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Human Rights Watch: la Tanzania nega il diritto alla salute per le persone Lgbt

Human Rights Watch: la Tanzania nega il diritto alla salute per le persone Lgbt

Human Rights Watch: la Tanzania nega il diritto alla salute per le persone Lgbt

L’allarme di Human Rights Watch è preoccupante: la Tanzania ostacolerebbe l’accesso alle cure per la comunità LGBT con politiche sanitarie altamente discriminatorie. Agli arresti e ai test anali (considerati una tortura) per verificare l’omosessualità di una persona, adesso la politica si mette di traverso anche nella sanità, impedendo l’accesso alle cure in particolare a quella parte della popolazione che risulta più vulnerabile al virus dell’HIV. 

Una vera e propria chiusura verso la comunità LGBT, a partire dal ministero della Salute. Quest’ultimo, infatti, ha vietato alle organizzazioni LGBT di organizzare campagna di sensibilizzazione e prevenzione dell’HIV, ma non solo. Ha anche deciso di chiudere i centri dove era possibile fare i test e che forniva assistenza, oltre a consegnare preservativi per i rapporti occasionali.

Neela Ghoshal è una ricercatrice per i diritti LGBT presso Human Rights Watch. Nel rapporto pubblicato oggi dall’organizzazione, spiega:

Le autorità tanzaniane hanno orchestrato un attacco sistematico ai diritti delle persone LGBT, incluso il loro diritto alla salute. Le minacce prodotte intorno alla cosiddetta “promozione dell’omosessualità” hanno spostato le migliori pratiche e gli approcci basati sull’evidenza nel guidare la politica sull’HIV in Tanzania. 

Secondo il ministero della Salute la fornitura di preservativi e lubrificanti contribuirebbe alla promozione dell’omosessualità, e le strutture ospedaliere non avrebbero mai fatto alcuna discriminazione. Dichiarazioni completamente inverse a quelle divulgate da HRW. A sostenere la falsità di quanto assicurato dal ministero, sono vittime di questa discriminazione, ovvero persone LGBT della Tanzania, oltre a ricercatori, attivisti e personale delle Nazioni Unite. 

Il rapporto HRW attacca anche la Polizia, la quale avrebbe interrotto diversi incontri di formazione in cui si parlava di HIV, arrestando i partecipanti. Poi sono quotidiani gli episodi discriminatori a cui gli LGBT devono subire.

Il rapporto di HRW ha riportato alcune testimonianze, in modo tale da far comprendere il livello di isolamento che devono sopportare.

La testimonianza di Osman, un ragazzo omosessuale sieropositivo di 24 anni, in cerca di cure per l’HIV:

Mi hanno detto “Sei un bravo ragazzo, perché fai sesso gay? Ecco perché hai l’AIDS, perché quegli atti hanno fatto arrabbiare Dio”. Mi hanno anche detto di interrompere questi giochi e di salvarmi, di cacciare Satana, che mi ha fatto fare sesso, e di trovare una moglie, sposarmi e avere una famiglia .

Kim, sottoposta a un test anale:

Questi medici hanno eseguito la procedura dei test anali con la forza. Gli agenti di polizia erano lì con le pistole… Siamo andati nel reparto materno dove vanno le donne per partorire. Hanno preso questo strumento di metallo e lo hanno inserito nell’ano ed è stato molto, molto doloroso. E poi dicono “Tossisci, prova a tossire” mentre l’acciaio è dentro il nostro ano, e quando tossivo, mi premevano il metallo dentro. È stato molto brutale e doloroso. Stavano premendo i testicoli, il pene. Tutto ciò che riguarda quel test è stato molto brutale.

Queste sono solo due testimonianze, ma fanno capire chiaramente la vita di una persona LGBT in Tanzania. 

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