Giustizia

Cdm vara la riforma del processo penale. Italia Viva assente.

Cdm vara la riforma del processo penale. Italia Viva assente.
Teresa Bellanova e Elena Bonetti

Via libera al ddl sulla riforma del processo penale: nel provvedimento c’è anche il lodo Conte bis, il compromesso trovato da M5S, Pd e Leu sulla prescrizione. La decisione in Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, a cui, come annunciato da Matteo Renzi, non hanno partecipato le ministre di Italia VivaTeresa Bellanova, titolare dell’Agricoltura, e quella della Famiglia Elena Bonetti. Con l’ok di stasera si torna alla versione del lodo concordata nell’ultimo vertice: la prescrizione si sospende dopo la condanna in primo grado e torna a decorrere retroattivamente in caso di assoluzione in appello, diventando definitiva solo in caso di doppia condanna. Il ministro Bonafede ha annunciato un “piano di assunzioni e investimenti che non conosce precedenti” e ha spiegato di voler puntare sulla digitalizzazione e sui “processi telematici”. Il premier Conte, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha criticato l’assenza di ItaliaViva: “Deve chiarire non solo a me, ma anche al Paese, che cosa intende fare. Nella consapevolezza che se vogliono correre insieme a noi devono essere disponibili a non fare sgambetti“.

Anche ieri Renzi ha fatto sapere che su questo tema avrebbe accettato un compromesso diverso da quello uscito da Palazzo Chigi. Un compromesso nel merito. “Ai tavoli avevamo detto che eravamo disponibili anche ad accettare che la prescrizione potesse essere cancellata, ma solo dopo l’appello”, ha spiegato Renzi in diretta Facebook. E oggi, dal suo partito, arrivano segnali di disgelo. Ci sarebbe la volontà di votare il pacchetto che riforma il processo penale, affrontando il nodo della riforma Bonafede non appena i lavori parlamentari lo permetteranno. Una linea confermata da fonti renziane di primo piano: “Come si fa a dire che non votiamo la riforma del processo penale? Poi, quando arriverà la discussione sulla prescrizione, si lavorerà per le modifiche. Ma sulla velocizzazione dei tempi della giustizia abbiamo sempre detto che per noi è una priorità”. Il giudizio sul lodo Conte Bis non cambia: “Non è che non ci piace nel merito, è incostituzionale”. Insomma, l’esecutivo giallorosso sembra sempre di più un circuito a corrente alternata. In cui Italia Viva gioca il suo ruolo di “ricatto” (parole del premier, Giuseppe Conte).

Processi più rapidi, definiti in 4-5 anni, tempi più stretti per le indagini preliminari, rischio di sanzioni per le toghe nel caso di violazioni per “negligenza inescusabile”. Questi i punti centrali del disegno di legge delega sulla riforma del processo penale – con la quale il Guardasigilli Alfonso Bonafede intende realizzare l’obiettivo di eliminare i tempi morti nel processo e dare una risposta più veloce alla domanda di giustizia dei cittadini – in cui entra anche il lodo Conte bis sulla prescrizione. Queste le principali novità del ddl delega approvato in Consiglio dei ministri.

Con il lodo Conte bis si prevedono modifiche alla riforma, introdotta con la Spazzacorrotti, della prescrizione entrata in vigore il primo gennaio scorso che blocca la decorrenza dei termini dalla sentenza di primo grado. Con il lodo, invece, si distingue tra condannati e assolti: per i primi resta lo stop, ma in caso di assoluzione in appello si potranno recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati.

Tempi prefissati – massimo 5 anni – per i processi penali, salvo quelli per i reati più gravi quali mafia, terrorismo e quelli di maggior rilievo contro la Pubblica amministrazione. Si prevedono un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità, nei procedimenti per i reati di competenza del giudice monocratico; due anni per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio di legittimità nei processi davanti al tribunale collegiale. Tali termini possono essere determinati in misura diversa dal Consiglio superiore della magistratura in relazione a ciascun ufficio, con cadenza biennale, tenendo conto di “pendenze”, “sopravvenienze”, “natura dei procedimenti e loro complessità”, “risorse disponibili”. Il dirigente dell’ufficio è tenuto a vigilare sul rispetto di tali regole e a segnalare ai titolari dell’azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative “quando imputabile a negligenza inescusabile”. 

Nei casi di impugnazione delle sentenze di condanna, le parti possano presentare istanza di immediata definizione del processo, decorsi i termini di durata dei giudizi in grado di appello e in Cassazione: il processo va definito entro sei mesi dal deposito dell’istanza di immediata definizione. I casi di violazione e di non adozione di idonee misure organizzative possono integrare un illecito disciplinare, se vi è stata “negligenza inescusabile”.

La riforma prevede una modifica dei termini di durata delle indagini preliminari, modulati in relazione alla gravità dei reati: 6 mesi dall’iscrizione sul registro degli indagati per quanto riguarda i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 3 anni, un anno e 6 mesi se si tratta dei reati considerati di maggiore gravità, un anno per tutti gli altri casi. Il pm puo’ chiedere una proroga di massimo 6 mesi per una sola volta.

Il pm, dopo un tempo fissato dalla scadenza massima dei termini di indagine, deve notificare senza ritardo all’indagato o alla parte offesa che abbia dichiarato di volere esserne informata, avviso del deposito degli atti e della sua facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. La violazione da parte del pm di queste prescrizioni integra illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza. Anche l’omesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa, fatte salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, integra un illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza.

Il ddl delega fissa nuove regole riguardanti i riti alternativi – dal patteggiamento, al rito abbreviato, al giudizio immediato – e ‘paletti’ sulla possibilità di ricorrere in appello: inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa, della sentenza di condanna a pena sostituita con il lavoro di pubblica utilità. Viene introdotto anche il procedimento monocratico in appello. 

Quando non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, dopo la lettura dell’ordinanza con cui provvede all’ammissione delle prove il giudice comunica alle parti il calendario delle udienze per l’istruzione dibattimentale e per lo svolgimento della discussione.

Va assicurata la priorità assoluta anche ai processi relativi ai “delitti colposi di comune pericolo”. Nei procedimenti penali di ogni ordine e grado, il deposito di atti e documenti puo’ essere effettuato anche con modalità telematiche. Rafforzato il sistema di notifiche telematiche.

Per dare attuazione a un programma di misure straordinarie per la celere definizione e per il contenimento della durata dei procedimenti giudiziari pendenti e per assicurare l’avvio della digitalizzazione del processo penale, il ministero della Giustizia è autorizzato ad assumere, nel biennio 2020-2021, con contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 24 mesi, anche in sovrannumero rispetto all’attuale dotazione organica e alle assunzioni già programmate, mille unità di personale amministrativo non dirigenziale. In arrivo anche 500 giudici ausiliari nelle Corti d’appello. 

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