Guerra

Usa-Iran, Trump rivendica l’uccisione di Qassem Soleimani: “Avremmo dovuto farlo fuori anni fa”. I dem: “Provocazione sproporzionata”

Usa-Iran, Trump rivendica l'uccisione di Qassem Soleimani

Usa-Iran, Trump rivendica l’uccisione di Qassem Soleimani

Dopo i numerosi tweet presidenziali postati in seguito al raid delle forze Usa in Iraq contro il generale degli ayatollah, Qassem Solimani, Donald Trump ha fatto il suo primo intervento pubblico da Mar-a-Lago, in Florida: “Il suo regno del terrore è finito. Soleimani stava pianificando imminenti e sinistri attacchi contro diplomatici e militari americani. Lo abbiamo preso ed eliminato”, ha detto.

“Avremmo dovuto farlo fuori anni fa”. Donald Trump ha inaugurato così una delle giornate più drammatiche della sua presidenza con un tweet postato alle nove del mattino dal resort di Mar-a-Lago, in Florida, dove difende il raid Usa condotto nella notte a Bagdad e l’uccisione del più importante comandante iraniano, Qassem Soleimani, in Iran capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione: “Il generale Qassem Soleimani è il responsabile della morte di migliaia di americani. Stava progettando di ucciderne molti altri. Non glielo abbiamo permesso…”.

Gli fa eco il Segretario di Stato Mike Pompeo: “Soleimani stava lavorando a un attacco imminente sulla regione. La decisione di Trump ha salvato molte vite umane. Abbiamo agito sulla base di informazioni di intelligence”. Insomma, il presidente che a giugno aveva bloccato il bombardamento di alcune basi militari come risposta all’abbattimento di un drone americano a 10 minuti dal via, questa volta ha dato retta ai falchi della sua amministrazione.

L’attacco, d’altronde, arriva proprio nel giorno in cui il Senato riprende i lavori, col capo della maggioranza repubblicana che oggi avrebbe dovuto parlare della questione impeachment. E in poche ore ha già ulteriormente diviso il Congresso, rilanciando il vecchio dibattito sui poteri presidenziali in materia di guerra. E mentre i repubblicani, compresi i più critici come Marco Rubio, si sono subito schierati al fianco del Commander-in-Chief, lodando la sua azione, i democratici stanno rispondendo con critica cautela all’uccisione di Soleimani. Sollevando soprattutto questioni sulla sua legalità, dato che il Congresso non è stato consultato.

Nancy Pelosi, la speaker della Camera, ha bollato infatti il raid come “atto provocatorio e sproporzionato” affermando: “Rischia di provocare una pericolosa escalation di violenza”. Il silenzio dell’amministrazione nei confronti del Congresso, aggiunge “è gravissimo”. Chiedendo che i parlamentari “vengano immediatamente informati”.

Anche l’ex vicepresidente Usa Joe Biden, in corsa per la nomination Dem, esprime i suoi timori: “Nessuno piangerà Soleimani” dice. “Ma la sua uccisione provocherà rappresaglie: Trump ha appena lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera”.

Usa toni simili il senatore del Vermont Bernie Sanders, pure lui in corsa per la nomination Dem: “La pericolosa escalation di Trump ci porta più vicini a una nuova e disastrosa guerra in medio Oriente dall’altissimo costo in termini di vite umane e miliardi di dollari” twitta. Ricordando: “Trump ha promesso di mettere fine alle guerre senza fine, ma questa azione ci porta ad una nuova guerra”. Una possibilità che spaventa già molti. “Preparatevi a mandare i vostri figli in guerra” twitta amaro il regista premio Oscar Michael Moore.

Intanto i critici di The Donald ripescano dal suo account Twitter vecchi cinguettii del 2011 dove l’attuale presidente attaccava Barack Obama, accusandolo di essere “pronto a far guerra all’Iran solo per essere rieletto”. Al contrario Obama escluse sempre l’assassinio del generale iraniano, proprio temendone le conseguenze sulla regione.

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