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Pinera risponde ai manifestanti. Continuano le proteste in Cile

Pinera risponde ai manifestanti. Continuano le proteste in Cile

Pinera risponde ai manifestanti. Continuano le proteste in Cile

Avevano annunciato che ci sarebbe stata una nuova giornata di manifestazioni tra le strade di Santiago del Cile, l’avevano chiamato “super lunedì”, lanciando l’hashtag ”#superlunes” sui social. Doveva essere un nuovo momento di protesta, di richiesta di cambiamento e così è stato, con nuovi scontri con la polizia e fiumi di persone disposte a non mollare fino a quando non vedranno le cose cambiare. La differenza rispetto alle lunghe giornate di protesta precedenti  è che oggi, per la prima volta, il presidente Sebastian Pinera – di cui i manifestanti cileni chiedono da giorni, a gran voce, le dimissioni – ha accettato di rispondere alle domande di un giornalista. E il suo messaggio è stato chiaro: “Sono pronto a trattare, ma non mi dimetto”, ha detto alla Bbc. Finora si era limitato a punti stampa, in cui non accettava di rispondere ad alcun quesito.

“Sono parte del problema e mi assumo le responsabilità ma non sono l’unico”, ha detto quando gli è stato chiesto se avesse intenzione di lasciare. “Ma sono stato eletto democraticamente con un’enorme maggioranza”. Pinera si è detto disposto ad aprire il dibattito sulla riforma della Costituzione che – salvo alcune modifiche – risale al 1980, e fu varata durante la dittatura di Pinochet. Il presidente cileno ha inoltre negato gli abusi che sarebbero stati commessi dai ‘carabineros’ e dalle ‘Fuerzas Especiales’: “Non confondete le azioni dei singoli, di persone che a volte possono commettere un errore, dalle disposizioni che abbiamo dato alle nostre forze. Le nostre forze di polizia sono impegnate in pieno a rispettare i diritti umani e totalmente impegnate a un uso ragionevole e proporzionale della forza”; e ha sottolineato che l’uso dei lacrimogeni è l”extrema ratio a cui ricorrono le forze dell’ordine.

Ma le proteste, si diceva, non si arrestano. Ai manifestanti non basta che il governo abbia sospeso l’aumento del prezzo dei trasporti pubblico e promesso un’agenda sociale con misure come l’aumento del 20% delle pensioni.

In Plaza Italia violenze e tensioni non sono mancate: quando manifestanti e forze dell’ordine si sono scontrati e diversi autobus sono stati incendiati. Mentre il corteo si avvicinava al palazzo presidenziale della Moneda, la polizia lo ha disperso con idranti e gas lacrimogeni. Una poliziotta, rimasta ferita nei disordini, è stata fotografata con il casco in fiamme. Ha fatto poi il giro dei social il video di un manifestante ferito, con le mani sporche di sangue, che chiede ai poliziotti di sparargli.

Lo slogan “Non è finito!” mantiene alta la mobilitazione. Ai manifestanti che sfilano nelle piazze si aggiungono le centinaia di persone sedute sedute sui gradini di palazzi di giustizia e tribunali mentre i tassisti hanno bloccato il traffico per contestare i prezzi alti dei pedaggi. Il Premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù, ha voluto consegnare personalmente una lettera alla presidenza cilena, per denunciare i “gravi e sistematici” abusi dei diritti umani compiuti durante le proteste. E sugli abusi i manifestanti pretendono risposte. Sono finora 19 le donne che hanno presentato denunce per tortura e violenza sessuale.Alcune hanno raccontato di essere state obbligate a denudarsi, una di essere stata violentata ed altre di essere state minacciate di stupro o palpeggiate. Reati, questi, che sarebbero stati commessi da agenti statali. Il ministero della Donna e dell’Uguaglianza di genere del Cile ha creato un team di specialisti per occuparsi dei loro casi.

Di fronte a questi episodi, il ministero ha riferito che è stato formato un gruppo, guidato dal capo del Dipartimento delle Riforme legali del ministero, Carolina Contreras, che dovrà monitorare permanentemente le denunce presentate in tutto il Paese.

Il team dovrà coordinarsi con il Sottosegretariato ai Diritti Umani, l’Istituto nazionale dei diritti umani e con le istituzioni autonome incaricate di indagare sui fatti segnalati, e dovrà assicurare l’accesso alla giustizia e al sostegno nei Centri di attenzione alla violenza sessuale. Il ministero ha ribadito il suo appello alla popolazione a denunciare immediatamente alla procura tutti gli episodi di violenza sessuale di cui si è a conoscenza, in modo che siano indagati e sanzionati in modo appropriato.

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