Economia

Fondo europeo Salva Stati, carte bollate tra Conte e Salvini

Cdm approva Dl Sicurezza bis

Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Sale il livello dello scontro sul Mes, il Fondo europeo Salva Stati. Matteo Salvini attacca duramente il premier Giuseppe Conte, minaccia un esposto contro di lui per «attentato contro lo Stato» e chiama in causa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il presidente del Consiglio replica, pronto a una querela, con la speranza che Salvini «stavolta rinunci all’immunità».

Il leader della Lega lo invita a «essere più umile» e lo paragona al Marchese del Grillo. Chi più ne ha più ne metta. Almeno fino a lunedì, quando il capo del governo arriverà in Aula alla Camera per illustrare la sua versione sul fondo europeo Salva Stati, «come sempre in modo trasparente».

Lunedì, promette l’”Avvocato del popolo”, «spazzerò via mezze ricostruzioni, menzogne, mistificazioni». E si fida Luigi Di Maio, che da una riunione del M5s, ancora una volta spaccati tra chi condivide la linea del governo e chi la protesta salviniana, ottiene il mandato a verificare che il governo non firmi un accordo senza garanzie per l’Italia.

Tutto questo in una ennesima giornata ad alta tensione. Le parole del ministro Gualtieri in difesa dell’intesa Ue scatenano Lega e Fdi. «Conte ha compiuto un attentato ai danni degli italiani», tuona Salvini. E a chi chiedere aiuto se non a Mattarella? Dal Colle, come prevedibile, nessun commento. Ma il leader del Carroccio incalza: «Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere». E al premier: «Fermatevi finché siete in tempo. Torniamo in Parlamento e ridiscutiamo tutto. Questo è un attentato alla sovranità nazionale».

Dal Pd, il segretario Nicola Zingaretti si dice sconcertato: «La Lega vive alimentando paure. Quando era al governo, Salvini ha condiviso e approvato la riforma del fondo Salva Stati. Ora, come al solito, diffonde teorie false per danneggiare l’Italia, la sua forza e credibilità, per allontanarla dall’Europa e indebolirla. Non lo permetteremo mai».

A negarlo per primo è Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini: «Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l’abbiamo fatto nella sede regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?», spiega.

Salvini è più “convincente” nei toni. «Chi è seduto a questo tavolo ha ampia documentazione messaggistica, messaggi con il ministro del Tesoro e con Conte». Il contenuto? «”Non firmiamo un c…o”. Io ricordo che sia Tria che Conte ci rassicuravano, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, che “non abbiamo preso nessun impegno”», ricorda ancora il leader leghista.

Conte è in Ghana ma non lascia correre. La rabbia sale e il premier vuole chiarire quanto prima. «Chi oggi si sbraccia a minacciare, io dico: Salvini vada in procura a fare l’esposto, e io querelerò per calunnia». Ma, aggiunge, «vorrei chiarire agli italiani che io non ho l’immunità, lui sì, e ne ha già approfittato per il caso Diciotti. Veda questa volta, perché io lo querelerò per calunnia, di non approfittarne più».

Dallo stesso campo, Di Maio offre «massima fiducia» al premier e a Gualtieri, «ma è evidente – dice – che occorre migliorare il negoziato difendendo gli interessi dell’Italia», dice il capo politico pentastellato di fronte al Movimento ormai logoro. Tutti in attesa, dunque, di lunedì. E la leader di Fdi Giorgia Meloni ironizza: «Lo aspettiamo a braccia aperte».

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