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Ddl Zan contro omotransfobia, depositato testo base

Alessandro Zan

Nonostante l’ostruzionismo della Lega, che ha fatto rallentare i lavori e costretto allo slittamento del programma, è stata depositato il testo base in commissione Giustizia alla Camera della proposta di legge su omofobia e transfobia. Il provvedimento, atteso da oltre 25 anni, prevede il carcere fino a 4 anni per chi “istiga alla violenza omofobica“. Il testo si riallaccia alla legge Mancino che contrasta i reati di razzismo. Il relatore è Alessandro Zan (Pd): la pdl verrà adottata, con la prima votazione della Commissione, martedì prossimo. La presentazione di un testo base è stata ritenuta necessaria dal fatto che ci sono cinque diverse proposte di legge sull’omofobia. Solo il 10 giugno scorso, contro la legge si erano espressi i vescovi definendola inutile e dicendo che “nasconde derive liberticide”.

I lavori in commissione sono stati rallentati dall’ostruzionismo del Carroccio. I deputati leghisti infatti, all’apertura della discussione, si sono iscritti a parlare in massa. In particolare Alessandro Pagano, è intervenuto per un’ora e venti, facendo slittare il programma della giornata. “Da un punto di vista parlamentare”, ha detto Pagano, “ho bloccato la presentazione del testo base, ma il mio non è stato semplice filibustering; ho argomentato perché è sbagliata una legge su questo tema”. E’ stata anche annullata la conferenza stampa fissata per le 18 per presentare il testo che era stata convocata a Montecitorio e alla quale avrebbero dovuto partecipare i primi firmatari della legge, Luisa Rizzitelli (portavoce di Rebel Network e presidente di Assist Ass. Naz. Atlete) e Franco Grillini, celebre attivista lgbtqi+ e direttore di GayNews. La presidente M5s della commissione Francesca Businarolo ha riconosciuto come “alcuni gruppi esprimano un forte dissenso rispetto agli orientamenti della maggioranza”, ma ha ribadito come la stessa maggioranza sia “determinata a portare avanti il proprio lavoro per far approdare in Aula una proposta che definisca un quadro coerente di sanzioni contro i comportamenti violenti motivati dall’odio di genere”.

Il testo base interviene sull’articolo 604 bis del codice penale (introdotto dalla legge Mancino). Questo punisce con “la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” nonché con “la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Il testo di Zan aggiunge in entrambe i casi che la punibilità interviene anche nelle identici atti “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Inoltre il testo base estende alle condotte motivate dalle medesime ragioni l’aggravante speciale prevista dall’articolo 604-ter del codice penale e finora riguardante i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso.

C’è poi una parte non repressiva ma che mira a diffondere una cultura della tolleranza. In particolare viene istituita italiana “il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. Inoltre il Dipartimento per le pari opportunità ,”elabora con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Ancora viene “istituito un programma per la realizzazione in tutto il territorio nazionale di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. I centri garantiscono adeguata assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e ove necessario adeguate condizioni di alloggio e di vitto alle vittime”.

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