Centrosinistra

Direzione Pd, Zingaretti apre la fase post-Renzi.

Zingaretti stoppa il maldestro Delrio e ogni dialogo Pd-M5S

Nicola Zingaretti

Definirli scossi potrebbe risultare riduttivo. “Che dire? In Direzione non c’era certamente un clima pirotecnico”, un esponente del Pd al termine della riunione scherza così per dare l’idea di quanto i dirigenti dem siano ancora sotto botta in seguito alla scissione renziana. In fondo quella di oggi è stata la prima riunione dopo la nascita del governo giallorosso e la prima senza Matteo Renzi. È sufficiente ascoltare le parole dell’ex renzianissimo Lorenzo Guerini che ha definito la mossa dell’ex premier “un errore imperdonabile”. Poco dopo condivise dalla stesso segretario Nicola Zingaretti, che per rilanciare il partito ed evitare nuove fratture ha in mente una riorganizzazione che passerà anche dall’allargamento della segreteria alle minoranze.

Non c’è al Centro Congressi Cavour, dove si è rivista Rosi Bindi e in prima fila c’è seduto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, un clima di esultanza né di sollievo ma, precisato ciò, è anche il giorno in cui viene detto apertamente che qualcosa va cambiata e anche alla svelta. Il segretario legittima le minoranze e viceversa, la corrente ‘Base riformista’ formata dagli ex fedelissimi di Renzi che non lo hanno seguito, mette in chiaro di non essere contro, insomma di non essere spia dell’ex premier dentro il Pd.

Da qui il Pd derenzizzato vuole ricominciare. Prima di tutto, con toni ecumenici, come qualcuno li ha definiti, Zingaretti annuncia una riorganizzazione: “Abbiamo bisogno delle minoranze, vedremo con quali modalità riorganizzare il dibattito interno”. Tutti, dal segretario fino a Guerini, sono d’accordo sul fatto che ormai il risultato congressuale è superato e dunque bisogna rivedere gli equilibri interni. Nessuno mette comunque in discussione il ruolo di Zingaretti.

Il primo passo, secondo quanto si apprende, è dunque l’allargamento della segreteria, complice il fatto che diversi membri hanno lasciato il loro posto per entrare nell’esecutivo. Sarebbe questa la prima apertura di cui si parlerà martedì prossimo quando la Direzione dem tornerà a riunirsi con gli occhi puntati anche verso la ridefinizione della piattaforma politica. Un appuntamento per discuterne potrebbe essere la tre giorni che si terrà a novembre a Bologna, sotto il ‘patrocinio’ di Gianni Cuperlo e della fondazione culturale dem che si è impegnato a costruire.

Intanto il primo incontro, dopo la nascita del governo giallorosso e senza Renzi, è stato aperto dal vicesegretario Andrea Orlando: “Il governo con il M5S può essere un’occasione per il paese, dobbiamo offrire una risposta diversa alla paura, e la sfida si vince se si cambia nel profondo. Si deve ripensare la nostra visione politica e la nostra organizzazione”. Riorganizzazione è la parola che ricorre in diversi interventi.

Tanto che Zingaretti, nelle conclusioni, rilancia la necessita’ di “aprire una fase nuova” a partire dalle giornate per il tesseramento: “Dal 3 al 6 ottobre ci sarà in tutte le piazze una grande mobilitazione del Pd per il tesseramento, non prendiamola sotto gamba”. È la risposta a Guerini che per primo ha parlato di “nuova fase su contenuti e strumento. Dobbiamo fare uno sforzo corale in questa fase. Il segretario sa che può contare su persone che hanno scelto non in base alla convenienza ma alla convinzione”. Tra le righe il ministro della Difesa manda un segnale: Base riformista vuol sedersi al tavolo delle decisioni sia del governo sia del partito. Da qui dunque l’allargamento della segreteria.

Tra scissioni, ritorni e addii c’è spazio anche per discutere di nuove alleanze nel giorno in cui il sindaco Virginia Raggi apre a una collaborazione con i dem in Campidoglio. Collaborazione che ancora non è stata declinata, smentita l’ipotesi di affidare due commissioni al Pd si potrebbe invece discutere dei singoli temi. Di certo le parole del primo cittadino segnano oggi un nuovo passo in avanti nei rapporti tra grillini e democratici.

Per adesso, comunque sia, si è concentrati sulle elezioni regionali, il primo appuntamento è in Umbria il 27 ottobre: “Si devono verificare tutte le possibilità di allargare il nostro campo – dice Orlando – a partire dai territori. Ora serve un Pd a vocazione maggioritaria per costruire un progetto forte e credibile”. Ma mette in guardia “non ci deve essere nessuno automatismo”. La stessa parola è stata utilizzata poco dopo da Luigi Di Maio. Tanto dipenderà da come lavorerà il governo M5s-Pd e dalla riorganizzazione democratica che nei fatti è già partita.

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