Guerra

L’Isis si sta riorganizzando

L’Isis si sta riorganizzando

L’Isis si sta riorganizzando

L’Isis in Siria e in Iraq non è stato sconfitto e si sta riorganizzando lungo la valle dell’Eufrate in Siria, ricca di risorse energetiche, sfruttando il forte malcontento delle popolazioni locali, la presenza di truppe straniere, come quelle russe, iraniane e americane, considerate ostili e di altre, come quelle curde, viste con forte sospetto.

È l’analisi condivisa nelle ultime ore da fonti siriane provenienti dalla regione dell’Eufrate incontrate dall’ANSA in Giordania. Questo mentre nella Siria orientale e centrale si sono intensificate negli ultimi giorni le azioni militari rivendicate dall’Isis.

Le fonti, che non sono autorizzate a parlare con i media e che non possono essere identificate per ragioni di sicurezza, provengono dalla regione siriana di Dayr az Zor, da una parte controllata dalle forze russe, iraniane e governative siriane e dall’altra in mano alle forze curde e americane.

Dopo aver dominato la regione orientale siriana e ampie zone dell’Iraq nord-occidentale dal 2014 al 2017, l’Isis è stato dichiarato sconfitto militarmente lo scorso febbraio, dopo una battaglia, conclusasi nella piana siriana di Baghuz, vicina alla frontiera con l’Iraq, durata diversi mesi.

Contro i jihadisti si era formato un gruppo eterogeneo di forze militari: la Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, le forze curdo-siriane sulla riva orientale dell’Eufrate; le forze governative irachene lungo il confine tra i due paesi, le forze siriane sostenute da Teheran e Mosca, le milizie filo-iraniane.

«I vertici dell’Isis assediati a Baghuz sono riusciti a fuggire nel vicino Iraq grazie alla connivenza delle comunità locali ma anche sfruttando accordi sotto banco con le forze curdo-siriane», ha raccontato una delle fonti. A febbraio scorso si era parlato a lungo, senza mai trovare conferme alcune, della presenza di ostaggi occidentali in mano all’Isis, tra cui il prete italiano Paolo Dall’Oglio. Del gesuita romano, scomparso in Siria più di sei anni fa, non si sono mai avute notizie.

Dopo la sconfitta di Baghuz, «l’Isis si è riorganizzato lungo l’Eufrate», raccontano le fonti. «Siamo di fronte a un vero e proprio revival dell’insurrezione jihadista su entrambe le sponde del fiume. E l’epicentro è la zona di Dayr az Zor». La città è in mano alle forze russe e governative siriane, mentre le campagne a est e i ricchi giacimenti petroliferi sono in mano ai curdi e agli americani.

In queste zone, spiegano le fonti, «ci sono numerose località dove le popolazioni arabe sono vessate dalla presenza militare e politica curda, ostile alle comunità arabe, e dalle continue ingerenze dei soldati americani. Ci sono continui rastrellamenti alla ricerca di esponenti dell’Isis, vengono arrestati uomini di tutte le età in maniera indiscriminata».

Questo accade in un «contesto di diffusa mancanza di servizi essenziali alle persone, come acqua, elettricità, medicine. La gente non si sente rappresentata dai curdi e dagli altri attori stranieri. L’Isis rimane alla finestra, nelle campagne, cooptando manovalanza locale, conduce azioni mirate, uccidendo chiunque collabori con i curdi e gli americani».

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