Economia

Governo Conte II: secondo mese

Governo Conte II: secondo mese

Paola De Micheli e Giuseppe Conte

La sfida è lavorare in un clima di squadra. E’ lavorare tutti insieme. Niente patti a due, se uno ha bisogno di rimarcare ogni giorno uno spazio politico questo ci precluderà la possibilità di andare avanti”. In una intervista ad ‘Avvenire’ il premier Giuseppe Conte lancia un messaggio preciso, quasi di sfida, a Matteo Renzi e per la prima volta agita il fantasma di una crisi di governo. ”Renzi non è opposizione, chiedo correttezza”, avverte il presidente del Consiglio che aggiunge: ”Se uno ha bisogno di rimarcare ogni giorno uno spazio politico è inaccettabile” e, se poi, avviene con la logica poi con cui lo sta facendo il leader di Italia Viva, ”questo ci precluderà la possibilità di andare avanti”. Esclude l’ipotesi di andare al voto? “Andare a votare? Ma avete visto i cittadini laggiù? Ci chiedono soluzioni ai problemi. E vogliono credere in una squadra che lavora per il bene comune”, replica Conte. Risponde su Facebook, Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva replica al premier Giuseppe Conte: “Italia Viva studia le carte, lancia proposte, trova coperture. Propone idee insomma. Questa è la prima novità: si discute di tasse e asili nido, non di mojito e alleanze. Noi non siamo contro il Governo, anzi: ma noi siamo contro l’aumento delle tasse”. L’ex premier si attribuisce così un ruolo decisivo – e su questo si è scontrato con il Pd – per l’evitato aumento dell’Iva

La legge Meloni è finalmente realtà. Il ministro per le Infrastrutture Paola De Micheli ha infatti firmato il decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli. E’ al via, quindi, l’obbligo di installazione dei dispositivi antiabbandono sui seggiolini per i bambini di età inferiore ai 4 anni. L’obbligo sarà operativo non appena il decreto legge sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale nei prossimi giorni.

Credo sia un favore fatto alla mafia“. A dirlo all’Adnkronos è Tina Montinaro, vedova di Antonio, il capo scorta del giudice antimafia, Giovanni Falcone, che perse la vita nella strage di Capaci con i colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo, e la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, a proposito della decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha chiesto all’Italia di riformare la norma sull’ergastolo ostativo. “Qui stiamo parlando di persone che hanno distrutto un Paese, hanno sventrato con il tritolo un’autostrada, seminato morte e dolore, ucciso servitori dello Stato, sciolto nell’acido esseri umani. L’Italia non è un paese di torturatori e i mafiosi già oggi trascorrono ben pochi anni in galera. La Sicilia ha pagato uno prezzo altissimo a Cosa nostra e per anni è rimasta sotto il gioco della violenza mafiosa. Facciamo attenzione perché il rischio è di vanificare la strada fatta nella lotta alla criminalità organizzata e fare un favore proprio ai mafiosi”.

La conferma arriva dopo un incontro pomeridiano tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i quali hanno raggiunto telefonicamente il presidente Silvio Berlusconi. Raffaele Volpi, 59 anni, ex sottosegretario alla Difesa del primo governo Conte, andrà a sostituire il democratico Lorenzo Guerini che, nel governo giallorosso, è titolare del dicastero della Difesa. Il leghista, originario di Pavia ma residente nel bresciano, ha vinto la concorrenza interna del forzista Elio Vito e dell’attuale vicepresidente del Copasir, il meloniano Adolfo Urso. Eletto per la prima volta nel 2008 come deputato, nella legislatura successiva è passato a Palazzo Madama dove nel 2014 è stato segretario di presidenza. Nel marzo 2018 è tornato alla Camera e, da presidente del Copasir, ascolterà a breve il premier Giuseppe Conte sul ‘caso Barr-servizi segreti’.“Alla fine la cosa che, almeno Giorgia Meloni, ha ritenuto più importante di tutte è che il centrodestra uscisse compatto con un solo nome. In conseguenza di ciò abbiamo trovato un’intesa che va bene a tutti”, ha detto all’Adnkronos Ignazio La Russa (Fdi) commentando la designazione di Volpi.

