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Cile, il governo ordina il coprifuoco totale

Cile, il governo ordina il coprifuoco totale

Cile, il governo ordina il coprifuoco totale

Un Paese intero in fiamme. La protesta iniziata nella capitale Santiago per l’aumento del prezzo della metropolitana è dilagata a tutto il Cile con disordini nelle principali città, tre morti almeno e più di mille persone arrestate. Il governo del presidente Pinera ha cercato di contenere le proteste ordinando lo stato d’emergenza e coprifuoco, ma la misura non ha fatto che aumentare la rabbia della gente che si è buttata nelle strade con pentole e coperchi per protestare contro il governo e contro il modello economico.

Per la prima volta dal ritorno della democrazia i militari sono stati chiamati a pattugliare le strade ma questo non ha impedito che per tutta la giornata ci siano stati incidenti a Santiago, Valparaiso, Concepcion. In alcun zone periferiche dei vandali hanno preso di mira negozi e supermercati, la catena americana Wallmart ha segnalato saccheggio in un centinaio di locali. A Coquimbo due donne sono morte dopo l’intervento della polizia che cercava di fermare l’assalto ad un ipermercato. A metà pomeriggio di ieri l’ultimo bollettino dei carabineros a livello nazionale era di 1.462 persone arrestate, ma questo numero era destinato ad aumentare col passare dell’ore. La tensione non sembra destinata a rientrare. Una ventina fra organizzazioni sociali e sindacati hanno proclamato uno sciopero nazionale per oggi, le scuole e le università saranno chiuse. Dopo aver scelto la mano dura il governo sta cercando di dare segnali distensivi.

Un progetto di legge è stato inviato al Parlamento in maniera urgente per annullare i recenti aumenti al trasporto pubblico; a Valparaiso, sede del Congresso, se ne discuterà in una sessione straordinaria già oggi. La presenza di militari in strada ha aumentato la rabbia dei manifestanti. A Iquique, nel Nord del Paese, dei soldati hanno sparato raffiche di fucile in aria per disperdere la folla che stava marciando verso il palazzo del governo locale. Centinaia di video diffusi sui social media fanno da amplificatore ai «cacerolazos»; moltissima gente scende in piazza con pentole e coperchi per protestare contro il governo.

La mobilitazione non ha dei leader né gruppi organizzati e questo rende ancora più difficile fermarla. La situazione è particolarmente tesa di sera e di notte, quando alla protesta pacifica si mescolano i cosiddetti «lumpen», giovani delle periferie che si infiltrano nella folla per saccheggiare i negozi, incendiare filiali di banca o edifici pubblici.

Tra la gente in piazza le parole d’ordine sono la riforma del sistema tributario e di quello previdenziale, oggi interamente privato e con pensioni minime molto basse, il miglioramento della salute ed educazione pubblica, la fine degli aumenti nei trasporti e nei servizi di base come gas, luce ed acqua, e la fine della criminalizzazione dei movimenti studenteschi. In altre parole, è in discussione l’intero modello economico e di Welfare del Cile, costruito nel corso di 30 anni di alternanza di governi di destra e centrosinistra.

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