che una mancata scuola in presenza favorisce delle problematicità. La didattica in presenza è un’altra cosa, la scuola è vita, amicizia, guardarsi negli occhi, sorridere, ecco perché è evidente che lasciare a casa gli studenti davanti ad un computer genera una serie di problematicità. Il ritorno a scuola l’11 gennaio per gli studenti superiori metterà fine alla didattica a distanza, perché la scuola non è solo imparare qualcosa. Gli studenti hanno diritto di tornare a scuola, né la politica né la pandemia possono impedire agli studenti di avere sottratto il proprio futuro”. Così Lucia Azzolina a Rainews24 .
  • E’ stata davvero imbarazzante come ministro dell’Istruzione. Nei voti non è sprofondata solo perchè abbiamo avuto la fortuna che lei sia stata nominata a governo incorso.

Fabiana Dadone (4 1/2), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • Nuove assunzioni e più risorse per rinnovare i contratti quale leva per ammodernare la pubblica amministrazione. Ecco i motivi dello sciopero proclamato per oggi dei lavoratori del pubblico impiego. I sindacati “avevano chiesto una interlocuzione e noi, dopo varie attivazioni di confronto tra il nostro ministero e il Mef per riuscire a trovare, rispetto alle risorse già stanziate, ulteriori soluzioni e permettere di andare incontro ad alcune richieste, ho convocato il tavolo…ma la decisione da parte loro è stata comunque di andare avanti”. Così ha risposto il ministro per la Pa Fabiana Dadone sulla impossibilità di evitare lo sciopero di oggi dei dipendenti pubblici, proclamato da Cgil Cisl e Uil, intervistata a “Radio anch’io” su Radio 1 Rai.
  • Rappresentava Casaleggio e la piattaforma Rousseau al governo. Nessun merito, nessuna competenza, solo tanto squallore.

