Europa

Regno Unito, Johnson: “Non mi dimetto per evitare una proroga della Brexit”

Boris Johnson nuovo leader dei conservatori britannici, sarà lui il Premier

Boris Johnson

Il premier britannico, Boris Johnson, non ha intenzione di dimettersi per “lasciare a qualcun altro il compito di cercare una proroga della Brexit”. Intervistato dalla Bbc, Johnson ha assicurato di non tirarsi indietro. “Sono stato eletto per portare avanti il partito”, ha aggiunto. Johnson ha inoltre affermato che non riporterà al voto alla Camera dei Comuni l’accordo raggiunto con Bruxelles dal suo predecessore, Theresa May, che era già stato bocciato due volte.  Il premier ha presenziato in giornata al congresso del suo partito conservatore, i Tory, svoltosi a Manchester: “Mi sono assunto la responsabilità di guidare il partito in un momento difficile e credo che sia altrettanto responsabile continuare a farlo”. Alla domanda se il governo userà la legge Ue per soprassedere sul Benn Act o se userà poteri d’urgenza per bypassarlo, Johnson ha risposto: “È uno scenario ipotetico che non intendo discutere”.

Laburisti: Johnson punta a legge di emergenza per evitare proroga Johnson “usa lo spauracchio del caos e delle tensioni sociali in caso di una mancata Brexit il 31 ottobre per invocare i poteri di emergenza ed evitare la proroga a cui il Parlamento lo ha costretto se non dovesse raggiungere un accordo con l’Ue”. L’accusa porta la firma del portavoce laburista per la Brexit, Keir Starmer, citato dal Guardian. Sempre più parlamentari della Camera dei comuni credono che Downing Street stia considerando di utilizzare il Civil Contingencies Act 2004, che conferisce poteri speciali in caso di emergenza nazionale, come modo per scavalcare il cosiddetto atto di Benn, che impone al premier di chiedere una proroga della Brexit in caso di mancato accordo entro il 19 ottobre.  Sondaggio Observer: i Tory reggono al caos Il partito conservatore avrebbe un discreto vantaggio nei consensi sul partito laburista, pari al 12%. Lo rivela un sondaggio Opinium, condotto per l’Observer. Il Labour registra comunque un aumento di consensi di tre punti percentuali dopo il suo congresso annuale della scorsa settimana a Brighton, e si assesta al 24%. Ma i Tory sono al 36%: in calo di un punto percentuale ma registrando una tenuta che potrebbe sorprendere considerato il complicato periodo per il primo ministro Boris Johnson, il quale nei giorni scorsi ha anche subito un duro colpo in seguito alla decisione della Corte suprema che ha dichiarato illegale la sospensione del Parlamento per cinque settimane voluta appunto dal premier. Guadagnano terreno anche i liberal democratici che si assestano al 20% (+3%) e che per la prima volta registrano il sostegno maggiore fra gli elettori ‘remain’ (nell’ambito del dibattito sulla Brexit). Il labour rispetto alla scorsa settimana guadagna il 5% di consensi fra gli elettori sostenitori del divorzio di Londra dall’Ue.

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