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Migranti, Renzi vince e scoppia la pace con Conte: grillini furiosi

Migranti, Renzi vince e scoppia la pace con Conte: grillini furiosi

Giuseppe Renzi e Matteo Renzi

Avanti con le regolarizzazioni degli invisibili, si parla di 270-300 mila migranti. Nessuna sfida sul ministro Bonafede, che significa nessuna condivisione della mozione di sfiducia presentata ieri mattina al Senato dalla Lega. Soprattutto un asse di governo più spostato, sembra, verso l’asse Pd-Iv che non su quello Pd-M5s. L’idea che lo Stato entri con capitali nelle aziende in difficoltà e che sieda nei Cda è ad esempio un’ipotesi del terzo tipo. Impraticabile. I 5 Stelle devono ingoiare “l’odiata” sanatoria – occorrerà briffare bene il capo politico Vito Crimi sul punto – ma Giuseppe Conte ottiene, al momento, di blindare il Guardasigilli Alfonso Bonafede uscito a pezzi dall’affaire scarcerazione dei boss e di preservarlo come pedina chiave per andare avanti. Se Conte siede a Palazzo Chigi, del resto, il suo lasciapassare è stato l’ex studente di Giurisprudenza attivista grillino a Firenze.

I venti di crisi si allontanano. Almeno per ora. Teresa Bellanova, ministro e capodelegazione Iv, porta a casa la battaglia della “sua” vita di ex bracciante, per i diritti, contro lo sfruttamento e il caporalato, per la salute pubblica, una sanatoria come non accadeva dal 2002 (governo Berlusconi, Maroni all’Interno). Ha il sapore di un trofeo la foto dell’incontro a Chigi messa sui social con il messaggio: “Iv continua a lavorare con il governo”. Le dimissioni sono state stracciate. Matteo Renzi vince una battaglia più complessa che lo riporta al centro della coalizione grazie alla tattica a lui più congeniale, blitz su più fronti, mordi e fuggi che indeboliscono il fronte del momento e raggiungono l’obiettivo: tornare centrali nella maggioranza. «Conte non cerca altre maggioranze, la maggioranza siamo noi», è il messaggio politico che la delegazione di Italia viva consegna alla fine del vertice. «Guardate i seggi in Parlamento e non i sondaggi», va ripetendo l’ex premier.

Un faccia a faccia durato due ore, il primo da quando – era settembre – Renzi ha dato vita al partito che il premier ha persino fatto fatica a nominare. Fino a mercoledì sera quando, dopo aver fatto filtrare per un paio di giorni che «il premier potrebbe allargare a Forza Italia e tenere fuori i renziani», Conte ha fatto l’endorsement: «Non esiste alcuna ostilità nei confronti di un partito di maggioranza». Anzi, il partito di Renzi tramite il lavoro dei ministri Bellanova e Bonetti e del responsabile economico Marattin «sta offrendo utili contributi per definire un programma di interventi non solo contro l’epidemia ma per una pronta ripresa del tessuto produttivo». Ottime premesse per un incontro che il presidente di Iv Ettore Rosato ha giudicato alla fine “positivo” perché impostato “sul confronto, sui contenuti”. Iv chiede aiuti alle imprese e un grande piano di rilancio per l’Italia. A cominciare dal piano shock sulle infrastrutture.

Sulla sanatoria Bellanova lavora in tandem da settimane con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che in varie audizioni parlamentari aveva anticipato la necessità di regolarizzare una parte dei clandestini, quelli che già lavorano, hanno avuto contratti ma poi sono diventati ostaggi dei ghetti per via di permessi di soggiorno scaduti. «Non è possibile rimpatriarli, ha rinunciato persino Salvini, uno Stato di diritto deve quindi farsene carico», è il ragionamento potato avanti dalle due ministre. Poi è arrivato il virus, gli immigrati sono spariti dalle città, segregati nei ghetti, a rischio contagio. È arrivata anche la stagione dei raccolti agricoli e all’appello sono mancati più di 200 mila braccianti. Lavori che gli italiani non vogliono fare. E che i 5 Stelle hanno impedito che fossero offerti a chi beneficia del Reddito di cittadinanza.

I 5 Stelle si sono spaccati su questo punto. Toccherà a Conte, che conferma le doti di mediatore, spiegare loro perché è necessario procedere con una sanatoria. Ad ogni modo già prevista nel testo del decreto Maggio là dove si parla di “lavoratori in nero, nello specifico braccianti, colf e badanti, con permessi temporanei da 4 mesi o fino al termine della durata del contratto”.

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