Giuseppe Conte (4 1/2), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Il 12 gennaio 2021, nella seduta serale del Consiglio dei Ministri, è stata approvata l’ultima bozza del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il programma che definisce come l’Italia spenderà i soldi del Recovery and Resilience Facility (quello che ci siamo abituati a sentir chiamato Recovery Fund). Si sono astenute dalla votazione le ministre di Italia Viva Teresa Bellanova (Politiche agricole, alimentari e forestali) ed Elena Bonetti (Politiche per la famiglia).
  • La votazione si è appena conclusa, il governo e Giuseppe Conte hanno incassato 321 voti, cinque in più, forse sette, di quelli previsti dai pallottolieri dei tattici dei gruppi parlamentari. E allora scatta subito la caccia a chi ha cambiato idea e schieramento. Da una sbirciata ai tabulati del voto salta subito fuori il nome di Renata Polverini, Forza Italia, ex segretaria del sindacato di destra Ugl, ex presidente di centrodestra della regione Lazio. “Ho votato la fiducia – dice – penso che bisogna assumersi le proprie responsabilità, l’ho sempre fatto nella mia vita. Non condivido una crisi in questo momento. E lascio Forza Italia. Per forza: non è che su una fiducia si può restare. Non è dissenso su un provvedimento. Certo, mi dispiace”, dice. Il premier Giuseppe Conte ha superato anche l’ostacolo del Senato, assai più impegnativo. Il suo governo ha ottenuto la fiducia con 156 sì e 140 no. Decisivi da un lato l’astensione di 16 senatori di Italia viva, dall’altro il soccorso inatteso di due rappresentanti di Forza Italia. Ora Conte deciderà se consultarsi con Mattarella, vista la precaria maggioranza su cui il suo esecutivo può contare. Giallo finale prima del conteggio finale» sono stati riammessi al voto due senatori (Ciampolillo e Nencini) risultati inizialmente assenti. E’ stato necessario l’esame di alcune immagini video da parte della presidente dell’aula Elisabetta Casellati.
  • Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha comunicato ai ministri la decisione di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni: “Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”. I capi delegazione del M5s Alfonso Bonafede, del Pd Dario Franceschini e di Leu Roberto Speranza, hanno ribadito in Consiglio dei ministri il loro sostegno a Conte.  Alle 12 Conte è arrivato al Quirinale per formalizzare le dimissioni.
  • Consultazioni. L’unico a rilasciare una laconica dichiarazione dopo il colloquio al Quriniale stato il presidente della Camera Roberto Fico: “Siamo tutti al lavoro per il bene del Paese”. In silenzio, invece, il passaggio della presidente del Senato Elisabetta Casellati nella sala degli Specchi semideserta a causa del Covid. La giornata di Mattarella si conclude con una telefonata con il presidente emerito Giorgio NapolitanoSecondo giorno di consultazioni al Quirinale per tentare di risolvere la crisi di governo innescata dalle dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una situazione che, per ora, resta fossilizzata su posizioni che non fanno vedere all’orizzonte schiarite. Il centrodestra unito e la delegazione di M5s sono stati a colloquio con il capo dello Stato. M5s non chiude all’ipoesi di un nuovo governo anche con Iv (“partire dall’attuale maggioranza”) a patto che sia guidato da Giuseppe Conte. Plaude Italia Viva: “Le dinamiche interne al M5s le lasciamo a loro. Noi abbiamo chiesto ieri che ci sia atteggiamento chiaro degli altri partiti di maggioranza verso di noi per una maggioranza politica seria.
  • Il Capo dello Stato Sergio Mattarella dopo 32 ore di consultazioni e una crisi iniziata 10 giorni fa punta ad una risoluzione rapida affidando il mandato esplorativo a Roberto Fico. Il presidente della Repubblica ha effettuato un colpo a sorpresa non indicando Giuseppe Conte, come molti pensavano, e sparigliando tutto puntando sul presidente della Camera. Nel suo breve discorso Mattarella ha detto che, vista la crisi attuale, è “doveroso dar vita ad un governo con un adeguato sostegno parlamentare“. Il tutto nel più breve tempo possibile. I Cinque Stelle, il Pd e Leu «blindano» Giuseppe Conte. Matteo Renzi, invece, si tiene ancora le mani libere, chiedendo un approfondimento sui «contenuti», e un «documento scritto» sul programma, ricordando che per Italia Viva «le idee vengono prima dei nomi». E confermando la sua preferenza per «un governo politico ad uno istituzionale». Una mossa che inevitabilmente complica la trattativa per il futuro governo. La giornata di consultazioni di Roberto Fico, incaricato dal capo dello Stato di verificare la possibilità di un governo a partire dall’attuale maggioranza  con Italia Viva, è stata dedicata ai gruppi minori disposti a sostenere l’esecutivo. Il presidente della Camera, parlando in diretta da Montecitorio al termine delle consultazioni, ha detto: “Dai colloqui è emersa la disponibiltà comune delle forze politiche a procedere con il confronto sui punti e temi programmatici. Ho promosso l’avvio di questo confronto nella mattinata di domani a Montecitorio”. Ma a segnare la giornata è stato anche l’intervento del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha provato a blindare l’attuale ministro