Centrosinistra

Governo, vertice tra Di Maio e Zingaretti a Palazzo Chigi

Governo, vertice tra Di Maio e Zingaretti a Palazzo Chigi
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Incontro di 45 minuti a Palazzo Chigi tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. Il capo politico del M5s e il segretario del Pd si sono confrontati sulla situazione politica generale e sul percorso da avviare per definire i prossimi obiettivi di governo. Il colloquio è avvenuto, come riportato in una nota congiunta degli staff dei due leader, in un clima “molto positivo e costruttivo”. 

L’azione di governo e le Regionali in vista – Il rilancio dell’azione di governo, comunque, potrebbe dipendere dalle prossime tornate elettorali e, in particolare, dalle Regionali in programma in Emilia-Romagna e Calabria il 26 gennaio. Lo stesso Zingaretti, parlando delle elezioni calabresi le ha definite “un importante spartiacque per il riscatto della Regione. Il Pd, il centrosinistra unito e le forze civiche della coalizione hanno dimostrato di avere coraggio, mantenendo fede all’impegno di rinnovamento e cambiamento, superando anche divisioni e polemiche”, ha aggiunto Zingaretti.

La Giustizia al centro del vertice di maggiornaza di martedì 7 gennaio –All’interno della maggioranza sono tanti i nodi da sciogliere, dalla recovaca delle concessioni austradali ai Benetton, alla riforma della Giustizia.  E quest’ultimo è probabilmente il piu capitolo piu urgente: sarà al centro del vertice convocatao dal premier Conte per martedi prossimo. Lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, come prevede la riforma del Guardasigilli, il pentastellato Bonafede, è entrata in vigore l’1 gennaio ma continua a dividere il governo. Italia Viva minaccia di votare il testo di Forza Italia, il Pd chiede a Conte una mediazione e vuole tempi certi (come il M5s) per i processi.

Durante l’incontro tra il leader M5s e il segretario del Partito democratico sono stati toccati i principali nodi attualmente da sbrogliare (concessioni autostradali, riforma della Giustizia, Alitalia, ex Ilva) ma soprattutto la legge elettorale che dovrà mandare il soffitta il (tanto discusso) Rosatellum. Un’intesa di massima tra i due capi partito (e azionisti di maggioranza del governo) è stata trovata: l’obiettivo comune è quello del proporzionale con uno sbarramento alto, probabilmente compreso tra il 6 e l’8 per cento, sicuramente sopra il 5.

La prima, immediata conseguenza, di una legge elettorale puramente proporzionale con sbarramento alto sarebbe quello di “anestetizzare” il (pieno) di voti della Lega di Salvini (e allontanare l’ipotesi di governo Salvini-Meloni) ma anche quello di mettere in difficoltà i partiti minori, fatta eccezione per Italia Viva, che Renzi è convinto possa superare senza eccessive difficoltà il 5-6% (e i suoi voti, soprattutto al Senato, possono risultare decisivi ogni volta). Inevitabili le preoccupazioni di Leu e il mal di pancia delle opposizioni.

Leu: “M5s e Pd non cambino le carte in tavola” – “È sorprendente, e soprattutto scorretto, che per la legge elettorale ci sia un tavolo di maggioranza orientato verso una soluzione, ma poi tutto venga stravolto da un incontro tra due soli leader, nel caso specifico Di Maio e Zingaretti. Questo metodo non è accettabile. Così come non è accettabile la proposta di uno sbarramento al 5%, che cambia le carte in tavola. La riforma della legge elettorale nasce con l’idea di evitare distorsioni maggioritarie dopo la riduzione del numero dei parlamentari. E innalzare la soglia di sbarramento non e’ affatto garanzia di rappresentanza”. Questa la prima reazione di Francesco Laforgia e Luca Pastorino, parlamentari eletti con Liberi e Uguali. “Se il progetto – aggiungono Laforgia e Pastorino – è quello di fare una legge elettorale contro alcuni partiti, si parte col piede sbagliato”.

Maurizio Gasparri (Forza Italia): “Proporzionale apre la strada all’inciucio permanente” – “Una legge elettorale proporzionale aprirebbe la strada a un inciucio permanente e all’esproprio della volontà dei cittadini. Bisogna impedire questa sciagura e spero che in Parlamento saremo in molti a ostacolare una svolta proporzionalista. Occorre una legge elettorale che prima del voto faccia formare degli schieramenti e un premio alle coalizioni che consenta una vera governabilità. Non esiste un sistema elettorale perfetto, lo dimostra l’esperienza di tutto il mondo. Ma un sistema proporzionale, anche se con una soglia di sbarramento, sarebbe la scelta peggiore alla quale personalmente mi opporrò in tutte le sedi. La gente deve votare sapendo chi governa e non dando un mandato in bianco per l’inciucio permanete a cui assistiamo ormai da troppo tempo”.

Verdi: “La proposta M5s-Pd consegna il Paese all’estrema destra” – “Il Movimento 5 Stelle e il Pd in un incontro di 45 minuti hanno deciso di proporre una legge elettorale che introduce sbarramenti elevati che nulla hanno a che fare con la governabilità ma che, come successo in passato, apriranno la strada alla destra per governi che sicuramente non faranno bene alle democrazia e limiteranno la rappresentanza politica”. Lo scrivono in una nota Elena Grandi, co-portavoce dei Verdi, e Angelo Bonelli, coordinatore dell’esecutivo dei Verdi.

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