Governo

I partiti in pressing sul governo per allargare la zona rossa a tutta l’Italia

Coronavirus, tutti collaborativi tranne Salvini

Coronavirus

L’aumento dei contagi, la difficoltà a contenere gli spostamenti tra regioni, le rivolte scoppiate in diversi istituti penitenziari, la situazione degli ospedali a rischio collasso, i dati negativi della Borsa e i timori di attacchi speculativi.

Ma, soprattutto, il rischio di un’economia italiana in ginocchio qualora, come si inizia a temere in queste ore, il contagio dovesse esplodere nelle regione del Sud. L‘emergenza coronavirus fa ‘tremare’ la politica italiana, pronta ad assumersi la responsabilità di possibili ulteriori misure restrittive per far fronte alla situazione.

“Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare come ‘io resto a casa’. Ci sarà un divieto di assembramento. Non ci possiamo permettere occasioni di contagio” ha aggiunto il presidente del Consiglio durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Sono 9.172 i casi totali di coronavirus nel nostro Paese, 1.797 più di ieri

Dalle opposizioni arriva la proposta di allargare a tutta l’Italia la cosiddetta ‘zona rossa‘, ovvero estendere all’intero territorio nazionale le misure maggiormente restrittive che ora riguardano la regione Lombardia e 14 province del nord. A chiedere un’ulteriore ‘stretta’ è Matteo Salvini, che ha già contattato il premier Giuseppe Conte per un incontro.

Lo chiede anche Forza Italia. Una ipotesi che non viene respinta a priori dalle forze di maggioranza, disponibili a confrontarsi nel merito delle possibili ulteriori misure da adottare. Anzi, il leader di Iv Matteo Renzi si dice convinto che nei prossimi giorni serviranno “misure più dure”, a partire dal “considerare tutta Italia come zona rossa”.

Al momento, viene spiegato, nessuna valutazione concreta è all’attenzione dell’esecutivo. Si tratta, viene specificato da fonti governative, di ipotesi che riguardano le forze politiche. Le quali, appunto, spingono affinchè si proceda in tempi stretti con norme e regole uguali per tutti, valide su tutto il territorio nazionale.

Il governo deve ascoltarci, è il ragionamento che accomuna maggioranza e opposizione, prima che il virus dilaghi al sud. Non si parla di estensione della zona rossa tra i giallorossi che stanno lavorando in queste ore sulla proposta di uniformare le azioni nelle varie regioni contro il Coronavirus. Ma di una sorta di “zona arancione” complessiva.

A questo scopo, viene ricordato da fonti di maggioranza, è stata istituita anche la cabina di regia Governo-Regioni in Protezione Civile, con i ministri degli Affari Regionali e della Salute, Francesco Boccia e Roberto Speranza, con il commissario all’emergenza Angelo Borrelli e con i governatori – o loro delegati – collegati in videoconferenza. Anche nella maggioranza, tuttavia, è aperta la discussione sulle possibili ulteriori misure da prendere per frenare il dilagare del contagio anche nel meridione.

“Serve mettere in sicurezza il Paese estendendo le misure di emergenza sanitaria della cosiddetta ‘zona rossa’ a tutto il territorio nazionale, la salute degli italiani viene prima di tutto”, afferma Salvini che chiede, al contempo, “sia a livello di governo italiano che a livello di Europa e Banca Centrale Europea, sia data totale copertura economica a garanzia di imprese, posti di lavoro, risparmi, spese sanitarie. A qualsiasi costo e usando qualsiasi cifra serva. Subito”, conclude. Dello stesso avviso Forza Italia: “Evitiamo il contagio nel centro-sud. Servono misure uguali in tutta Italia. La zona rossa va estesa in ogni regione”, sostiene il vice presidente azzurro, Antonio Tajani.

Anche le due capogruppo, Gelmini e Bernini, chiedono al governo di estendere la zona rossa, per 14 giorni, a tutto il Paese. “Siamo in guerra e in guerra non importa nulla chi governa e chi è all’opposizione”, osserva Pier Ferdinando Casini. “Siamo tutti sulla stessa barca: chi non l’ha capito ancora è un irresponsabile. L’unica soluzione seria è estendere la zona rossa a tutta Italia per evitare che il contagio ci sommerga. Non si tratta di una risposta emotiva, ma di una decisione dolorosa, inevitabile e razionale”, conclude l’ex presidente della Camera.

Nel Movimento 5 stelle – alcune fonti parlamentari spiegano che un inasprimento delle misure sarebbe preso in considerazione qualora il governo dovesse ritenerlo utile – è il vice ministro Stefano Buffagni a chiedere “misure più drastiche fin da subito”. Una presa di posizione che nasce dalla preoccupazione per i casi di violazione delle “zone rosse” in Lombardia. Per Buffagni c’è, dunque, la necessità di tutelare la salute di tutti e, in particolare, dei “più fragili”.

Dal Partito Democratico è il vice segretario Andrea Orlando a sottolineare che i dem sosterranno “tutte le misure restrittive che il governo e le autorità sanitarie riterranno necessarie. Rinnoviamo l’invito a tutti i cittadini a rispettare le misure già emanate. Chi viola le norme in questa situazione mette a rischio la salute del prossimo, in particolare delle persone più vulnerabili”.

Pronta a sostenere la linea dura in tutto il territorio nazionale anche Italia viva: “Le misure che sono state prese sono state comunicate come molto dure”, dice Matteo Renzi, “ma non lo sono. Anzi, io credo che, nei prossimi giorni, servirà altro. Il virus sta correndo molto più velocemente dei nostri decreti. Personalmente, credo che ormai tutta Italia debba essere considerata come una zona rossa”. Cauta la posizione di Leu: ​”Non spetta ai partiti decidere, ma agli organi deputati a questo”, afferma la capogruppo al Senato Loredana De Petris, che spiega: “C’è il comitato tecnico scientifico, c’è la Protezione Civile, ci sono tutte le autorità in grado di valutare, elementi alla mano, quale sia la strada migliore da seguire”.

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