Governo

Consultazioni, il primo giro non è sufficiente. Mattarella ne concede un secondo, ma dichiara che sarà l’ultimo

I trentatré eroi di Mattarella

Sergio Mattarella

Secondo giorno di consultazioni al Quirinale per la risoluzione della crisi di governo, con al Colle i maggiori partiti. Il leader della Lega Matteo Salvini afferma che “la via maestra è il voto, ma se i ‘no’ diventano ‘sì’ non porto rancore, noi siamo pronti a ripartire”. Replica Di Maio: “Non temiamo le urne ma non scappiamo dalle promesse fatte agli italiani. Non lasciamo affondare la nave”. Nel Pd invece è già scontro interno. Le tre condizioni presentate da Zingaretti a Mattarella per la formazione di un nuovo governo non sarebbero quelle concordate durante la direzione. I renziani infatti accusano i compagni di partito: “Qualcuno vuol far saltare l’intesa con i 5 Stelle”. Ad aprire i colloqui Fratelli d’Italia che invoca il voto e Forza Italia che vuole un governo di centrodestra. A fine giornata Mattarella ha comunicato di aver dato tempo ai partiti fino a martedì per trovare una maggioranza parlamentare che sostenga un nuovo governo.

“La crisi va risolta con decisioni chiare e in tempi brevi”. Lo ha detto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, spiegando che alcune forze politiche hanno chiesto più tempo. Per questo motivo, Mattarella ha annunciato che svolgerà, da martedì, “nuove consultazioni”. “Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese. In mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni”. Lo ha detto il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al termine delle consultazioni. “Il ricorso agli elettori è necessario se il Parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza di governo. Mi è comunicato che sono state avviate iniziative tra partiti. Ho il dovere di richiedere decisioni sollecite”.

“Il voto non ci intimorisce affatto ma il voto non può essere la fuga dalle promesse fatte agli italiani. Abbiamo tante cose da fare”. Lo afferma il leader del M5s, Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni con Mattarella. “La crisi di governo ha fatto male a milioni di italiani, basta pensare che a causa della crisi il Consiglio dei ministri non riesce ad approvare leggi che servono a milioni di italiani”. Lo afferma il leader del M5s, Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Abbiamo informato il capo dello Stato di quelli che, secondo noi, sono obiettivi prioritari per gli italiani, dieci impegni che secondo noi devono essere portati a compimenti”. Il primo impegno fra tutti è “il taglio dei parlamentari, non la daremo vinta a chi vuole tenerseli stretti”. “Sono state avviate tutte le interlocuzioni per avere una maggioranza solida che voglia convergere sui punti indicati. Noi non lasciamo affondare la nave, che a pagare siano gli italiani”.

Per la la vicepresidente M5s del Senato, Paola Taverna “adesso dobbiamo capire quali sono le aspettative del presidente della Repubblica e cosa fare per il bene del Paese: ma troveremo una soluzione. Hanno dato il Movimento per morto tante volte, ma ce l’abbiamo sempre fatta”. Lo dice in un’intervista a Il fatto Quotidiano, dove commenta anche i cinque punti proposti da Zingaretti per un governo M5s-Pd: “Sono molto vaghi, potevano inserire anche la pace nel mondo Non mi dicono nulla di particolare. Gli scenari ora sono quelli previsti in una Repubblica parlamentare, e bisogna attendere le consultazioni al Quirinale”. Per le dimissioni di Conte è “dispiaciuta e arrabbiata. Avevo investito molto in questo governo, ci avevo creduto e non mi aspettavo davvero questo folle gesto di Matteo Salvini, soprattutto ora” e trova ridicolo che “adesso Salvini ci accusi di parlare da mesi con il Pd”. Lei ha sostenuto che “si poteva tornare tranquillamente al voto”. Le riesce difficile pensare che “Renzi e i suoi possano essere cambiati. Ma ora voglio lasciare lo spazio al Quirinale, al confronto tra partiti e alla consultazione degli iscritti”.

