Europa

Daphne Galizia, arrestato il businessman «mandante» dell’omicidio della giornalista

L'omicidio di Daphne Galizia
Daphne Galizia

Era salpato da dieci minuti. Stava scappando nell’ultimo buio prima dell’alba. Velocità 12 nodi, direzione acque internazionali con rotta Nord-Est, verso l’Italia o la Grecia o per chissà dove. Il «Giò», un bel ventitré metri bianco e blu, uno dei tanti yacht di lusso battenti bandiera maltese e ormeggiati alla marina di Portomaso, otto chilometri dalla Valletta. Alle 5.30, i corpi speciali dell’Afm l’hanno affiancato, bloccato, ispezionato e riportato indietro. «Siete tutti in arresto e la barca è sotto sequestro», l’intimazione ai marinai dell’equipaggio. In una delle cabine c’era il proprietario e il vero ricercato dell’operazione: Yorgen Fenech, proprietario del più grande casinò di Malta, il probabile riferimento occulto d’una delle migliaia di società sporche e off-shore dell’isola, la 17 Black con sede a Dubai, oltre che l’amministratore delegato e socio del Tumas Group, il direttore delle operazioni nella grande centrale elettrica Electrogas, insomma uno molto potente e conosciuto a Malta. Soprattutto: l’uomo sospettato d’essere fra i mandanti dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la scomoda giornalista investigativa fatta saltare poco più di due anni fa con un’autobomba. «Non ci vorranno mesi, a pigliare i mandanti, ma neppure un paio di giorni», aveva promesso poche ore prima il premier maltese Joseph Muscat.

Di giorni, ne sono bastati sei: il tempo che separa questo arresto eccellente e le verità raccontate da una gola profonda, un tassista di nome Melvin Theuma, precedenti per usura, acchiappato quasi per caso giovedì scorso in una delle tante inchieste sul riciclaggio. Theuma s’era visto perduto, di fronte alle contestazioni della polizia, e a un certo punto aveva chiesto di parlare anche coi funzionari dell’Interpol. Aveva proposto un baratto: un condono tombale, un’immunità penale totale, in cambio di rivelazioni-chiave sull’assassinio di Daphne. Da dicembre 2018 sono in carcere i tre probabili esecutori materiali dell’esplosione, Vincent Muscat e i fratelli Alfred e George Degiorgio, ma poco o nulla si sapeva finora dei mandanti. E questa era la prima, vera, credibile pista: il procuratore generale ne aveva informato il premier Muscat, questi ne aveva discusso col presidente della Repubblica – l’unico cui è conferito dalla Costituzione un simile potere di grazia – e senza informare il governo aveva dato l’okay. Protezione totale, in una località segreta, e interrogatori no stop. I giudici hanno 48 ore per confermare il fermo di Fenech, acciuffato all’ultimo con un mandato per pericolo di fuga: se Theuma ha fornito indicazioni davvero utili, su questo e (pare) anche su altri misteriosi omicidi nell’isola, avrà uno sconto totale sulla pena. Da quel che si sa, tutto ruota intorno alla 17 Black. Un nome sulla lista nera del riciclaggio internazionale, già finito sotto inchiesta due anni fa in Svezia con l’accusa di «gestire un vasto network criminale»: attraverso la sua controllata L&L Europe Ltd., interessi in sale da gioco e altri settori, la Black 17 è stata privata nel 2017 della licenza d’operare in tutta la Scandinavia e s’è vista sequestrare 51 milioni di dollari sulle banche norvegesi, presunto frutto d’un sistema d’autoriciclaggio.

Che cosa c’entra questa società off-shore col delitto Caruana Galizia? Otto mesi prima dell’attentato, Daphne ne aveva parlato sul suo blog, senza riuscire a scoprire chi ne fosse il vero proprietario, ma dicendo che la Black 17 era collegata a vari politici del governo Muscat. Un giornalista della Reuters, lo scorso dicembre, aveva scoperto una mail che rivelava «pagamenti per servizi non specificati» tra la Black 17 e una società panamense di possibile proprietà di due membri del governo: l’ex ministro dell’Energia (oggi al Turismo) Konrad Mizzi e l’attuale capo di gabinetto del premier Muscat, Keith Schembri. Secondo Reuters, proprio nel 2017, sarebbero girati almeno due milioni di dollari fra Panama e 17 Black: forse tangenti, dicono ora gli investigatori, intorno alla centrale Electrogas gestita proprio dall’uomo in fuga sullo yacht. Siamo solo all’inizio, probabilmente. Queste manette fanno tremare anche il governo. Finora, Fenech ha negato qualsiasi collegamento coi politici locali. E sia Mizzi che Schembri si sono chiamati fuori dalla vicenda, negando di saper degli affari tra la 17 Black e Fenech. «Ma quest’uomo – accusa il figlio della giornalista uccisa, Matthew, a sua volta reporter investigativo – aveva come ruolo quello d’effettuare i pagamenti della corruzione al capo di gabinetto del premier Muscat. E Schembri è ancora al suo posto…».

Qualche post sui social avanza il dubbio che il tassista Theuma sia una fonte pilotata, per bruciare piste d’indagine ben più impervie, ma è lo stesso leader dell’opposizione Adrian Delia a plaudire «l’ottima decisione» del premier Muscat di concedergli la grazia, mentre l’ex capo del Partito nazionalista, Simon Busutmi, vede nella svolta giudiziaria un siluro al governo: «Muscat si deve dimettere subito – sostiene – e lasciare che la giustizia faccia il suo corso». L’interrogativo adesso è che cosa racconterà il milionario Fenech, ormai perduto. A Malta, ci sono troppi segreti inconfessabili. E se tiri il filo d’un riciclaggio, arrivi a scoprire i misteri delle migliaia di società fantasma, di banche fasulle, di traffici mafiosi nascosti in questo scoglio ai confini dell’Europa. Dopo la morte di Daphne, Usa e Ue hanno chiesto a Muscat di fare un po’ di chiarezza e di pulizia. Questo arresto sembra quasi una mossa obbligata. Disperata, sussurra qualcuno. Chissà se la malta in cui affonda l’isola riuscirà a inghiottire tutto, anche stavolta.

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