Europa

Consiglio Europeo straordinario, ancora tanti i nodi da sciogliere

Fallisce il vertice europeo sul bilancio, Europa spaccata.
Ursula von der Leyen e Charles Michel

Relazioni esterne ieri, con particolare attenzione a Mediterraneo orientale e Belarus, ed oggi le politiche industriali in grado di sfruttare al meglio i fondi destinati ai vari Stati per fronteggiare, anche da un punto di vista economico, l’emergenza legata alla pandemia. Questi i temi in agenda del Consiglio Europeo straordinario iniziato ieri e che si concluderà oggi pomeriggio. Il Consiglio Europeo riunisce i leader dell’Unione almeno quattro volte all’anno e discute, in diverse sessioni, i lavori preparatori di comitati e gruppi. La formazione del Consiglio può cambiare a seconda dell’argomento trattato. Il presidente, Charles Michel, in collaborazione con l’omologo della Commissione Ue, signora Ursula Von del Leyen, presiede e anima i lavori dell’assise per stabilire gli orientamenti politici generali e le priorità dell’Unione Europea. Non è un caso, dunque, che, per comunicare l’esito del primo giorno del vertice, i due si siano presentati insieme alla conferenza stampa, iniziata all’una di notte.

Oggi i leader europei discutono per centrare degli obiettivi messi, nero su bianco, negli incontri di preparazione al vertice straordinario di questi due giorni: “Tornare quanto prima a un mercato unico pienamente funzionante”, riuscendo così a “rendere le industrie dell’UE più competitive a livello globale”, facendo ogni sforzo possibile per “aumentare la loro autonomia ed accelerando la transizione digitale”. Permangono però le divisioni tra i diversi Stati sul Recovery Plan, il programma per il finanziamento destinato a far fronte alla crisi causata dal Covid-19. Inoltre il piano di riforme necessario per accedere ai fondi di Next Generation Ue è a rischio slittamento per le tensioni con Ungheria e Polonia. “Questa è un’occasione da non perdere: o l’Unione Europea si mostra unita, come uno Stato per intenderci, o rischiamo di non rispondere alla crisi in atto”, afferma Fulvio Scaglione, giornalista esperto di questioni internazionali , nell’intervista a Vatican News.Ascolta l’intervista a Fulvio Scaglione

Secondo Scaglione “tante volte si è rimproverato all’Europa di badare troppo agli aspetti economici, ma in questo caso l’economia può essere davvero lo strumento per affermare dei principi importanti. In questo senso – prosegue – la presidente Von der Leyen ha fatto dei passi impensabili fino a pochi mesi fa, come ad esempio la sospensione del Patto di Stabilità per il 2021. Gli Stati sono stati invitati a spendere”. 

Venendo alle conclusioni di ieri, il Consiglio Europeo ha ribadito la sua piena solidarietà alla Grecia e a Cipro, la cui sovranità deve essere rispettata. I leader dell’UE hanno sottolineato l’interesse strategico dell’Europa per un clima stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale, così come per lo sviluppo di relazioni di cooperazione e reciprocamente vantaggiose con la Turchia, accogliendo con favore i recenti passi di rafforzamento della fiducia da parte di Grecia e Turchia e l’annuncio che riprenderanno i loro colloqui esplorativi. Allo stesso tempo, hanno condannato fermamente le violazioni della sovranità di Cipro ed hanno invitato la Turchia ad impegnarsi nel dialogo. I leader europei hanno anche chiesto una conferenza multilaterale sul Mediterraneo orientale, dove Ankara ha effettuato trivellazioni per il reperimento di fonti energentiche.

Riguardo alla Belarus, il Consiglio Europeo ha condannato l’inaccettabile violenza delle autorità di Minsk contro i manifestanti, le intimidazioni, gli arresti e le detenzioni arbitrarie a seguito delle elezioni presidenziali, i cui risultati non riconosce. “Il Consiglio Europeo sostiene pienamente il diritto democratico del popolo di eleggere il proprio presidente attraverso nuove elezioni libere ed eque, senza interferenze esterne”, si legge nelle conclusioni del vertice. Inoltre è stata incoraggiata la Commissione europea a preparare un futuro piano di sostegno economico per la Repubblica di Belarus, oltre a concordare nuove sanzioni per i funzionari del Paese. “Date le restrizioni sui visti imposte dall’Unione Europea ad alcuni funzionari, oggi entrerà in vigore una lista di sanzioni di ritorsione. Coerentemente con la prassi diplomatica civile, non pubblicheremo questa lista”, ha affermato questa mattina il ministero degli Esteri della Belarus, ripreso da Interfax. Intanto il Cremlino, confermando “un atteggiamento molto negativo nei confronti delle sanzioni”, ritiene però che la decisione dell’Unione Europea di non mettere nella cosiddetta “lista nera” il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, sia un segno “positivo”. Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov.

Il Consiglio Europeo ha discusso, inoltre, come si legge nelle conclusioni, la questione delle relazioni con la Cina. I leader, dopo il vertice UE-Cina del 22 giugno 2020 e l’incontro con il presidente Xi del 14 settembre 2020, hanno ricordato l’obiettivo di concludere i negoziati per un ambizioso accordo di investimento globale (CAI) entro la fine dell’anno. Allo stesso tempo si incoraggia Pechino ad assumersi maggiori responsabilità nell’affrontare le sfide globali, in particolare per quanto riguarda il clima, accogliendo con favore la dichiarazione del presidente Xi Jinping, secondo cui la Cina mirerà a raggiungere la neutralità del carbonio prima del 2060. Infine non si è nascosta la preoccupazione per la situazione dei diritti umani nel Paese asiatico. Il 16 novembre si terrà a Berlino un Consiglio Europeo straordinario dedicato alle relazioni Ue-Cina. Proposto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, è stato così deciso dai Ventisette.

Il Consiglio Europeo ha chiesto anche la cessazione immediata delle ostilità nel Nagorno-Karabakh, regione contesa tra Armenia e Azerbaigian, e ha esortato le parti a impegnarsi nuovamente per un cessate il fuoco duraturo e per la soluzione pacifica del conflitto. “La perdita di vite umane e le gravi conseguenze per la popolazione civile sono inaccettabili. Non può esserci alcuna soluzione militare al conflitto, né – si legge nelle conclusioni – alcuna interferenza esterna. L’Azerbaigian e l’Armenia dovrebbero impegnarsi in negoziati sostanziali senza precondizioni”.

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