“In questi mesi il M5s ha portato avanti riforme centrali per il Paese e invocate da anni. Ora il nostro obiettivo è realizzarle a beneficio dei cittadini. Al primo posto c’è la riduzione di 345 parlamentari, una riforma epocale che tutti i partiti hanno promesso di approvare: è il tempo di scendere dalle barricate e passare ai fatti. È una proposta avanzata da ogni singola forza politica. Basta un solo voto e sarà legge, tagliare le poltrone è il modo migliore per mettere il bene comune davanti agli interessi di parte”. Lo dichiara il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.

“Salvini si è dimostrato inaffidabile e non credibile. Ci sono 10 punti di programma, chi li sposa può fare un accordo con noi”. Lo ha detto il sottosegretario M5s, Manlio Di Stefano, entrando alla riunione dei gruppi. “Sono aperte un po’ di interlocuzioni, che devono essere sui punti che abbiamo indicato. L’apertura l’abbiamo fatta dal primo giorno a tutti i partiti che non voglio l’aumento dell’Iva che potrebbe esserci per colpa di Salvini. Chiunque pensa che le nostre proposte siano di interesse pubblico può aderire, anche la Lega, ma ora è un problema loro”.

La possibilità che si arrivi ad un governo M5s-Pd è considerata “fifty-fifty” da Elena Fattori, senatrice 5Stelle. In una intervista al Corriere della Sera, la senatrice afferma che “nei gruppi parlamentari c’è grande voglia di andare avanti con la legislatura e portare a termine tanti provvedimenti avviati. E non c’è affatto paura, come qualcuno dice, ne’ della legge di Bilancio, né di andare al voto. Ma su come proseguire si discute”. Fattori non ritiene che possa essere ritentata l’alleanza con la Lega perche “è un’ala assolutamente minoritaria” che vorrebbe provare a seguire questa strada. “La stragrande maggioranza non vuole più sentir parlare di Salvini. Poi – aggiunge – come fare un nuovo governo è tutto da vedere”. Alla domanda se ritenga possa essere accettata la richiesta di Nicola Zingaretti di non andare ad un “Conte bis”, Fattori risposte che “Conte è apprezzato da tutti i 5 Stelle, ma, a mio avviso, non è indispensabile fare un Conte bis”.

Porte chiuse alla Lega? “No, io non chiudo niente, a noi non interessa al primo posto l’interesse dei cittadini, al secondo tenere strategicamente aperte tutte le porte. E’ una questione strategica, perché se hai tutte le porte aperte è più facile muoversi”. Lo dice il sottosegretario M5S Stefano Buffagni. “Non c’è strategia dei due forni, perché qui ne abbiamo tre, ci sono anche le elezioni. E’ una questione di rispetto istituzionale. Queste cose si discutono con Mattarella e non si fa fantapolitica”. “E’ la declinazione dei contenuti che fa la differenza. Non è che noi abbiamo votato ieri il decreto Sicurezza bis e di colpo ci rimangiamo tutta una strategia messa in campo nel paese. Perché per me la tutela delle frontiere è fondamentale, come lo è la vita umana della persone. Il prossimo governo, indipendentemente da chi sarà a formarlo, dovrà lavorare sui rimpatri”. E’ quanto dichiarato dal sottosegretario M5s Stefano Buffagni.

“Più sento parlare quelli del Pd e più avverto quel solito senso di spocchia e di superiorita’ che mal sopporto… Sanno sempre tutto loro: ora dovete cambiare, dovete fare quello che vi diciamo noi e vedrete che alla fine entrerete nel club dei buoni, dei bravi… Quindi quando dicevamo che avevano creato povertà e distrutto il ceto medio scherzavamo? Io no, sia chiaro”. Lo scrive su Facebook il senatore del M5s Gianluigi Paragone.