dell’Economia: “Gualtieri deve restare ministro. Quel che portiamo a casa con il Recovery Fund è merito suo. Serve stabilità”. Dal contratto di governo firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini al “crono-programma” che dovrebbe mettere in piedi, grazie al presidente della Camera Roberto Fico, un nuovo governo guidato dalla maggioranza PD-M5S-Leu-IV. Da questa mattina Fico, incaricato con un mandato esplorativo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella venerdì scorso, sta guidando il tavolo fra i partiti di maggioranza per mettere a punto il programma di governo. Il tavolo sul programma ha sempre scricchiolato e poi si è rotto in mille pezzi. L’alleanza M5s, Pd, Italia Viva e Leu non c’è più e Matteo Renzi lo certifica con un post su Facebook quando scrive “ex maggioranza”. Il Pd, che più di tutti ha lavorato per la ricucitura, è esausto dopo quarantotto ore di riunione che non hanno portato a nulla: “Renzi aveva fatto richieste sugli assetti di governo ancor prima che fosse dato l’incarico a Conte. La rottura è inspiegabile”. Il Movimento 5 Stelle vuol sbugiardare l’ex alleato che ha sempre detto di voler parlare prima dei temi e poi delle poltrone. Ed ecco Vito Crimi: “Ci è stato chiesto sempre e continuamente di andare a discutere dei nostri nomi. Alla fine chi ha messo dei veti è Matteo Renzi, che ha anteposto agli interessi del Paese la volontà di recuperare qualche poltrona, nei ministeri o come sottosegretari”.
  • Mattarella convoca Draghi. Messaggi anche dai presidenti delle due Camera. La presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, dice che quello di Mattarella “è un monito sul piano sanitario, anche con la scelta di vaccinarsi. E dal punto di vista economico un impegno forte a superare interventi a pioggia di una finanza di emergenza con riforme strutturali, per non perdere il treno dell’Europa e garantire un futuro all’Italia”. Per il presidente della Camera, Roberto Fico, le parole di Mattarella ” indicano la rotta, un senso di comunità che deve ispirare il nostro agire come cittadini e istituzioni”. «Ringrazio per la fiducia il presidente della Repubblica per l’incarico. La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione: per questo rispondo positivamente all’appello di Mattarella. Sono fiducioso che emergerà l’unità. Scioglierò la riserva al termine delle consultazioni con i partiti». Così Mario Draghi ha accettato l’incarico dopo più di un’ora di incontro con Sergio Mattarella al Quirinale. Sconfiggere la pandemia, rilanciare il paese: sono questi i compiti che il capo dello Stato ha affidato a Draghi. Ora la sfida passa dalla fiducia politica: le consultazioni con i gruppi parlamentari partiranno domani, probabilmente nel pomeriggio. Primo giorno di consultazioni del premier incaricato Mario Draghi che fino a sabato incontrerà le forze politiche presenti in Parlamento per provare a formare un governo di alto profilo. Il primo nodo da sciogliere è se sarà un esecutivo tecnico, tecnico-politico o esclusivamente politico così come chiede il Movimento 5 Stelle. Saranno giorni di trattative intense e alla fine potrebbe prevalere una soluzione mediana, ovvero un nuovo esecutivo che rispetti sia le esigenze tecniche che politiche. Secondo giorno di consultazioni per Mario Draghi. Il presidente del Consiglio incaricato oggi ha proseguito nei colloqui con i gruppi parlamentari di Camera e Senato. Il primo incontro con il Gruppo per le autonomie (SVP – PATT, UV) del Senato ha portato subito un sì per il premier incaricato. “Da convinti europeisti non possiamo che dire sì a un governo Draghi” ha detto Julia Unterberger, capogruppo delle autonomie. Terzo giorno, Al termine delle consultazioni, il leader della Lega Matteo Salvini ha dichiarato: “La Lega non sarà per il forse, se sarà sì sarà un sì convinto e saremo partecipi, non alla finestra. Se non ci saranno le condizioni, allora sarà un giudizio diverso. Ma io penso che stiamo dimostrando lealtà e serietà”. “Rispettiamo le scelte di Draghi e aspettiamo di conoscere le sue idee – ha proseguito il segretario del Carroccio – non mi metto a chiedere a priori se intenda fare un governo tecnico o politico o se ci sia tizio o caio. Lascio a lui queste valutazioni per allestire una squadra o come si possa recuperare un ministro. Sarà lui a decidere”. “Se c’è qualcosa che deve nascere non possiamo parlare della sua fine – ha concluso Salvini – Ci devono essere alcuni obiettivo condivisi, ciascuno deve rinunciare ad un pezzo di priorità per fare un tratto di strada che, non sarà lungo, insieme. Sull’immigrazione l’Ue ci chiede di difendere le frontiere non penso dunque che sia questo un tema divisivo”.
  • La sua carriera come premier è partita perchè serviva una persona terza come premier da opporre sia a Salvini, che a Di Maio; ma che fosse comunque del partito che all’ora aveva appena vinto le elezioni. Da li in poi ha cavalcato l’onda senza avere le competenze; ma, con l’andare del tempo, credendoci e montandosi la testa. Fino a credere di averle quelle capacità. Sulla sua strada si è posto per ben due volte Matteo Renzi: la prima togliendogli Salvini di torno e la seconda facendo concludere (definitivamente) la sua esperienza come premier.

