Giustizia

Pm per otto ore a Palazzo Chigi per ascoltare il premier Conte e i ministri

La pm Maria Cristina Rota a Palazzo Chigi per l’audizione

Maria Cristina Rota esce da palazzo Chigi dopo quasi otto ore, la Pm che indaga sulla mancata zona rossa nel bergamasco era arrivata alle nove e tre quarti del mattino nella sede del governo per ascoltare il premier Giuseppe Conte e i ministri Luciana Lamorgese (Interno) e Roberto Speranza (Salute). Una serie di audizioni delicate, per sentire la versione del governo sulle dinamiche che portarono a quelle decisioni. Si vuole capire perché la zona del bergamasco non venne blindata già a inizio marzo, quando i contagi erano ormai fuori controllo, e chi fu a decidere, visto che governo e regione si rimpallano le responsabilità. «Le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e di massima collaborazione istituzionale», commenta la Rota lasciando palazzo Chigi. E Conte spiega: «Ho voluto chiarire tutti i passaggi nei minimi dettagli».

Il primo ad essere ascoltato, come «persona informata dei fatti» è proprio il premier Conte. Un colloquio iniziato intorno alle 10 e durato circa tre ore. Quindi, è toccato alla ministra Lamorgese raccontare la propria versione per oltre un’ora e subito dopo a Speranza, anche lui per un ‘ora abbondante. «Penso che chiunque abbia avuto responsabilità dentro questa emergenza, dal capo dell’Oms al sindaco del più’ piccolo Paese, debba essere pronto a rendere conto delle scelte fatte», dice Speranza dopo l’audizione. «E’ la bellezza della democrazia. E’ giusto che sia cosi’. Da parte mia ci sarà sempre massima disponibilità’nei confronti di chi sta indagando».

«Abbiamo sentito come persone informate  dei fatti il presidente del consiglio, il ministro della salute e il ministro dell’interno», racconta la Rota ai giornalisti. Ora ce ne andiamo grati di queste dichiarazioni a completare il nostro lavoro». Conte, ieri, parlando con la Stampa aveva detto di essere tranquillo perché «ho agito in scienza e coscienza. Mi sono reso subito disponibile, doverosamente, per informare il Pm di tutte le circostanze di mia conoscenza». Ma il premier ieri ha anche ribadito che se tornasse indietro confermerebbe la sua decisione di non istituire una zona rossa nel bergamasco.

Una inchiesta su una vicenda che è innanzitutto politica e che contrappone da settimane il governo nazionale – sostenuto dalla maggioranza Pd-M5s-Iv-Leu – a quello lombardo di centrodestra a guida leghista. Non a caso oggi Matteo Salvini ha usato proprio le audizioni della Pm Rota per attaccare Conte: «Io non voglio commentare con parole mie ma con quelle del pm di Bergamo, cioè spettava al governo creare le zone rosse. La regione Lombardia non aveva alcuna responsabilità».

Coronavirus, le denunce dei familiari delle vittime di Bergamo: “Vogliamo giustizia, non ci hanno chiesto neppure scusa”.. Una frase alla quale la Rota, interpellata dai cronisti all’uscita di palazzo Chigi, replica così: «No (non ho detto che la responsabilità era del governo, ndr). Avevo dichiarato che dalle dichiarazioni che avevamo in atto c’era quella in quel momento. Oggi non ho altro da aggiungere».

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