O il M5s accetta i cinque punti proposti da Nicola Zingaretti per costruire insieme un governo al Pd “o fa saltare il banco e se ne prende la responsabilità”. Lo dice in un’intervista al Messaggero il segretario del Partito Democratico che sottolinea anche di non avere intenzione di essere il premier del governo di legislatura: “Faccio il presidente della Regione Lazio e il segretario del Pd e credo siano già due impegni molto gravosi e intendo continuare a fare questo”. Alla guida di un eventuale nuovo esecutivo, “Conte non va bene: non si può dire che gli altri, ovvero Salvini, hanno sbagliato, e riprendere a governare come se nulla fosse cambiando solo alleato” aggiunge Zingaretti. Mentre non ha “alcun veto su Di Maio nel governo. Ma non si potrà far scendere in campo la stessa squadra che ha perso già una partita”. “Abbiamo espresso al presidente la disponibilità a verificare la possibilità di una maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova nel segno della discontinuità politica e programmatica”. “Non un governo a qualsiasi costo: serve un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, un’ampia base parlamentare e che ridia una speranza agli italiani. Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il Pd è pronto”. Lo ha aggiunto, al termine dell’incontro col Capo di Stato, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Il passo indietro sui decreti sicurezza è imprescindibile per un accordo con il M5S? “Sicuramente sì, quello è un cambio radicale di politica su questi temi”. Lo ha detto Andrea Orlando, parlando con i giornalisti davanti al Nazareno. La strada di un governo con il M5S è più stretta rispetto a ieri? “E’ come ieri”. Lo ha detto Andrea Orlando parlando con i giornalisti davanti al Nazareno. Le richieste del Pd su un diverso iter per il taglio dei parlamentari e la legge elettorale e su un passo indietro sui decreti sicurezza “sono le condizioni per un confronto”, ha aggiunto. “Noi non diciamo che si rompe sul taglio dei parlamentari, diciamo che vogliamo sapere in che cornice e con quale legge elettorale. Cosa succede del Rosatellum? Dei collegi uninominali? Quali sono i correttivi per evitare che ci sia un taglio della rappresentanza? Nessuno è contrario alla semplificazione del sistema istituzionale e allo smaltimento delle poltrone. Parliamo dei giusti contrappesi. Non ci si può accusare di far saltare l’accordo per questo”. Lo ha detto il vicesegretario Pd, Andrea Orlando.

“Ho già chiarito che posso dare una mano sui contenuti se può essere utile. Voterò la fiducia anche se con fatica, se nascerà il governo. Ma fare il ministro con i 5 Stelle, no grazie”. Così la deputata dem Maria Elena Boschi in un’intervista a Repubblica. “Mi piacerebbe che fosse riconosciuto a Renzi e ai renziani di avere fatto una cosa per il bene comune non per l’interesse privato. Basta con i retroscena e i retro pensieri, guardiamo alla realtà. Il nostro appoggio ci sarà finché l’ipotetico governo farà cose utili per gli italiani, non farò il ministro ostaggio. Chi lo farebbe?”.

“Se di fronte al rischio della destra così come ancora si presenta, con Salvini e Meloni in primissima linea, qualcuno nel Pd pensa di far saltare il banco di un possibile governo, istituzionale o di legislatura, sul taglio dei parlamentari, se ne assumerà la responsabilità di fronte al Paese e all’Europa”. Lo ha detto Anna Ascani, vice presidente Pd, dopo un colloquio con Matteo Renzi al Ciocco in Garfagnana. “Le condizioni sono quelle poste in direzione, altre condizioni rischiano di essere fuori luogo in questo momento”, ha aggiunto.

“Abbiamo detto esplicitamente che siamo disponibili a un governo di svolta che affronti i problemi veri del Paese. Siamo per fare una cosa seria e stabile. Siamo a favore del taglio dei parlamentari che pure avevamo già proposto in passato, ma chiediamo sia inserito in una agenda complessiva che tenga conto di una riforma della legge elettorale che garantisca rappresentanza democratica ai territori”. Lo ha sottolineato Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera. “Nessun tentativo di far fallire quindi, ma piuttosto di fondare su solide basi un governo all’altezza della crisi”, ha concluso.

