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In Portogallo hanno vinto i socialisti

In Portogallo hanno vinto i socialisti

In Portogallo hanno vinto i socialisti

socialisti portoghesi, guidati dal premier uscente, Antonio Costa, hanno vinto le elezioni legislative dopo aver guidato un governo di crescita dopo anni di austerità. E ora il premier punta a confermare l’esperienza dell’esecutivo con la stessa alleanza di sinistra. “Al Paese serve stabilità e lavoreremo per questo”, ha assicurato annunciando la sua vittoria.

Alle elezioni parlamentari i portoghesi, nonostante un’astensione record tra il 44% e il 49%, il Partito socialista (Ps) si è aggiudicato il 36,65 per cento dei voti, seguito dai socialdemocratici di centro destra (Psd) con il 27,9 per cento, secondo i risultati definitivi diffusi del ministero dell’Interno. I numeri usciti dalle urne affidano al Ps, che ha governato negli ultimi quattro anni con il sostegno di due partiti di estrema sinistra più piccoli, 106 dei 230 seggi del Parlamento, passando dagli 86 dell’Assemblea uscente e a soli dieci dalla maggioranza assoluta. Quattro seggi devono ancora essere assegnati in base ai risultati dei voti espressi all’estero.

Il risultato va in controtendenza rispetto al declino europeo del centrosinistra e all’ascesa delle forze populiste di estrema destra. Una nuova formazione di estrema destra, Chega! (“E’ abbastanza!”) è entrata nel Parlamento di Lisbona per la prima volta ma con un solo seggio.

Dopo le elezioni del 2015 in cui il Ps era arrivato secondo, Costa aveva convinto i comunisti e il blocco di sinistra a sostenere un governo socialista di minoranza, un’alleanza senza precedenti che gli avversari hanno soprannominato la “geringonca“, lo strano aggeggio. Nel suo discorso per la vittoria Costa ha affermato di voler “rinnovare questa esperienza” di un’alleanza con la sinistra.

“Le elezioni dimostrano che ai portoghesi piace la” geringonca, a loro piace questa soluzione politica”, ha affermato mentre i sostenitori intonavano “Vittoria!”. “La stabilità è essenziale per la credibilità internazionale del Portogallo e per attrarre gli investitori. Il Ps si adopererà per trovare soluzioni che garantiscano questa stabilità per l’intera legislatura”, ha aggiunto.

Sia il blocco di sinistra, che ha ottenuto 19 seggi proprio come nelle ultime elezioni, sia i comunisti, che hanno ottenuto 12 seggi, cinque in meno rispetto alla scorsa tornata elettorale, hanno dichiarato la disponibilità a sostenere nuovamente i socialisti. Un Ps rafforzato ha più alternative per ottenere l’approvazione delle leggi in Parlamento, ha spiegato l’analista politico, Pedro Norton, alla televisione pubblica Rtp. “Questo è un incentivo per governare da solo, cercando accordi ad hoc per governare invece di formare un accordo formale”, ha aggiunto. Le elezioni hanno dato a Costa un altro potenziale partner governativo nel partito emergente Popolo-Animali-Natura (Pan) – già sostenitore dei suoi bilanci in passato – e cresciuto da un seggio a quattro.

Dopo essere arrivato al potere nel 2015, Costa revocò alcune delle impopolari misure di austerità introdotte dal precedente governo guidato dal Psd in cambio di un salvataggio internazionale di 78 miliardi di euro che mantenne a galla le finanze dopo la crisi dell’Eurozona. Approfittando della ripresa economica globale, inverti’ i tagli ai salari e alle pensioni del settore pubblico, riuscendo comunque a ridurre il disavanzo di bilancio quasi a zero quest’anno, il livello più basso dal ritorno del Portogallo alla democrazia.

La crescita economica del Portogallo è stata superiore alla media dell’Unione europea negli ultimi anni (2,4% nel 2018= mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,4 per cento, ai livelli pre-crisi, ma i critici lamentano bassi salari, insicurezza del lavoro e prezzi delle proprietà in aumento con il boom del turismo.

In campagna elettorale, Costa ha promesso di rendere l’immigrazione più facile abolendo un sistema di quote introdotto a suo tempo dal centro-destra. Alla base del problema c’è soprattutto il basso tasso di natalità, che minaccia il finanziamento del sistema di welfare anche alla luce delle previsioni Ue, secondo cui la popolazione del Portogallo scenderà a 6,6 milioni nel 2100 rispetto agli attuali 10,3 milioni.

Ma la carta vincente di Costa rimane l’economia. Dopo la profonda recessione e il salvataggio di 78 miliardi di euro chiesto all’Ue e al Fondo monetario internazionale (Fmi) nel 2011 e pagato con lacrime e sangue, durante il suo governo la crescita è passata dallo 0,19% del 2014 al 2,1% del 2018. Parallelamente il tasso di disoccupazione si è dimezzato a circa il 6%. Numeri che hanno valso un grande prestigio a Bruxelles per Costa e per il suo ministro dell’Economia e oggi presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Tanto che l’allora potente ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble lo definì il «Cristiano Ronaldo dell’Ecofin».

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