Governo

Governo Conte (pagelle definitive)

Imprenditori (e Pd) contro il Decreto Dignità

Giuseppe Conte

Giovanni Tria (6 1/2), ministro dell’Economia.

  • In un governo in cui si è pensato che le manovre economiche dovevano essere fatte da soli provvedimenti di spesa a fini elettoralistici; è riuscito a tenere la barra dritta e si è dimostrato un buon ministro, Anche non avendo paura di affrontare Salvini e Di Maio. Si è fatto valere.

Giuseppe Conte (6 1/2), presidente del Consiglio dei ministri.

  • Il momento più basso del suo governo è quando pubblicamente è stato contestato al Parlamento Europeo dal gruppo liberale. Accusato di essere una marionetta in mano ai suoi due vicepremier. Da li in poi ha iniziato a risalire fino al discorso al Senato il giorno in cui si è dimesso; quando con Salvini a fianco gli diceva tutto quello che non gli aveva detto in quindici mesi. Ma non si è riscattato del tutto: perchè quei provvedimenti che contestava a Salvini, lui li ha accettati e approvati e sono stati emanati da un governo che porta il suo nome.

Giancarlo Giorgetti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport.

  • Il migliore dei leghisti. Anche se porta avanti le stesse politiche di Salvini è sempre stata una persona ragionevole. Sembrava di avere di fronte Maroni. Il suo successo in questo governo la scelta di Milano-Cortina per le olimpiadi invernali. Operazione riuscita anche grazie a lui.

Riccardo Fraccaro (5), ministro dei Rapporti con il Parlamento e Democrazia diretta. 

  • Super fedelissimo di Di Maio. E’ stato la sua ombra. Non viene ricordato per altro.

Alfonso Bonafede (5), ministro della Giustizia.

  • Se è nato il governo Conte lo si deve anche a lui. Conte era il suo professore ed è stato lui a far conoscere al premier il M5S. Ed è anche grazie a lui quindi se Conte durante le scorse politiche era stato presentato come candidato ministro della pubblica amministrazione in un eventuale governo Di Maio. Come ministro è stato incolore.

Enzo Moavero Milanesi (5), ministro degli Esteri.

  • Un tecnico che pur di fare il ministro ha accettato di avere a che fare con gente che non avrebbe mai frequentato. E’ stato una vita nel sotto-governo di centrosinistra. Merita l’oblio.

Elisabetta Trenta (5), ministro della Difesa.

  • Ha creato idee diverse nel mondo della Difesa; ma a livello politico si è battuta contro le politiche razziste del ministro dell’Interno Salvini. Non le è bastato per la riconferma.

Giulia Grillo (5), ministro della Salute.

  • Non ha fatto grandi danni; ma poteva andare peggio visto le dichiarazioni iniziali sui vaccini ed altro. Pericolo scampato.

Giulia Bongiorno (4 1/2), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • Ottima professionista, ma in questo governo si è un pò persa. Prometteva una riforma copernicana della pubblica amministrazione, ma non ha cambiato la Riforma Madia, ne fatto provvedimenti degni di nota.

Sergio Costa (4 1/2), ministro dell’Ambiente.

  • Incolore, insapore; ma riconfermato. Merita di più per la sua carriera di militare, che per quello che ha fatto dopo essere diventato ministro.

Erika Stefani (4), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • L’unico provvedimento degno di nota del suo mandato è stato il tentativo dell’attuazione dell’autonomia del Veneto e della Lombardia. La melina del M5S ha reso inefficace il suo operato. Comunque non sarà ricordata.

Marco Bussetti (4), ministro dell’Istruzione.

  • Il suo merito più grande è stato quello di passare inosservato. Anche perchè, di solito, in questo ministero si è sempre forieri di polemiche. Invece lui, si è messo in silenzio, sperando che nessuno si accorgesse di lui e non ha fatto nulla per tutta la durata del governo.

Alessandra Locatelli (4), ministro della Famiglia e della Disabilità

  • E’ durata come un gatto in tangenziale. Un mese. Meno male, perchè dalle sue idee non avrebbe potuto che combinare danni ai diritti delle persone con disabilità, alla difesa delle donne, alle unioni civili e alla lotta alll’omofobia. In somma un pericolo scampato. Non che il suo predecessore Fontana fosse meglio …

Danilo Toninelli (3 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Ministro-zimbello del governo. Solo uscite fuori posto e provvedimenti strampalati. Non riconfermato grida al complotto dei poteri forti. Mancherà molto alla stampa e sopratutto a chi fa satira.

Luigi Di Maio (3), vice-premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

  • La sua incompetenza è trasparente. Per il resto mi sembra un bambino capriccioso, con un giocattolo nuovo. Lui non avrebbe mai fatto cadere il governo solo perchè a lui piace tanto giocare. Bocciato anche nel ruolo di leader di partito. 

Gian Marco Centinaio (3), ministro dell’Agricoltura e turismo.

  • Ha voluto il Turismo nel suo ministero per un vezzo di gioventù. Ma non ha fatto niente, ne per l’Agricoltura, ne per il Turismo. Se il governo fosse continuato, sarebbe stato destinato a diventare commissario Europeo per l’Italia. Meglio così, meglio non fare figuracce in giro per l’Europa.

Alberto Bonisoli (3), ministro dei Beni Culturali.

  • Ha fatto una sola cosa: annullare la Riforma Franceschini. Tra l’altro a crisi aperta. Il suo successore, che è anche il suo predecessore riaggiusterà tutto.

Barbara Lezzi (2 1/2), ministro del Sud

  • Hanno reinventato un ministero del quale si poteva fare anche a meno. Perchè del Sud si deve pensare in tutti i ministeri; come del Nord. Non serve fare un ministero a parte. E’ un ministero che serve solo per la campagna elettorale permanente.

Lorenzo Fontana (2 1/2), ministro degli Affari Europei

  • E’ stato l’unico ministro di questo governo ad essere transitato per due ministeri. Per quasi tutto il governo è stato alla Famiglia, dove ha giurato vendetta a qualsiasi minoranza per il solo fatto che ardivano a voler respirare a tutti i costi. Nell’ultimo mese è stato spostato agli Affari Europei e li per fortuna non è riuscito a fare danni. Ma solo per questioni di tempo.

Matteo Salvini (2), vice-premier e ministro degli Interni. 

  • Uomo simbolo di questo governo, ancora più del premier Conte e per questo credo che meriti questo voto. In realtà di danni ne ha fatti molti in quindici mesi di governo, contribuendo a portare un’economia in crescita dell’1,7% allo zero assoluto. Ha visto poche volte il suo ufficio al Viminale, in compenso è stato sempre in campagna elettorale. Anche ad urne chiuse. E’ stato lui a provocare questa crisi, credendo di ottenere le elezioni facilmente. Ma aspirante-dittatore qual’è, non conosce nemmeno le regole democratiche. Peggio per lui, meglio per l’Italia!

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