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Keira Bell non è una persona trans, a quante persone volete far pagare questo errore?

Keira Bell non è una persona trans, a quante persone volete far pagare questo errore?

Keira Bell, è una donna di 23 anni, a 16 anni pensa di essere nata in un corpo a cui non sentiva di appartenere, si rivolge alla clinica Tavistock Centre di Londra dove si occupano d’identità di genere. Intraprende il percorso di transizione al maschile, inizia la cura ormonale e fa l’intervento di mastectomia. Ad un certo momento pensa di avere fatto la cosa sbagliata, denuncia il Sistema Sanitario Nazionale perché l’ha indirizzata alla clinica (Tavistock Center of London) dove afferma di essere stata seguita con superficialità.L’Alta Corte si pronuncia e stabiliscono che da questo momento in poi le persone adolescenti trans per iniziare il percorso di transizione devono passare prima per il tribunale. L’Inghilterra fa un enorme passo indietro, da questo momento in poi soltanto le persone adolescenti che possono permettersi di affrontare le spese legali (che sono altissime) potranno iniziare il percorso di transizione.Mi sono posto alcune domande. I giudici della Suprema Corte inglese:- hanno valutato tutti suicidi, gli abbandoni scolastici, i disturbi sulla personalità che causa la disforia di genere?- hanno valutato lo stato di ansia in cui vivono le persone trans e cosa significa portare avanti questa agonia?- hanno valutato quanta vita stanno portando via a queste persone?- hanno valutato tutta la parte delle persone che sono felici di avere fatto la transizione e che non tornerebbero indietro mai?- perché per un errore di una persona e di una clinica devono pagare le conseguenze tutte le altre persone e le strutture che funzionano bene? – quante donne (per esempio) si pentono di avere abortito, può capitare, allora che facciamo eliminiamo l’aborto per questo?Keira Bell ha fatto quello che lei dice di essere un errore, ma anche se era minorenne aveva la capacità di intendere e di volere, dovrebbe essere aiutata ad elaborare con se stessa questa scelta sbagliata, prendersi la responsabilità e là dove si senta in colpa lavorare sui propri sensi di colpa.Lei dice di volere salvare altre ragazze ma l’unica persona che sta cercando di salvare è se stessa. Le persone trans vogliono uscire fuori da questi processi di valutazione paternalistici e patologizzanti, non ci deve essere qualcuno che valuti se siamo o no trans o qualcuno con cui prendercela se si pensa di essersi spinti oltre. Noi persone trans siamo responsabili delle nostre azioni.Per quanto riguarda le/i bambine/i è fondamentale che siano aiutati, ma non devono essere contrastati e tantomeno spinti , bensì devono essere guidati in un processo di consapevolezza.I nuclei familiari devono spendere i soldi solo per il benessere dei propri figli non per gli avvocati.

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