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Fallisce il vertice europeo sul bilancio, Europa spaccata.

Fallisce il vertice europeo sul bilancio, Europa spaccata.

Ursula von der Leyen e Charles Michel

Nessun accordo al vertice europeo straordinario convocato per discutere del prossimo bilancio pluriennale 2021-2027. Dopo oltre 30 ore di trattative non-stop, i 27 non sono riusciti a trovare un compromesso che potesse accontentare tutti. “Nelle ultime settimane e giorni abbiamo lavorato molto intensamente con lo scopo di raggiungere un accordo sul bilancio, purtroppo oggi abbiamo constatato che non era possibile”, ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Ora, gli ha fatto eco la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, “dobbiamo continuare a lavorare, il tempo è poco”, altrimenti dal 2021 non avremo più l’Erasmus, le politiche di coesione e le risorse per affrontare le grandi sfide che attendono l’Ue per l’ambiente e il digitale.

La trattativa tra i 27 leader è naufragata sull’ultima proposta al ribasso messa sul tavolo dei leader. “C’erano differenze troppo grandi tra i partner”, ha ammesso la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Abbiamo difeso Pac, regioni ultraperiferiche, difesa, spazio e digitale”, ha osservato dal canto suo il presidente francese Emmanuel Macron. “Non c’era unanimità per l’ambizione, continueremo a lavorare”. Nell’ultimo documento si prospettava di stanziare l′1,069 per cento del reddito nazionale lordo (Rnl), una cifra inferiore di circa 10 miliardi rispetto ai 1.094 miliardi di euro (l′1,074% del Rnl) della proposta messa sul tavolo da Michel all’inizio del summit.

Ma non è stato solo su una manciata di miliardi che il summit è fallito. A partire dal pomeriggio di giovedì si è innescato un braccio di ferro che si è tradotto in una serie frenetica e infinita di incontri a geometria variabile che hanno visto scendere in campo le varie squadre di Paesi. Una partita che ha visto contrapposte innanzi tutto la formazione dei cosiddetti Paesi ‘frugali’ – cioè Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia – che hanno sempre spinto per non superare la soglia dell′1% contro quella degli amici della coesione (17 Paesi tra cui l’Italia). Un gruppo, quest’ultimo, favorevole ad un aumento delle risorse attraverso soprattutto nuove entrate come la tassa sulla plastica che possa sostenere efficacemente le principali politiche Ue.

Ad amplificare lo scontro è stato anche il duro confronto che si è consumato tra i Paesi che finora hanno usufruito di una qualche forma di rimborso (sempre gli stessi ‘frugali’ più la Germania) e lo vogliono mantenere e un’altra ventina – tra cui l’Italia – determinati invece ad eliminare questa formula nata dalla battaglia vinta a suo tempo da Margaret Thatcher.

Davanti a questo scenario il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sempre mantenuto una posizione ferma, favorevole all’eliminazione dei rimborsi che, secondo il governo di Roma, deve riguardare anche la Germania. Al termine del vertice Conte ha inoltre reso noto che “l’Italia ha ricevuto il mandato, insieme a Romania e Portogallo, di elaborare una controproposta in linea con un disegno più ambizioso” per il bilancio dell’Unione europea. Anche il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ha espresso la delusione sua e dell’istituzione che rappresenta per “l’incapacità del Consiglio europeo di trovare un accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale e sulle risorse proprie. Nessun paese da solo può affrontare adeguatamente queste sfide e mantenere la posizione attuale”, ha aggiunto. ”È essenziale trovare rapidamente un accordo ambizioso”.

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