Economia

Dl Ristori Ter

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Si compone soprattutto di un altro giro di sospensioni fiscali la nuova tornata di aiuti che il governo sta per mettere in campo per sostenere le imprese e le partite Iva colpite dalle restrizioni anti-Covid. Sospensioni che si allargano a tutta Italia, e riguarderanno le imprese fino a 50 milioni di euro di fatturato che abbiano subìto perdite di almeno il 33 per cento. Il calcolo del calo di volume d’affari e corrispettivi, secondo meccanismi che si stanno ancora affinando, dovrebbe essere basato sul confronto fra il primo semestre 2020 e lo stesso periodo del 2019 per le tasse in scadenza a novembre; e spostarsi al novembre 2020, rapportato allo stesso mese dell’anno scorso, per i versamenti di dicembre.

Limiti e criteri sono stati oggetto di discussioni accese, in particolare fra la sottosegretaria all’Economia Cecilia Guerra, di Leu, che avrebbe preferito limiti più stretti, e il responsabile economico di Italia Viva Luigi Marattin che ha spinto per il criterio ampio.

In gioco ci sono circa 8 miliardi, divisi fra i circa 6,5 miliardi di maggiori entrate liberate da un inedito scostamento senza deficit aggiuntivo e 1,3 miliardi di fondi stanziati dai precedenti decreti anti-crisi ma ancora non spesi secondo gli ultimi calcoli del Mef. E proprio lo stop ai versamenti fiscali è la strada più sicura, di fatto l’unica praticabile, per mettere 8 miliardi nell’economia nelle poche settimane che mancano alla fine dell’anno. Lo stop riguarderà le imprese fino a 50 milioni di fatturato con perdite di almeno il 33 per cento. Queste misure dovrebbero trovare posto nel decreto Ristori-quater, in programma per la prossima settimana dopo lo scostamento e dopo il “ter” approvato già dal Cdm nella notte tra il 20 e il 21 novembre con l’obiettivo di estendere gli aiuti alle nuove zone rosse e arancioni.

È soprattutto il calendario a spiegare che servono altri interventi. Perché anche se modesti e controversi, i segnali di miglioramento nella curva dei contagi alimentano la spinta delle Regioni a uscire in fretta dalle restrizioni, ma il governo resiste. E a parte i dibattiti un po’ lunari su Natale e cenoni, è complicato immaginare un dicembre di liberi tutti per l’economia.

Per le attività in difficoltà, a novembre, accanto alle sospensioni di Iva e ritenute già decise con i decreti precedenti, interviene quindi anche lo stop agli acconti di novembre. Il rinvio investe poi il classico appuntamento di metà mese per l’Iva e le ritenute dei dipendenti. A cui si aggiunge la data del 27 dicembre, quando è previsto l’acconto dell’Iva 2020.

Accanto al calendario ordinario ci sono poi le date extra come quelle collegate alla rottamazione delle cartelle. Su questo terreno il giorno chiave è il 10 dicembre, quando sarebbero chiamati alla cassa tutti i contribuenti che hanno rate pendenti nella sanatoria dei ruoli. L’incasso complessivo atteso è di circa 2,7 miliardi. Ma è forte la pressione, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle e di Leu, per intervenire anche qui.

Da sistemare c’è poi la questione dell’Irap per le imprese in bilico sul tetto degli 800mila euro degli aiuti di Stato. Il problema scatta quando l’esenzione dal saldo e dagli acconti di giugno fa superare il plafond. La questione si intreccia con l’ultimo correttivo al Temporary Framework Ue, che ha introdotto un nuovo possibile aiuto fino a 3 milioni di euro per sostenere i costi fissi. Il governo sta negoziando con la Ue per far entrare in questo secondo limite, più generoso, gli aiuti fiscali. E l’idea, ora, è di prevedere una sospensione per chi ha superato gli 800mila euro fino a tutto febbraio, quando dovrebbe essere chiarito il risultato delle trattative a Bruxelles.

Rimane però aperta la questione della Tari che i Comuni non possono più scontare alle attività chiuse. Venerdì è intervenuta l’associazione degli uffici tributi degli enti locali (Anutel) chiedendo al ministro dell’Economia Gualtieri una norma per evitare il paradosso. In fatto di tributi locali ieri è intervenuto anche il premier Conte, in chiusura dell’Assemblea nazionale dell’Anci, lanciando l’ipotesi di uno stop alle tasse e ai canoni per l’occupazione del suolo pubblico anche nel 2021, con l’obiettivo di favorire ristoranti e bar alle prese con gli obblighi di distanziamento sociale.

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