Economia

Governo Conte II: ottavo mese

Governo Conte II: sesto mese (pagelle)

Giuseppe Conte e Roberto Speranza

Dl Liquidità. Le garanzie statali sui prestiti bancari sono un capitolo centrale del decreto Liquidità. Capitolo diviso a sua volta in due canali di accesso: la società pubblica Sace (parte del polo Cdp), soprattutto per le imprese più grandi, e il Fondo di garanzia per le Pmi (Mediocredito Centrale e ministero dello Sviluppo) che è più mirato a imprese fino a 499 dipendenti. I prestiti garantiti con le nuove regole non sono ancora operativi, occorre ancora l’autorizzazione della Ue, l’aggiornamento di alcune procedure interne di banche e Sace e l’aggiornamento della piattaforma informatica del Fondo di garanzia. Potranno servire alcuni giorni.

L’ex Ad Vodafone Vittorio Colao, oggi in forza al fondo statunitense General Atlantic, capitanerà il comitato di esperti in seno a palazzo Chigi. Il menager italiano, di origini bresciane ma di fama internazionale, è dunque l’uomo scelto dal premier Giuseppe Conte per vigilare, in qualità di commissario straordinario, il team di esperti (psicologi, economisti, esperti del lavoro e sociologi) nella fase di ricostruzione. L’indicazione dell’ex numero uno del gruppo telefonico inglese sarebbe nata dopo una serie di contatti avviati la scorsa settimana . “Non è deciso, ma è molto probabile che alla fine sia indicato Colao“, aveva riferito una fonte di Governo all’Adnkronos nelle prime ore di questo pomeriggio. Poi, la conferma ufficiale nella conferenza stampa da Palazzo Chigi delle 19.30. “Sarà Vittorio Colao – ha annunciato il premier Conte – a guidare la squadra di esperti che affiancherà l’esecutivo fuori dalla crisi economica“.

Il Presidente del Consiglio interviene in diretta TV sul far della sera e sceglie una tonalità inconsueta: quella del comizio politico. Lo fa scientemente, insistentemente e (anche) fisicamente. È quel dito sollevato e puntato verso la telecamera a rendere plastico il mutamento genetico impersonato da Giuseppe Conte, un dito puntato per dare fisicità alla frase decisiva di tutto l’intervento: “Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, questo governo guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. E se ha qualche proposta da portare la porta guardando negli occhi tutti gli italiani”. Basta con il mediatore tra i partiti della maggioranza, basta con il fine giurista che studia i dossier, basta con il post-democristiano elegante e misurato che cerca di smussare gli spigoli.

«Sì, ho avuto paura. Specie la notte, quando senti ancora di più il peso dell’isolamento. Dormivo con il saturimetro al dito: era la mia coperta di Linus, che mi dava sicurezza sul livello di ossigeno nel sangue». È la confessione di Anna Ascani, viceministro dell’Istruzione, che, racconta la sua battaglia e relativa guarigione dal contagio da Covid – 19. «È stata una battaglia durissima», sottolinea Ascani che oggi torna al ministero. E sulla quarantena dice: «È stata la mia fortuna: ho evitato di contagiare altre persone» mentre sul contagio ricorda: «Il 14 marzo, stavo male da due giorni e il tampone ha confermato il contagio. All’inizio avevo solo un pò di febbre, che poi è salita fino a 39 e non andava giù. Poi sono arrivati dolori alle ossa e alla schiena. Sentivo in particolare la pressione sul petto». Ascani non è comunque finita in Ospedale. «Era il mio terrore. Soffro di asma fin da bambina», rivela la viceministra. «Sono fortunata, mio fratello Andrea – afferma – vive accanto a me e mi ha fatto da infermiere a distanza, il suo affetto è impagabile. Mi ha portato anche la Playstation. Ho giocato a Fifa, il calcio. E ho vinto la Champions con l’Inter: sono un’interista fondamentalista». «Mio fratello lasciava la spesa fuori. Poi cucinavo io, soprattutto carne. Non me lo diceva il dottore – racconta – ma come sempre ho seguito i consigli di mia madre, anche se non avevano a che fare con la soluzione del problema».

