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Milano non odia: folla sotto la pioggia al presidio per Liliana Segre al Memoriale della Shoah

Milano non odia: folla sotto la pioggia al presidio per Liliana Segre al Memoriale della Shoah

Milano non odia: folla sotto la pioggia al presidio per Liliana Segre al Memoriale della Shoah

Anche sotto la pioggia battente centinaia di milanesi di tutte le età hanno voluto partecipare alla manifestazione a sostegno della senatrice a vita Liliana Segre davanti al Memoriale della Shoah-Binario 21, a Milano. L’evento intitolato “Milano non odia: insieme per Liliana” è stato organizzato dalle associazioni ‘Bella Ciao, Milano!’, Anpi e Aned. Durante il presidio diversi speaker si sono alternati a leggere oltre 200 messaggi di pace e solidarietà, una risposta simbolica agli oltre 200 messaggi di odio e minacce al giorno che la senatrice riceve ogni giorno e a causa dei quali le è stata assegnata una scorta. Presenti anche i figli della senatrice Federica, Luciano e Alberto.

I cittadini e le cittadine presenti hanno utilizzato l’immagine del giglio, un fiore bianco simbolo di purezza, innocenza e candore, ma anche di fierezza e orgoglio, dal quale deriva proprio il nome di Liliana. Presenti anche i figli della senatrice Federica, Luciano e Alberto.”Non grideremmo al lupo, se il lupo non ci fosse”, sono le parole pronunciate nel luogo simbolo della deportazione e dell’orrore delle leggi razziali a Milano, il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, da dove partirono gli ebrei verso i campi di sterminio. Il “lupo” a cui si riferiscono gli organizzatori del presidio è il ritorno di fascismo e razzismo.

Dal palco sono state lette le parole di Liliana Segre, scritte ripensando agli ultimi momenti passati nel campo di concentramento di Aushwitz, dove fu deportata all’età di 13 anni. Il ricordo è quello del carceriere del campo, rimasto disarmato e con la pistola a terra. “Io avevo odiato, avevo sofferto tanto, sognavo la vendetta. Quando vidi quella pistola ai miei piedi pensai di chinarmi, prendere la pistola e sparargli. Ma capii di essere tanto diversa dal mio assassino e che la mia scelta di vita non si poteva coniugare con la teoria dell’odio e del fanatismo nazista. Io nella mia debolezza ero più forte del mio assassino. Da quel momento sono stata libera”.

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