“Lo dico a tutto il Pd: a consultazioni aperte non ci si parla con veline e contro veline. Non si fanno esegesi anonime. Non si gioca con le dichiarazioni fatte da ‘fonti vicine a’. Si va al Quirinale e si parla lì. Per rispetto al Capo dello Stato, al Paese. E anche a se stessi”. Lo scrive su Twitter il deputato Pd Matteo Orfini.

“La sovranità appartiene al popolo. La via maestra è andare alle elezioni”. Lo ha detto Matteo Salvini. “L’Italia non può avere un governo con posizioni distanti, per questo abbiamo ribadito che i troppi ‘no’ hanno portato alla fine di questa esperienza di governo. Io sono stato il più strenuo sostenitore di quest’azione di governo. Oggi la via maestra non possono essere giochini di Palazzo, ‘governi contro’, sono le elezioni”. “In questi giorni abbiamo letto la qualunque, governi non per far qualcosa ma contro la Lega, con l’unico collante di tenere fuori Lega a costo di cancellare quanto di buono fatto e riaprire i porti”. “Ho scoperto che tanti no si sarebbero trasformati in sì. Ci sono alcuni 5s che appoggerebbero una Manovra coraggiosa: ho scoperto che ci sarebbero alcuni disponibili. Aver scoperchiato il vaso è stato utile per capire. Ma malgrado gli insulti, vado avanti”. Un “accordo contro”, tra Pd e M5s, è la vecchia politica. Io non penso che l’Italia abbia bisogno di un “governo contro”. Se poi qualcuno mi dice “ragioniamo perché i ‘no’ diventano ‘sì’. Miglioriamo la squadra, diamoci un obiettivo, facciamo qualcosa ‘non contro’ ma’per’, io l’ho sempre detto, sono una persona concreta, non porto rancore guardo avanti, non indietro”.

“Abbiamo manifestato al presidente Mattarella la nostra preoccupazione per questa crisi di governo, particolarmente grave perché si apre in un momento delicato”. Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato al Quirinale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “L’esperienza appena conclusa dimostra che i progetti di governo si fanno con i tempi e con le idee compatibili, non dopo il voto ma prima. Quindi un governo non può nascere in laboratorio, se basato solo su un contratto. Forza Italia ha condotto un’opposizione seria e coerente, oggi mettiamo in guardia da un governo frutto di una maggioranza tra diversi e improvvisata”, ha spiegato Silvio Berlusconi. “Un governo sbilanciato a sinistra sarebbe pericoloso per le imprese, lo sviluppo, la sicurezza col rischio che, messo di fronte alle difficoltà, ricorra ad una patrimoniale che comprometterebbe definitivamente le prospettive di crescita”, ha detto Berlusconi. “Serve un governo europeista. Noi di Forza Italia proponiamo il modello di centrodestra che governa in moltissimi comuni e nella maggioranza delle regioni italiane e che è oggi la maggioranza naturale degli italiani. Qualora non fosse realizzabile, la strada maestra è il voto anticipata”, ha concluso.

“Mattarella è costretto a scegliere tra due diverse prescrizioni costituzionali: quella che chiede di verificare se esista una nuova maggioranza e quella che dice che la sovranità appartiene al popolo: e questa prescrizione è tra le più vincolanti della nostra Costituzione”, ha detto Giorgia Meloni. “L’unico modo che abbiamo per un governo stabile è andare a votare: tutto il resto durerà solo qualche mese: gente che fino a ieri si insultava oggi non può andare d’accordo”, ha aggiunto la leader di Fratelli d’Italia dopo il colloquio col presidente della Repubblica. “Ho sentito Salvini e penso che se si andasse al voto ci sarebbe sicuramente una compagine formata da Fratelli d’Italia e Lega, vedremo cosa farà Forza Italia, e sicuramente sarebbe già una forza maggioritaria”, ha aggiunto Giorgia Meloni.

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