Giustizia

La Consulta ammette l’eutanasia in casi gravi

+Europa, Cappato lascia la dirigenza

Marco Cappato

Da oggi “siamo tutti più liberi” o è “una follia” e “un pericoloso precedente”? A pochi minuti dalla sentenza rivoluzionaria con cui la Consulta ha alleggerito il fardello di Marco Cappato per il suicidio assisitito di Dj Fabo, già fioriscono reazioni dal segno diametralmente opposto.

La prima, ovviamente molto positiva, è quella di Cappato: “Da oggi tutti più liberi,  anche quelli che non sono d’accordo”, dice Cappato. “Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge”.

“Accolgo questo atteso pronunciamento con soddisfazione – aggiunge Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo – Dà ragione a una battaglia di libertà che io e Fabiano abbiamo iniziato anni fa insieme. Fa sentire un pò meno il peso di tutta quella sofferenza che ha passato. È senz’altro una risposta positiva. Oggi è un bel giorno”. “E’ un passo molto importante. C’è la soddisfazione per l’accoglimento di una sentenza, ma dispiace anche che in un anno non ci sia stata una risposta chiara del Parlamento, l’organo indicato dalla Corte come più idoneo a trattare questo tema così delicato”, dice il procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, che aveva chiesto l’assoluzione per Cappato.

Ma sono immediate anche le reazioni critiche: “Di fatto è una legittimazione del suicidio assistito. E’ una sentenza che ci fa molto dispiacere, ci amareggia”, dice Massimo Gandolfini, leader del Family Day, chiamando a raccolta tutti i cattolici per una battaglia in parlamento.

“Una brutta pagina con pessime conseguenze”, aggiunge la senatrice Paola Binetti: “E’ una pessima sentenza, già scritta. Conseguenza della pessima legge sulle Dat che noi non abbiamo e che è tutta da smontare! Non può esistere un diritto al suicidio per mano dello Stato. Sottolineo un’aggravante: la legge non prevede l’obiezione di coscienza, e questa sentenza carica di una responsabilità non pertinente i medici. Questa è la follia dell’autodeterminazione”.

“Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge”, dice il segretario della Lega, Matteo Salvini: “Parliamo con i medici, parliamo con le famiglie però la vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro”. Di segno opposto il parere di Debora Serracchiani, deputata del Pd: “È una decisione che ha rispetto per l’umanità e la dignità delle persone, del dolore e della sofferenza, ma che non apre le porte all’eutanasia. Una decisione che investe la politica della responsabilità anche morale di legiferare finalmente in materia di fine vita. Questo atto della Consulta era atteso da tante persone e non si pone in contrapposizione con le convinzioni di ogni individuo”.

Per Mara Carfagna, vice Presidente della Camera e deputata di Forza Italia, “la sentenza della Consulta che apre al suicidio assistito in Italia, pur vincolandolo ad alcune condizioni, rimanda al legislatore la responsabilità di decidere su una materia delicatissima che appartiene alla coscienza di ognuno, che spetta non allo Stato ma alle famiglie e a chi è vicino alle persone senza speranza di guarigione e in una gravissima sofferenza. La vita umana è un bene indisponibile qualunque sia la sua condizione, e la malattia, la vecchiaia, la disabilità richiedono assistenza degna, ricerca, cure palliative, non la morte”.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno invece affidato una nota la soddisfazione per la sentenza: “Prendiamo atto con estremo favore della sentenza della Corte costituzionale, che non esitiamo a definire storica. Spetta ora al legislatore dare seguito con coerenza alle indicazioni della Consulta. Riprenderemo al più presto l’iniziativa in Parlamento”.

La reazione più dura è quella dei vescovi, che chiedono al parlamento di concedere l’obiezione di coscienza ai medici: “Si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina – scrive la Cei in  una nota – per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia. I Vescovi italiani si ritrovano unanimi nel rilanciare queste parole di Papa Francesco. In questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale”.

I vescovi  “confermano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati” e “si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile questi valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta”.

Cauta la reazione di Filippo Anelli, presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo): “Abbiamo giurato di fare tutto per la salute del paziente, combattiamo le malattie e cerchiamo di combattere la morte, ma rispettiamo, e non potrebbe essere altrimenti, i principi costituzionali. Bisognerà che si legiferi per spiegare come questo principio riconosciuto dalla Corte si possa applicare in Italia”.

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