Governo

Renzi ritira Iv dal governo: “Crisi aperta da mesi, non da noi. Non c’è un solo nome per Palazzo Chigi”.

Elena Bonetti, Matteo Renzi e Teresa Bellanova

In una conferenza stampa alla Camera cominciata alle 18.20, con quasi un’ora di ritardo rispetto all’orario stabilito, Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Un atto che apre formalmente la crisi di governo, sebbene fino all’ultimo il Pd abbia provato a mediare e lo stesso premier Conte abbia lavorato a un documento comune da far sottoscrivere agli alleati per rilanciare la maggioranza. Ma con le dimissioni si è aperta la crisi e le due ormai ex ministre renziane in serata non hanno partecipato al Consiglio dei ministri sulle misure anti-Covid. “Una grave responsabilità di Iv, non mi sono mai sottratto al confronto”, ha replicato in serata il premier Giuseppe Conte intervenendo in apertura del Consiglio dei ministri iniziato dopo le 22.

“Crisi aperta da mesi e non da noi”, ha spiegato qualche ora prima il leader di Italia viva. “Conte ha creato un vulnus alle regole del gioco. La democrazia ha delle forme e se le forme non vengono rispettate, allora qualcuno deve avere il coraggio anche per gli altri per dire che il Re è nudo. Non abbiamo pregiudiziali su di lui ma non esiste un solo nome per Palazzo Chigi”. Renzi ha escluso solo il voto e un ribaltone con la destra. E ha aggiunto: “Abbiamo fiducia in Mattarella”. Ma il leader del Pd, Nicola Zingaretti, attacca: “Errore gravissimo, un atto contro il Paese”. E attorno al presidente COnte si stringono tutti i ministri e gli altri partiti della maggioranza, M5S e Leu. Ma il centrodestra chiede le dimissioni di Conte e elezioni immediate.

Proprio al Capo dello Stato il premier oggi ha riferito, salendo al Quirinale, le decisioni del cdm di ieri e lo stato dei rapporti della coalizione. Il presidente della Repubblica ha sottolineato la necessità di uscire velocemente da questa condizione di incertezza. Tornando a piedi a Palazzo Chigi Conte, intercettato dai cronisti, si è limitato a commentare: “Crisi? Spero di no”.

Poco prima dell’incontro con Mattarella Conte aveva sentito il segretario dem Nicola Zingaretti.  A conferma di quanto, in queste ore, si sia tentato l’impossibile, c’è il lavoro di Roberto Gualtieri. Il ministro dell’Economia ha riaperto, di nuovo, il documento del Recovery Plan cercando di venire incontro alle nuove richieste sull’Agricoltura fatte ieri da Bellanova.

Di fatto se davvero, come dicono nel Pd, un governo dimissionario non può far votare in aula lo scostamento di Bilancio, Conte dovrebbe restare in carica fino al voto in Parlamento che permetterà di varare il decreto Ristori. Renzi ha già promesso che appoggerà sia l’uno che l’altro, così come dirà sì al Recovery. Quindi, ci sarebbe un po’ di tempo ancora per trattare. Il voto sullo scostamento è previsto per il 20 gennaio alle Camere. Uscita oggi la delegazione di Italia viva, il governo deve restare comunque in carica per approvare la richiesta nel Consiglio dei ministri previsto domani o al massimo venerdì. Ci sono quindi – forse – dalle 24 alle 36 ore di tempo, per trovare un punto di equilibrio che consenta di evitare una crisi al buio.  

Ieri notte, gli spazi di mediazione apparivano ormai consunti. I ponti, tagliati. Lo scontro sul Recovery Plan, durante il Consiglio dei ministri, ha mostrato quanto opposti siano i punti di vista tra renziani da una parte, Pd, 5 stelle e Leu dall’altra. E mentre Giuseppe Conte è a caccia di Responsabili per costruirsi una maggioranza alternativa in Senato, il Pd ha continuato a insistere per tutto il giorno sulla ripresa delle trattative con Iv, come ha detto il segretario Nicola Zingaretti: “Riprenda il dialogo e il patto di legislatura”. Più esplicito nell’esprimere il no ai Responsabili è stato il capogruppo al Senato Andrea Marcucci: “Serve maggioranza con Iv”. Di diverso parere invece Beppe Grillo che ha aperto a un governo più largo rilanciando su Facebook la lettera del deputato cinquestelle Giorgio Trizzino: “Ora patto fra tutti i partiti per il bene dell’Italia”. Precisando subito dopo: “Chiaramente con Conte”. Intanto i senatori di Forza Italia si sono riuniti per confermare la fedeltà all’alleanza di centrodestra.

Oggi – prima della conferenza stampa – si sono moltiplicati gli appelli alla responsabilità, se non per reale convinzione, quanto meno per dimostrare di aver tentato fino in fondo. A partire da Luigi Di Maio: “Facciano tutti un passo indietro per amore del Paese”, “La vera crisi la stanno vivendo gli italiani, non la politica”, manda a dire stamattina. “Usiamo il metodo Recovery per appianare i contrasti” ha proposto del ministro degli Affari europei Vincenzo Amendola.

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