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La Tunisia elegge presidente il giurista anti-corruzione Kais Saied

La Tunisia elegge presidente il giurista anti-corruzione Kais Saied

Kais Saied

Kais Saied, il professore di diritto costituzionale che fino a un anno fa era sconosciuto anche ai più accorti analisti politici tunisini, è il nuovo presidente della Tunisia. “Ringrazio i giovani che hanno aperto una nuova pagina” nella storia del Paese, ha detto ieri subito dopo l’elezione. Sessantuno anni, in pensione da poco, è stato eletto al secondo turno delle presidenziali con un’ampia maggioranza, oltre il 76,9% dei voti, battendo Nabil Karoui, un uomo d’affari molto potente in Tunisia, considerato una specie di Berlusconi tunisino per via dei suoi interessi nel settore dei media (è proprietario della principale televisione privata del Paese, Nessma tv). Karoui ha passato gran parte della campagna elettorale in carcere: era stato arrestato a fine agosto con l’accusa di riciclaggio, frode finanziaria e corruzione.

Entrambi erano considerati candidati anti-establishment, populisti. Il neo presidente, Saied, ha condotto una campagna elettorale molto sobria – i media l’hanno soprannominato Robocop per il suo modo di parlare un po’ rigido, sempre in perfetto arabo classico – con pochi soldi e nessun partito politico tradizionale alle spalle, anche se ha poi avuto il sostegno di Ennhada (Movimento per la rinascita), il movimento islamico moderato che ha conquistato la maggioranza dei seggi alle recenti elezioni parlamentari, e di una parte della sinistra tunisina.

“Cercheremo di costruire una nuova Tunisia”, ha detto, stoico, di fronte alla sua famiglia e alla stampa dopo la proclamazione dei risultati. “Conosco l’entità della responsabilità”. La sua campagna contro la corruzione e contro il sistema politico tunisino ha conquistato il consenso di molti nel Paese, soprattutto nelle periferie e nell’entroterra tunisino, più colpito dalla crisi economica, ma ha anche spaventato laici e minoranze per le posizioni ultra conservatrici di Saied sul piano sociale, vicine all’islamismo più radicale. Il neo presidente si è detto favorevole alla pena di morte, contrario ai diritti delle persone omosessuali e alla pari eredità per uomini e donne.

Durante i suoi discorsi pubblici, ha espresso spesso molto scetticismo nei confronti della democrazia parlamentare e vorrebbe riformare le istituzioni tunisine introducendo elementi di democrazia diretta e decentralizzando il più possibile i poteri dello Stato. Iperfederalista in patria, e sostenitore del panarabismo in politica estera. “Il potere deve appartenere direttamente alle persone”, ha detto. Ma con il Parlamento e i suoi rappresentanti Saied dovrà fare i conti, considerato che la Costituzione tunisina che anche lui ha contribuito a scrivere affida al presidente poteri limitati.

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