Europa

L’Albania vieta le terapie riparative contro le persone Lgbt

Gli omofobici-fobici

Gli omofobici-fobici

La lotta contro transfobia, bifobia, lesbofobia e omofobia non si fa un giorno e non si fa solo a parole. Per questo è particolarmente importante la presa di posizione assunta venerdì dall’ordine degli psicologi in Albania: con una decisione che vincola tutti i professionisti del paese balcanico, l’organizzazione ha vietato qualsiasi ricorso alle cosiddette “terapie riparative” o “terapie di conversione”, cioè a quelle pratiche pseudo-scientifiche che, attraverso vere e proprie forme di tortura psicologica e a volte anche fisica, promettono invano di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona.

Ambasada PINK / LGBT Pro Shqipëri (Ambasciata rosa / LGBT per l’Albania) ha festeggiato la notizia, definendola “importante soprattutto per gli adolescenti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali)“: molti genitori, infatti, ricorrevano a queste terapie tanto fasulle quanto dannose nella speranza di trasformare figlie e figli trans, bisessuali e omosessuali in perfetti eterosessuali.

L’efficacia di queste pratiche è stata più volte smentita dalle ricerche scientifiche, che ne hanno evidenziato invece le profonda pericolosità. Anche il Parlamento europeo già nel 2018 aveva ingiunto agli stati membri dell’Unione Europea di vietare queste pseudo-terapie, ma finora solo pochissimi stati hanno seguito queste indicazioni: divieti analoghi a quelli appena introdotti in Albania esistono solo in Spagna, Svizzera, Malta, Regno Unito e Germania.

L’Albania, con questa decisione, supera ancora una volta l’Italia: basta ricordare che già nel 2010 Tirana ha approvato una legge contro le discriminazioni delle minoranze sessuali e nel 2013, addirittura con voto unanime del parlamento e in tempi rapidissimi, ha introdotto una normativa all’avanguardia nel mondo contro i crimini d’odio online. Nonostante questo, però, nel paese continua a persistere una cultura fortemente ostile alla diversità sessuale, che spesso si traduce anche in violenze. La situazione migliora lentamente, grazie alla costante azione degli attivisti arcobaleno, alle pressioni dell’Unione Europea e a una classe politica che ha deciso di non nascondere il problema sotto il tappeto.

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