Anche la Camera approva in seconda lettura la riduzione del numero dei parlamentari, grazie alla coesione delle forze di maggioranza, Italia viva compresa, e al sì di Forza Italia e Fratelli d’Italia e della Lega. La riforma voluta dai pentastellati ha incassato un consenso quasi prebiscitario: 553 sì, 2 astenuti e solo 14 voti contrari. Una vittoria del Movimento 5 stelle, in attesa dell’esito del possibile se non probabile referendum confermativo che ne scaturirà, arrivata grazie all’accordo con gli alleati Dem che, in cambio, hanno chiesto e ottenuto il varo di progetti di riforma sulla legge elettorale, sulla riduzione dei delegati per l’elezione del presidente della Repubblica, sull’abbassamento della soglia d’età sia degli elettori che dei candidati al Senato, equiparandola a quella della Camera, e la rimodulazione dei regolamenti parlamentari, con la previsione della sfiducia costruttiva.

La cancellazione del termine ‘Alto Adige‘ dal testo di una legge ha scatenato un putiferio indesiderato per la Südtiroler Volkspartei, il partito di governo a Bolzano che pure quell’emendamento proposto dalla destra tedesca lo ha approvato. Nel fine settimana sono proliferate una serie di notizie erronee, riportate dai principali quotidiani nazionali, secondo cui la parola ‘Alto Adige’ sarebbe stata abolita per legge. Nulla di più falso. Quello che è vero invece, è che la sostituzione del termine con ‘Provincia di Bolzano’, nella parte italiana del disegno di legge numero 30 relativo a “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea” può provocare l’impugnazione della norma da parte dello Stato, come ha annunciato il ministro Francesco Boccia. Esattamente quello che la Svp non voleva, perché all’interno della legge è contenuto un articolo per cui ha lottato per tutta l’estate: la parificazione del tedesco all’italiano per l’iscrizione agli albi professionali. E alla fine la provincia autonoma di Bolzano continuerà a chiamarsi Alto Adige, come sempre. Tra incongruenze, errori voluti o involontari, tentativi di tamponare l’accaduto, secessionisti sudtirolesi al settimo cielo per la cancellazione di un toponimo italiano (Sudtirol,  in tedesco, si poteva dire), è arrivato il dietrofront. Dunque chi abita lassù – nella provincia più settentrionale d’Italia – e appartiene al gruppo linguistico italiano, resterà ‘altoatesino’ (sudtirolese, se si vuole indicare un cittadino madrelingua tedesco). La giunta provinciale di Bolzano ha approvato un disegno di legge ad hoc per modificare l’articolo 1 della legge europea e (ri)sostituire il termine ‘Provincia di Bolzano’ con ‘Alto Adige’. Il testo arriverà in consiglio provinciale a fine novembre.

Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, in visita a Washington DC, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che «gli Stati Uniti e l’Italia sono uniti dalla condivisione di un’eredità culturale e politica antica migliaia di anni». In realtà l’Italia unita esiste dal 1861, cioè da poco più di centocinquant’anni, mentre gli Stati Uniti esistono dal 1776 e la cosiddetta “scoperta dell’America” da parte degli occidentali avvenne nel 1492: ma forse Trump intendeva parlare di lontane radici culturali, come ha puntualizzato la Casa Bianca. La frase di Trump ricorda comunque quella pronunciata mesi fa da Luigi Di Maio, quando disse che la Francia ha «una tradizione democratica millenaria».

“Siamo al di là di un’opinione o di una sensibilità istituzionale – dichiara il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo l’audizione al Copasir – forse Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Gianluca Savoini, con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa. Dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti. Dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese”. “Rimango sorpreso – ha attaccato Conte – che Salvini pontifichi quotidianamente sulla questione Barr, sollecitandomi a chiarirla perché non gli tornava”. “La verità che Salvini mi ha chiesto – ha sottolineato – l’ho riferita. Io ho chiarito, quello che mi sorprende è che come Salvini, che ha una grande responsabilità, perché non solo era ministro dell’Interno, ma e si è anche candidato a guidare il Paese, a voler fare il presidente del Consiglio chiedendo pieni poteri, come lui non avverta la responsabilità di chiarire questa vicenda”. “Io ho detto la mia verità – ha chiosato Conte – Salvini tace su Moscopoli”.

Il Governo giallorosso presenta la manovra e la sua prima legge di Bilancio che approda sulle scrivanie del Parlamento. Ecco tutti gli step che seguirà. Oggi la legge di Bilancio approda in Parlamento, seppur con due settimane di ritardo. Infatti la sua consegna era stata prevista per il 21 ottobre slittata poi successivamente per alcuni batti becchi e modifiche in merito. La stessa ha avuto la conferma dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla Ragioneria di Stato, così che oggi arrivi a Palazzo Madama il testo della prima Legge di Bilancio del Governo Conte Bis.

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