L’introduzione di Recovery Bond garantiti dal bilancio Ue, l’esortazione agli Stati membri all’uso del Mes, no ai coronabond. Sono i punti salienti della risoluzione adottata dal Parlamento europeo sull’azione coordinata dell’Ue per lottare contro la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze. Il testo è passato con 395 sì, 171 contrari e 128 astenuti. Luce verde del Parlamento europeo alla piena flessibilità nell’uso dei fondi strutturali per affrontare l’emergenza coronavirus. La plenaria ha approvato con procedura d’urgenza e a larghissima maggioranza (689 sì, 6 contrari e 1 astensione) la cosiddetta ‘Iniziativa d’investimento in risposta al coronavirus plus’ (Crii Plus) proposta dalla Commissione Ue. L’obiettivo è garantire una flessibilità totale nell’uso delle risorse legate alla politica di coesione e dare un taglio netto alla burocrazia nell’anno contabile 2020-21. Ai Paesi sarà così permesso di trasferire risorse fra fondi diversi, regioni e settori, e potrà anche essere sospeso l’obbligo di co-finanziamento nazionale. Una volta ottenuto l’ultimo via libera da parte del Consiglio Ue, le misure potranno essere pubblicate in Gazzetta ufficiale ed entrare in vigore. Mes, Sure e Bei operativi da giugno e ok al principio del Recovery Fund ‘urgente’, come aveva auspicato l’Italia, anche se con tutti i dettagli ancora da definire. Sono questi i risultati principali del Consiglio europeo di ieri, dedicato alla crisi economica più profonda dal dopoguerra. Un vertice che, nonostante le divisioni, prova a trovare un’unità d’intenti. E ci riesce, almeno in parte, accogliendo l’idea di creare uno strumento nuovo come appunto il fondo per la ripresa.

Il bollettino del coronavirus del 22 aprile 2020 in Italia è tra luci e ombre. Meno malati, meno decessi e nuovo record di guariti, ma contagi che tornano a crescere, soprattutto in Lombardia. È la sintesi della nota riassuntiva dei dati della Protezione civile sull’emergenza coronavirus in Italia: numeri che restano in chiaroscuro ma che complessivamente confermano il trend di discesa che ci accompagnerà verso la sospirata Fase 2. Il trend incoraggiante riguarda i nuovi guariti o dimessi: in 24 ore 2934 unità, in miglioramento rispetto a ieri (aumento di 2723). È il più alto registrato dall’inizio dell’emergenza. In totale, sono complessivamente 54.543 le persone guarite. E conforta anche il quadro dei ricoverati in terapia intensiva: al momento sono 2384 (817 solo in Lombardia), confermato dunque il calo avviato nei giorni scorsi con 87 letti liberati rispetto a ieri. I pazienti ricoverati con sintomi sono 23.805 (329 in meno a 24 ore fa). Attualmente sono in isolamento domiciliare 81.510 persone (pari al 76% degli attualmente positivi), 406 in più.

Di Matteo contro Bonafede. L’ex pm antimafia di Palermo ora al Csm contro il ministro della Giustizia. Non in una sede istituzionale, ma in una trasmissione televisiva. Poco prima di mezzanotte a Non è l’arena di Massimo Giletti. Tema: il posto di capo del Dipartimento delle carceri. In sintesi: Nino Di Matteo accusa Alfonso Bonafede di avergli prima proposto, nel 2018, quindi nel governo Lega-M5S, di fare il capo delle carceri. Ma dopo due giorni avrebbe fatto marcia indietro. La voce corre. La polizia penitenziaria registra la reazione di importanti boss che tra di loro in cella dicono “se arriva questo abbiamo chiuso”, “faremo ammuina”. Le telefonate diventano pubbliche con un articolo del Fatto quotidiano. Di Matteo afferma adesso di essere tornato da Bonafede per accettare il posto al Dap, ma a quel punto il Guardasigilli gli avrebbe detto di aver scelto Francesco Basentini, mentre per lui era disponibile la poltrona di direttore degli Affari penali. Dopo la telefonata di Di Matteo ecco quella di Bonafede che si dichiara “esterrefatto” e propone una versione del tutto opposta nella ricostruzione della proposta e dei tempi. Avrebbe ipotizzato subito con Di Matteo le due soluzioni, la direzione del Dap o quella degli Affari penali, dicendogli però di preferire la seconda strada, perché quello era il posto che fu di Giovanni Falcone ed era più importante nella lotta contro la mafia.

Boss mafiosi detenuti che, per la loro età e condizione di salute, sarebbero stati scarcerati in ossequio alle prescrizioni anticoronavirus che indicano di sfoltire le presenze nelle carceri facendo ricorso a pene alternative.E così il boss di cosa nostra Francesco Bonura, di 78 anni, definito da Tommaso Buscetta «un mafioso valoroso», e Vincenzino Iannazzo, 65 anni, ritenuto esponente della ‘ndrangheta, sono stati posti ai domiciliari per motivi di salute. Ira del leader della Lega, Matteo Salvini: «stanno uscendo pericolosi mafiosi. È una vergogna nazionale». Ma il Dap smentisce di aver emanato qualsiasi disposizione riguardante i detenuti al 41 bis: quello che è stato fatto – afferma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – è «solo un monitoraggio». Ma il ministero della Giustizia ha comunque avviato «tutte le opportune verifiche e approfondimenti». I boss al 41 bis possono sfruttare l’emergenza coronavirus per tornare liberi: sarebbero 74, in particolare, quelli nelle condizioni di età e di salute di farlo.

