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Il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone è stato espulso dal partito

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Gianluigi Paragone

Il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone è stato espulso dal partito, su decisione del cosiddetto “collegio dei probiviri”, un organo del M5S che ha il compito di controllare e sanzionare chi viola le regole interne del partito. Negli ultimi mesi Paragone aveva attaccato duramente la dirigenza del partito, criticando in particolare la leadership di Luigi Di Maio e votando contro la legge di bilancio decisa dalla maggioranza che include il M5S.

Paragone ha 48 anni e si è avvicinato al Movimento 5 Stelle dopo una carriera da giornalista – tra gli altri per il giornale leghista La Padania – e conduttore di talk show politici e programmi radiofonici. Eletto senatore nel 2018, è stato uno dei maggiori sostenitori dell’alleanza di governo con la Lega, e poi uno dei più critici di quella con il Partito Democratico. Negli ultimi mesi aveva accusato la dirigenza del M5S di averlo trasformato in un partito “dell’establishment”, troppo “giacca e cravatta”. Paragone ha commentato la decisione del M5S postando su Facebook una foto di un foglio con scritto: «Sono stato espulso dal nulla… C’era una volta il 33%, ora…», riferendosi alla percentuale ottenuta dal Movimento alle elezioni del 2018.

“Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali”. La difesa del senatore Gianluigi Paragone, espulso dal M5s la sera del primo gennaio, è arrivata da uno degli esponenti più importanti del Movimento 5 stelle: Alessandro Di Battista. L’ex deputato, da tempo lontano dalle telecamere, ha scelto di commentare con il suo profilo personale di Facebook sotto il post di una attivista per criticare la decisione dei probiviri 5 stelle. “Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui”, ha detto. “Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%. Buon anno a tutti amici miei”. Una presa di posizione quella di Di Battista che non sorprende: l’ex deputato e il senatore sono da sempre molto vicini e hanno condiviso la contrarietà alla nascita del governo Pd-M5s a settembre scorso. Poche settimane fa, mentre Beppe Grillo e Davide Casaleggio erano in Senato per incontrare i parlamentari, i due sono stati visti insieme a cena con gli attivisti.

Paragone è finito sotto accusa per aver votato contro la fiducia al governo sulla legge di Bilancio, ma anche per le sue posizioni critiche degli ultimi tempi. Tra le dichiarazioni che più hanno fatto discutere c’è stata un’intervista ad Agorà durante la quale ha dichiarato: “Di Maio non ha più il potere del capo politico”. Ieri sera, subito dopo la notizia dell’espulsione ha protestato postando, sempre su Facebook, la foto di una pagina bianca con carta intestata del Senato e la frase: “Sono stato cacciato dal nulla”. Poco dopo è intervenuto di nuovo per ringraziare Di Battista del sostegno: “Ringrazio”, ha scritto, “per le belle parole che ha usato per me, in mia difesa. Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento: stop allo strapotere finanziario, stop con l’Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porta girevoli, lotta a difesa dei deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo, perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa”.

In tarda mattinata ha poi registrato e diffuso un video nel quale se la prende con chi ha deciso tecnicamente per la sua espulsione e annuncia che farà ricorso: “Io farò ricorso e se mi gira mi rivolgerò anche alla giustizia ordinaria”. “Cari falsi probiviri, cari uomini del nulla, voi avete paura di me perché io ho quel coraggio che voi non avete più. Contro la meschinità del vostro arbitrio mi appellerò”. Se la prende quindi contro una “volontà politica di espellere qualcuno perché è un rompicoglioni, perché è qualcuno che ti sta obbligando a prendere coscienza del fatto che le battaglie radicali, identitarie, antisistema del Movimento 5 stelle non sono combattute con quella forza. Ecco qual è la mia unica colpa, e quindi sono stato sbattuto fuori da questo nulla, il nulla di queste persone che si arrogano il diritto di prescindere dalla correttezza delle norme”. E ancora: “Ci sono tanti altri casi aperti prima del mio – scandisce – e ci sono tanti altri casi che dovrebbero essere disciplinati. Però Paragone deve essere buttato fuori, perché? Perché è uno strano Savonarola, è uno strano predicatore, che tra l’altro ci costringe a guardarci allo specchio. Questo Paragone si appellerà all’ingiustizia arbitraria dei probiviri, cioè degli uomini del nulla, guidati da qualcun altro che è il nulla”.

Da tempo Paragone fa parte del gruppo dei più critici per la gestione del Movimento, anche se ha più volte detto di non voler lasciare i 5 stelle. Non è un caso che in sua difesa sia intervenuta la senatrice ed ex ministra per il Sud Barbara Lezzi: che, dopo essere stata estromessa dal nuovo esecutivo, ha sempre avuto posizioni molto critiche nei confronti della gestione dei vertici M5s: “Gianluigi Paragone è e resta un mio collega”, ha scritto su Facebook. “Fino a quando, e sono certa che continuerà così, lavorerà senza sosta per i deboli, per assicurare un salario minimo decente, per fare in modo che le multinazionali osservino le leggi del nostro Paese resterà un mio collega. Fino a quando avrà il coraggio di non rispondere né alla Lega, né al Pd, né ad altri ma solo al buonsenso e alle sue idee, come sempre ha fatto, resterà un mio collega. Per il resto, non sono permalosa. Non è una buona idea espellere gli anticorpi“.

Dentro il Movimento però sono in tanti a essersi schierati per chiedere l’espulsione del senatore. Dopo aver messo in discussione il ruolo di Di Maio a fine dicembre scorso, anche i ministri Alfonso Bonafede e Stefano Patuanelli avevano chiesto l’intervento dei probiviri. Il nervosismo dentro il gruppo, per una figura storicamente molto amata, è cresciuto fino a far aumentare le richieste di espulsione. E in tanti oggi difendono il provvedimento: “Chi ha votato contro la manovra 2020 ha votato contro il reddito di cittadinanza, quota 100, lo stop all’aumento dell’IVA e i fondi ai Vigili del Fuoco”, ha detto il deputato Carlo Sibilia. “Paragone è stato espulso dal M5s proprio per aver votato contro queste misure. Cioè allo stesso modo dei tre senatori che sono passati dal M5s alla Lega. Un conto sono le critiche costruttive, altra cosa è voler sabotare”. E ha concluso: “I sacrifici di chi si fa banchetti da 15 anni fino a arrivare al governo del Paese non sono alla mercé di nessuno. Gli italiani ci hanno votato per lavorare con serietà”.

Al senatore 5 stelle in tanti contestano un presunto tentativo di sabotare il Movimento. Anche il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, spesso su posizioni critiche verso i vertici M5s, lo ha contestato per le modalità scelte negli ultimi tempi. “Gianluigi”, ha scritto su Facebook, “certamente stiamo operando scelte non sempre lucide, non sempre felici. Certamente non siamo quelli del 4 marzo 2018, esattamente come non siamo più quelli del 4 ottobre 2009 o del 25 febbraio 2013. Ma se ci definisci il ‘nulla’, come si legge, perché rimanevi nel ‘nulla’ prima di essere espulso?“.

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