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Coronavirus, Usa dichiara lo stato d’emergenza nazionale

Un piano da almeno 50 miliardi di dollari per venire in soccorso agli Stati americani più colpiti. Donald Trump ha annunciato il maxi stanziamento in conferenza stampa alla Casa Bianca, convocata per proclamare lo stato d’emergenza nazionale per contrastare il diffondersi dei contagi da coronavirus. Negli Usa i casi hanno superato i duemila, almeno 2.033 secondo i dati delle autorità federali e statali. I morti sono 47. “Assicureremo massima flessibilità nella lotta al virus e chiederemo agli ospedali di preparare dei piani di emergenza”, ha detto Trump, che ha annunciato la sospensione del pagamento degli interessi sui prestiti degli studenti americani e ulteriori restrizioni per viaggi verso altri Paesi, compreso il Regno Unito. Ha parlato di “otto settimane critiche” e sancito il divieto delle visite nelle case di riposo, a meno che non si tratti di persone in fin di vita.

Trump ha spiegato che ci sarà “mezzo milioni di test aggiuntivi a disposizione all’inizio della prossima settimana”, “che comporterà probabilmente 1,4 milioni di test la prossima settimana e cinque milioni in un mese. Il nostro massimo obiettivo è fermare la diffusione del virus”, ha continuato, sottolineando che Google sta sviluppando un sito per determinare il fabbisogno in termini di test per il coronavirus e la disponibilità. Ci sarà anche un sistema di tele-diagnosi e test ‘drive-in’, direttamente in auto, per capire se si è positivi. Su un sito internet si descriveranno i propri sintomi e all’utente verrà consigliato o meno se fare il test. Verranno effettuati tamponi nei parcheggi di grandi centri commerciali come Walmart, senza uscire dall’auto. Ha comunque precisato che a fare i test saranno i sintomatici. E il presidente ha fatto volare Wall Street, annunciando di volere acquistare petrolio per aumentare il livello delle riserve strategiche degli Stati Uniti: le quotazioni dell’oro nero, dopo le sue parole, sono salite del 7,49% a 33,59 dollari al barile.

Il caso del meeting in Florida – Intanto però a Washington tiene banco il caso Bolsonaro e del suo portavoce Fabio Wajngarten, risultato positivo ai test del Covid-19. Entrambi nel weekend scorso erano a Mar-a-Lago, la residenza di Donald Trump a West Palm Beach, in Florida, ma sia il tycoon sia il vicepresidente Mike Pence hanno finora rifiutato di sottoporsi al tampone, nonostante le immagini che li ritraggono vicini a Wajngarten. “Non ho alcun sintomo”, ha detto Trump ma ha affermato che “probabilmente” farà il test per il coronavirus “molto presto”. Oramai 48 Stati Usa su 50, più il District of Columbia dove si trova la capitale federale Washington, presentano casi di contagio. E le ripercussioni si fanno sentire anche sulla campagna elettorale, con la Louisiana che è diventata il primo Stato a decidere di spostare la data delle sue primarie programmate per il 4 aprile.

I contagi in aumento a New York – La situazione più preoccupante del Paese si registra comunque a New York, dove i casi sono raddoppiati in 24 ore sfiorando quota 100 ma con circa 1.800 persone in quarantena volontaria e tanti altri in attesa dei test. Mentre nell’intero stato di New York i casi sono oltre 300. Così la metropoli si prepara alla possibilità di un vero e proprio lockdown, con la chiusura di scuole, negozi e uffici dopo lo stop già deciso per musei, teatri, arene e per tutti gli assembramenti con più di 500 persone. Nei cassetti del sindaco Bill de Blasio e del governatore dello Stato Andrew Cuomo sarebbero pronti anche piani straordinari ed eccezionali da far scattare nel ‘worst case scenario’: misure drastiche come il quasi fermo della rete della metropolitana o il blocco dei ponti che collegano l’isola di Manhattan al resto della città.

I timori di contagio nella Casa Bianca – In Florida con Trump e Bolsonaro c’era anche il senatore Lindsay Graham, che è in attesa dei risultati del tampone. Positivo il sindaco di Miami Francis Suarez, che ha a sua volta ricevuto la delegazione brasiliana nel suo ufficio. Lo spettro del propagarsi dell’infezione, dunque, aleggia sulla Casa Bianca, dove ore febbrili sono seguite alla notizia che Bolsonaro era risultato positivo, poi rivelatasi infondata ma intanto girata su gran parte dei media mondiali. Notizia poi smentita dallo stesso leader brasiliano che ha postato su Facebook i risultati degli esami e una sua foto mentre provocatoriamente compie il gesto dell’ombrello. Intanto però una riunione d’urgenza era stata già convocata nell’ufficio del capo dello staff di Trump, a pochi metri dallo Studio Ovale, e il pressing sulle due più alte cariche dello Stato perché si sottopongano ai test si starebbe facendo sempre più insistente con il passare delle ore.

Ad accrescere la preoccupazione della Casa Bianca, poi, anche l’incontro giorni fa di Ivanka Trump e del ministro della Giustizia americano William Barr con il ministro degli Interni australiano, Peter Dutton, risultato positivo al coronavirus. Un meeting testimoniato anche da una foto scattata all’ambasciata australiana a Washington.
Dichiarando lo stato di emergenza nazionale Trump assicura che vengano liberate nuove risorse per assistere gli americani colpiti dall’epidemia, dando al presidente più poteri per usare i 40 miliardi di dollari del fondo anticalamità. Mentre il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha assicurato che la Casa Bianca e il Congresso sono vicini ad un accordo sul piano di stimolo destinato a sostenere l’economia ed allontanare l’incubo della recessione. La situazione si fa però sempre più difficile.

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