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I bambini con genitori omosessuali crescono allo stesso modo degli altri

I bambini con genitori omosessuali crescono allo stesso modo degli altri

Cosa significa, per un bambino, vivere all’interno di una famiglia “non tradizionale”, ad esempio se i genitori sono omosessuali? E come vengono influenzati il suo benessere e le sue scelte future dalla presenza di un genitore omosessuale? Per rispondere a queste domande, è necessario dare un’occhiata ai risultati delle ricerche scientifiche degli ultimi anni.

Sono infatti oltre cinquanta gli studi scientifici che, dall’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, hanno messo al centro delle loro ricerche le capacità genitoriali e il benessere dei bambini all’interno di famiglie di questo tipo, rispetto alle famiglie “tradizionali”. Inizialmente questi studi sono stati condotti su famiglie con madri omosessuali e figli nati da un precedente matrimonio eterosessuale; poi, con il progredire delle tecniche di riproduzione assistita, le ricerche hanno coinvolto anche le famiglie con madri omosessuali e figli nati da inseminazione artificiale e, successivamente, le famiglie con genitori omosessuali e figli nati da gestazione di sostegno (detta anche surrogazione di maternità o, nel linguaggio comune, “utero in affitto”), nella quale una donna accetta di portare avanti una gravidanza per conto di altri.

Come vivono i bambini in queste famiglie “non tradizionali”? Un dato che si ritrova con una certa costanza in questi studi è che i bambini si sviluppano con un buon adattamento, paragonabile a quello che avrebbero crescendo in una famiglia eterosessuale: nessun maggior rischio di incorrere in problemi emotivi, comportamentali o psicologici. Inoltre, il rendimento scolastico di questi bambini è paragonabile a quello della popolazione scolastica generale. Tra i genitori, in questi casi, non è presente una rigida divisione dei ruoli e quindi il coparenting (la co-genitorialità) viene gestito senza stereotipi, condividendo il lavoro domestico e le scelte educative in egual misura.

Un altro aspetto ritenuto cruciale per questi bambini è lo sviluppo di genere, ossia il modo in cui il bambino inizia a identificarsi come maschio o femmina. Oltre alla costruzione della propria identità, i ricercatori hanno valutato il comportamento di genere – un bambino che si comporta come un maschio o una bambina come una femmina – e, infine, l’orientamento sessuale, cioè la preferenza per lo stesso sesso o il sesso opposto. Fino alla seconda metà del Novecento si riteneva che avere genitori eterosessuali ed essere educati da maschi o femmine permettesse ai bambini di crescere come maschi e alle bambine come femmine, ma gli studi sulle famiglie con genitori omosessuali hanno superato tale visione: in queste famiglie, i bambini non vivono con confusione la loro identità e il loro comportamento sessuale, e la maggior parte di loro, da grande, si dichiara eterosessuale (anche se le ragazze cresciute con madri omosessuali hanno più spesso relazioni omosessuali, forse a causa di una maggiore tolleranza e minore disapprovazione da parte del genitore).

Negli Stati Uniti si stima che dall’1 al 5% dei bambini viva in una famiglia con un genitore omosessuale: da 600.000 a 4 milioni di bambini, un numero importante. In Italia la stima è di circa 100.000 genitori omosessuali, anche se la rilevazione di questi dati è ostacolata dalla presenza di pregiudizi sociali verso l’omosessualità (o di veri e propri atti di bullismo e omofobia), cosa che può incidere negativamente sulla libertà personale di dichiarare il proprio orientamento sessuale. Resta il fatto che, nonostante un ambiente sociale ostile, ai bambini è comunque garantito un buon sistema di protezione da parte dei genitori. In Europa, la legislazione nazionale rispetto al riconoscimento dei diritti al matrimonio omosessuale o all’adozione da parte di genitori dello stesso sesso è molto variabile. L’Olanda è stata la prima (nel 2001) ad adottare una legge che istituisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso, seguita poi da altre nazioni europee, mentre una sentenza del febbraio 2013 della Corte europea dei diritti dell’uomo ha equiparato le coppie omosessuali a quelle eterosessuali riguardo all’adozione (in particolare, ha riconosciuto al partner il diritto di adottare i figli del proprio compagno/a).

La scienza si è accorta poco più di quarant’anni fa dei grossolani errori teorici che imponevano l’etichetta di malattia all’omosessualità: le classificazioni internazionali hanno quindi derubricato l’omosessualità dall’elenco delle malattie (anche quelle mentali), considerandola come una normale espressione del proprio orientamento sessuale. Oggi, la ricerca riconosce ai genitori omosessuali una competenza nelle funzioni genitoriali uguale, se non migliore, rispetto ai genitori “tradizionali”. Infine, la definizione di genitore non implica una misura della mascolinità del padre o della femminilità della madre, e nemmeno la quantità di cromosomi o geni che sono stati espressi nel figlio: l’essere genitore o la volontà di allevare un figlio sono legati, piuttosto, a un processo intimo, al desiderio e alla capacità di prendersi cura di un’altra persona, e possono essere indipendenti dai legami biologici, poiché riguardano la sfera delle relazioni affettive. La ricerca scientifica ha ancora molta strada da fare per comprendere come misurare al meglio le competenze genitoriali, e come sostenere nel modo migliore la crescita e il benessere del bambino, ma oggi possiamo dire che l’orientamento sessuale di un genitore non influisce sullo sviluppo dei figli e non ne condiziona né il benessere né una crescita sana.

  1. Un sano sviluppo dei figli non è condizionato dall’orientamento sessuale dei genitori
  2. Le competenze nell’educazione dei figli sono identiche, nel caso dei genitori omosessuali, rispetto ai genitori “tradizionali”
  3. I bambini che crescono con genitori omosessuali non hanno nessun maggior rischio di incorrere in problemi emotivi, comportamentali o psicologici e hanno un rendimento scolastico paragonabile a quello degli altri bambini
  4. L’orientamento sessuale del genitore non genera confusione nell’identità del figlio

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