Con 229 voti favorevoli, 123 contrari e una astensione, è stato approvato definitivamente dalla camera il decreto Cura Italia, che quindi è convertito in legge. Si tratta del primo decreto sul coronavirus con misure di sostegno a famiglie e imprese, che giunge alla fine dell’iter parlamentare. Tutti i gruppi di maggioranza hanno votato sì, i voti contrari sono delle opposizioni. Alcune modifiche sono state introdotte nel passaggio in senato, concluso ieri con la fiducia, mentre alla Camera i deputati non hanno potuto toccare palla tra le proteste dell’opposizione ma anche i malumori nella maggioranza. Il decreto aveva visto la luce a palazzo Chigi dopo il primo e unico confronto di merito sulle ricette anti Coronavirus fra il premier Giuseppe Conte e i leader del centrodestra frutto di moral suasion del Quirinale. Ma in parlamento è andato avanti ed è stato approvato a colpi di fiducia. D’altronde, come aveva messo in chiaro subito il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, durante la sua audizione sul provvedimento all’avvio dell’iter parlamentare, i saldi del decreto erano praticamente blindati e già si guardava al decreto aprile su cui si prometteva un dialogo con l’opposizione che in parlamento non è mai veramente decollato. La situazione del paese si stava rapidamente evolvendo e la prima richiesta di scostamento dagli obiettivi di deficit era stata corretta in corsa dall’esecutivo ed estesa fino a 20 miliardi in termini di indebitamento netto (pari a circa 1,2 punti percentuali di Pil) per un provvedimento che vale 25 miliardi per l’anno 2020, varato il 17 marzo dopo che era scattato il lockdown. Il decreto agisce lungo quattro linee principali di intervento: misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese.

Inizia ufficialmente la Fase 2 dell’emergenza coronavirus per l’Italia. Le indicazioni contenute nel DPCM del 26 aprile scorso entrano in vigore a tutti gli effetti e comporteranno alcuni significativi cambiamenti. Via libera innanzitutto a diverse attività produttive e a circa 4 milioni di lavoratori, ma ecco cosa cambierà nella vita di tutti i giorni per i comuni cittadini. Oltre ai comprovati motivi di salute, lavoro o per necessità, da oggi sarà possibile muoversi – anche all’interno della propria regione di appartenenza – per fare visita ai “congiunti”, ossia individui con cui esista un legame affettivo stabile, come parenti più o meno stretti e partner, mentre per ora non sarà possibile incontrare i propri amici. Si registra un’apertura anche per i possessori di una seconda casa, che potrà essere raggiunta solo se presente nella stessa regione di residenza e per motivazioni strettamente necessarie. Tutti questi spostamenti non richiederanno più l’obbligatorietà dell’esibizione dell’autocertificazione in caso di controllo.

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi boccia le misure del nuovo dpcm, contenente le prime misure che allentano il lockdown in Italia: “Giovedì andrò in Aula e gli dirò tutto quello che penso: non si può continuare a mantenere un paese agli arresti domiciliari. È un grave problema, ma non possiamo pensare in nome del coronavirus, che oggi non è più forte come un mese fa, di continuare ad avere la situazione che abbiamo mentre gli altri paesi ci mangiano quote di mercato. A me questa cosa fa uscire di testa”, ha dichiarato ai microfoni di TgCom. “C’e un problema come ha detto la Cei sulle chiese ma ce un problema sui piccoli negozi legato al fatto che se non ripartiamo la nostra economia in autunno sara’ un’economia devastata”

Questa mattina è stata posizionata l’ultima sezione, la diciannovesima, del piano stradale (il cosiddetto “impalcato”) del nuovo ponte di Genova sul fiume Polcevera. È quindi completata la struttura d’acciaio del viadotto, che collega la parte est con quella ovest del ponte. Nei prossimi mesi si procederà al completamento del manto stradale e alla delicata fase dei collaudi. Il ponte, secondo quanto confermato dal sindaco di Genova Marco Bucci, dovrebbe essere completato definitivamente il prossimo luglio, quindi a quasi due anni dal crollo del ponte Morandi dell’agosto del 2018 in cui morirono 43 persone.

Il senatore Luigi Zanda ha rassegnato oggi le dimissioni da tesoriere del Partito democratico. Lo rende noto il Pd. “Auguri a Luigi Zanda – scrive il segretario Nicola Zingaretti – che ringrazio per il lavoro di questi mesi da Tesoriere del Partito. Gli avevo chiesto, per la sua autorevolezza e per le sue indiscutibili capacità, di ricoprire questo delicato e fondamentale incarico, anche a fronte di una situazione molto difficile per le finanze del partito e per i dipendenti, che Luigi ha saputo esprimere al meglio affrontando diverse sfide elettorali e organizzative. A lui un ringraziamento – conclude Zingaretti – da parte di tutti i democratici e un augurio per la sua nuova avventura che, ne sono certo, saprà affrontare con il massimo delle energie”. E quest’oggi è stata costituita a Torino la società Editoriale Domani posseduta da due società il cui azionista unico è l’ingegner Carlo De Benedetti. Presidente è per l’appunto Luigi Zanda.

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