Paola Pisano (4 ), ministro dell’Innovazione Tecnologica

  • “Lo strumento tecnologico per verificare l’età dei giovani e delle giovani sulle piattaforme di social network esiste e tra i tecnici si chiama ‘age verification’. Può e deve essere applicato in modo tale da non permettere ad alcun bambino o bambina di poter superare questo limite”. Lo afferma su Facebook la ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano. La ministra è intervenuta sul caso della bambina palermitana di dieci anni, deceduta dopo una presunta sfida estrema di soffocamento su TikTok.
  • Ministero inutile, lo dissi anche quando era stato istutuito ai tempi di Berlusconi; lo dico anche adesso. Da aggiungere, che lei non si è fatta notare in nessun modo. Eppure a Torino, come assessore della Appendino aveva ben figurato.

Nunzia Catalfo (4 ), ministro del Lavoro.

  • “Faremo un ragionamento per le aziende in forte crisi: per loro si può pensare di allungare lo stop” ai licenziamenti e la “Cig. L’obiettivo è evitare lo tsunami occupazionale, formare i lavoratori in transizione, ricollocarli altrove se l’impresa non riparte.
  • C’era bisogno di non far sfigurare il non lavoro che aveva fatto Di Maio come ministro del lavoro nel precedente governo e allora non solo il Movimento 5 stelle non lascia quel ministero; ma ci mette una figura anonima. Mai un ministero del lavoro è stato meno citato di lei durante un governo. Un fantasma.

Vincenzo Spadafora (4), ministro dello Sport e Politiche Giovanili

  • Altro che bluff. All’ultimo istante utile, appena prima che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte salisse al Colle per le dimissioni, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto d’urgenza per evitare il rischio di una sospensione del Comitato Olimpico italiano da parte del Cio. Il Coni “riacquista” la sua indipendenza, almeno questo è l’intento del testo, due pagine scarse che restituiscono al presidente Malagò ciò che voleva. “Sono felice”, è stato il commento del presidente del Cio, Thomas Bach, informato dallo stesso Malagò. Che in serata ha commentato l’approvazione del decreto: “Non è tutto sistemato, ma lasciateci oggi un po’ di serenità. Di molto positivo c’è che ora è stato chiarito: il Coni è un ente pubblico assolutamente indipendente”.
  • Nel precedente governo, come sottosegretario, si era comportato meglio ed era sicuramente una speranza. Qui non ha lasciato traccia.

Francesco Boccia (3 1/2 ), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • “Le foto degli assembramenti mostrano scene ingiustificabili, irrazionali, irresponsabili. Comprendo la voglia delle persone di uscire, ma dovremmo sentire ogni giorno dentro di noi il lutto nazionale”. Così il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia sul ‘Corriere della sera’ dove spiega che la scelta della Germania di fare il lockdown generale è “una scelta che personalmente condivido. Dobbiamo dirci fino in fondo se la pausa natalizia deve servirci a mettere in sicurezza il Paese o se deve essere guidata solo dalla volontà di favorire il business. In questo momento affari e salute non sono conciliabili. E ho il massimo rispetto per chi ha sulle spalle il peso delle attività economiche”.
  • Ministro tragico. Ha detto tutto e il contrario di tutto. E’ stato anche capace di rispolverare le ronde dimenticandosi delle polemiche che lui stesso aveva fatto anni prima (per niente da solo) quando le aveva proposte la Lega. E’ il tutto per superare in protagonismo Italia Viva e Renzi. ps. Renzi i suoi provvedimenti li pensa!

Giuseppe Provenzano (3 1/2), ministro del Sud

  • “Non ho capito se avete invitato il fratello gemello di chi ha aperto una crisi in piena pandemia con Conte che aveva dichiarato la sua intenzione di aprire un tavolo per discutere appena due ore prima. Se invece era Renzi gli esprimo solidarieta’ per aver votato” fino ad oggi, “una compagine di governo cosi’ mediocre…“. Lo dice Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud, ospite di ‘Mezz’ora in piu” su Raitre.
  • Ministro che non ha fatto nulla, ma che vive di odio per Renzi. La sua azione politica di ferma li.

