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Trascritta adozione per una coppia gay in Umbria.

Trascritta adozione per una coppia gay in Umbria. Provita e Gandolfini vogliono strappare i genitori a quel bambino

L’organizzazione Provita Onlus risulta strenuamente impegnata nel tentativo di distruggere qualunque famiglia non risulti conforme al loro volere, cercando addirittura di strappare i genitori ai bambini. Ed è così che la loro Manuela Antonacci scrive:

Siamo probabilmente di fronte all’ennesimo, dei tanti tentativi, di aggirare le legge italiana che proprio non prevede l’adozione per le coppie dello stesso sesso e allora che si fa? Come accade spesso, in questi casi, ciò che è uscito dalla porta, lo si fa rientrare dalla finestra.
Stiamo parlando di quello che è accaduto lo scorso novembre a Deruta, in provincia di Perugia, dove, nel registro di nascita del Comune, è stata registrata l’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. La notizia è stata data dalla mamma stessa che, attualmente, vive in Germania dove l’adozione alle coppie gay è consentita dalla legge.
La donna, tramite un post, pubblicato su un gruppo social, aveva esultato: “Finalmente, dopo mesi e mesi di peripezie, questo percorso è concluso… Da oggi sono a tutti gli effetti genitore di mio figlio, anche per la legge italiana!”.

Ed è così che Provita Onlus si lamenta che quella famiglia non sia stata distrutta secondo il loro volere:

L’aspetto più incredibile della vicenda è che il sindaco della città, Michele Toniaccini dopo aver appreso la notizia, è letteralmente caduto dalle nuvole, dichiarando di non saperne niente e avrebbe subito richiesto “una dettagliata relazione agli uffici comunali” che hanno trascritto il provvedimento di adozione.

In realtà sono molte le trascrizioni effettuate, dato che non esiste motivo di ordine pubbliche per cui si debbano togliere i genitori a dei bambini solo perché sgraditi al signor Jacopo Coghe. Ma Provita Onlus assicura che l’organizzazione di Massimo Gandolfini voglia strappare i genitori a quel bambino:

Paolo Maria Floris, del direttivo nazionale dell’associazione Family Day, ha commentato così la vicenda: “Rimangono dei dati oggettivi, riguardo tutta questa situazione e cioè che il responsabile dell’ufficio dell’anagrafe di tutti i comuni è il sindaco, che poi delega i funzionari, ma il responsabile rimane lui, in quanto si tratta di atti che lui compie in veste di ufficiale di stato civile. Ormai la trascrizione è avvenuta e l’unica autorità che può intervenire a questo punto è la procura della Repubblica, per sostenere l’illegittimità della trascrizione. Siamo di fronte ad un tentativo di forzare un blocco [legislativo, ndr] attraverso un dato di fatto. Allo stato attuale l’unico intervento super partes è quello del procuratore della Repubblica”.

Molto inesatta è anche la loro ricostruzione dei fatti. Lo scorso 5 novembre all’anagrafe era giunta una richiesta di trascrizione di una sentenza straniera di adozione del figlio del coniuge. Le parti interessati erano due cittadine italiane iscritte all’anagrafe degli italiani residenti all’estero in quanto residenti in Germania.
Il caso in questione è stato inquadrato nella materia di “adozione nazionale estera”, un caso distinto dall’adozione internazionale dato che la distinzione tra i due concetti è stata tracciata “dalla Corte Costituzionale con sentenza n.76/2016”, in cui si precisa che “i provvedimenti stranieri di adozione nazionale estera sono riconoscibili automaticamente e vanno presentati all’ufficiale di Stato Civile direttamente per la trascrizione”.
Inoltre esiste la legge di diritto internazionale privato n.218/1995, che prevede “come regola generale, l’automatica efficacia in Italia di sentenze straniere che rispettino alcuni requisiti basilari di compatibilità con l’ordinamento italiano”.

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