Riccardo Fraccaro (3 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

  • Un anno fa, alla Ministeriale ESA in Spagna,  l’Italia attirava l’attenzione di un gran numero di paesi intorno a un suo fondamentale progetto: lo Space Rider,  un innovativo sistema di trasporto spaziale che doterà l’Europa della prima piattaforma riutilizzabile per l’accesso e il rientro dall’orbita terrestre bassa, in grado di effettuare missioni per la sperimentazione tecnologica e scientifica e di fornire servizi commerciali. Oggi, la missione ha completato un ulteriore passo avanti, con la firma di due contratti con l’Agenzia Spaziale Europea. Alla cerimonia della firma, che si è tenuta a Palazzo Chigi, erano presenti  il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri On. Riccardo Fraccaro, Daniel Neuenschwander, direttore del trasporto spaziale dell’ESA, Giorgio Saccoccia, presidente ASI e gli amministratori delegati di ALTEC, Vincenzo Giorgio, di Thales Alenia Space Italia, Massimo Comparini, di AVIO, Giulio Ranzo e di Telespazio, Luigi Pasquali.
  • Fedelissimo di Di Maio, messo a Palazzo Chigi per controllare Conte. Il suo lavoro lo ha fatto anche bene; ma nulla per cui ne abbia beneficiato l’Italia.

Alfonso Bonafede (2 1/2 ), ministro della Giustizia.

  • Ecco a voi il ministro Alfonso Bonafede, forte con i deboli, ma debolissimo con i forti. Dal Parlamento è scappato, prima di poter snocciolare numeri e solo numeri della sua relazione annuale sullo stato della giustizia, e prima di ricevere fischi e ortaggi dai senatori. Per l’inaugurazione dell’anno giudiziario si è rifugiato nell’aula-bunker di Lamezia, un luogo poco rituale dove si dovrebbero celebrare processoni e invece si dice che si lotta contro la mafia. Un luogo per lui, visto che il guardasigilli ostenta sempre con fierezza la sua coccarda di ministro antimafia.
  • E’ forse il ministro peggiore in assoluto, con la Azzolina e la De Micheli che seguono a ruota. Una vera banderuola. Più che un ministro pè stato un inserviente che fa quello che gli dicono tutti, anche cose in contrasto da loro. La fine del ministero, che se non lo ammetterà, per lui sarà un sollievo. Non deve più decidere di fatti molto più grandi di lui e lo fa con la sicurezza di non dover più tornare a fare Dj Fofo.

Luigi Di Maio (2 1/2), ministro degli Esteri.

  • Sono usciti dal porto di Bengasi i due pescherecci della flotta di Mazara del Vallo ‘Medinea’ e ‘Antartide’ con 18 uomini di equipaggio, liberati ieri dal governo del generale libico Haftar. Il ritardo è stato causato dalla necessità di ricaricare le batterie delle imbarcazioni rimaste ferme dopo il sequestro avvenuto il primo settembre scorso. La partenza è stata comunicata dal comandante del motopesca ‘Medinea’, Pietro Marrone, al suo armatore. Le due imbarcazioni faranno adesso rotta verso Mazara; l’arrivo è previsto nella giornata di domenica.
  • Non è certo una statista; ma è meno peggio che nel governo precedente. Ovviamente, però questo voto tiene conto anche di quanto fatto in quell’epoca.

Enzo Amendola (n.c.), ministro degli Affari Europei

  • Il ministero potrebbe essere un semplice sottosegretariato del Ministero degli Esteri. Ma anche lui poteva fare altro. Che lui ci fosse o no, non si è notata la differenza.

Gaetano Manfredi (n.c.), ministro dell’Università e della Ricerca

  • Arrivato a governo già iniziato, si è dimenticato di lavorare. Forse si è perso a  visitare il suo ministero. Ma comunque meglio lui della sua collega dell’Istruzione, che ha avuto l’ardire di fare davvero il ministro (senza averne la capacità) e ha fatto molti danni.

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