Governo

Le manovre di Salvini per tentare di chiudere la crisi che lui stesso ha aperto

Le manovre di Salvini per tentare di chiudere la crisi che lui stesso ha aperto

Matteo Salvini

Come capo politico della Lega, Salvini ha costretto il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati a riaprire i battenti in pieno agosto, annunciando la crisi di Governo e chiedendo a gran voce nuove elezioni politiche in tempi brevissimi. Sembrava il tuono di una tempesta e invece era solo uno starnuto. Infatti, la reale determinazione del non dimissionario Ministro si è rivelata molto meno ferma di quanto le sue roboanti parole volessero far intendere, quando ha dichiarato in Senato di non ritenere opportuno dare le dimissioni e nemmeno ritirare la delegazione leghista dal Governo.

Si è trattato, quindi, dell’ennesima dimostrazione di immaturità, politica e personale, di Salvini, confermata anche dalla boutade dell’offerta ai Cinque Stelle fatta ieri in Senato: approvare la riduzione del numero dei parlamentari e poi andare subito al voto, confermando, però, di non voler ritirare la mozione di sfiducia annunciata nei confronti del Governo di cui la Lega fa ancora parte integrante.

Ma delle due l’una: o Salvini insiste a chiedere le dimissioni di Conte, le quali non potrebbero  avere luogo che dopo la discussione del 20 agosto in Senato, ed allora la crisi di Governo azzererebbe i calendari parlamentari, rendendo impossibile votare la riforma costituzionale, prevista alla Camera per il 22, o se, invece, si votasse la riforma alla Camera prima dell’apertura della crisi, sarebbe necessario attendere almeno tre mesi previsti dalla legge per la eventuale richiesta di referendum “confermativo”, che verrebbe di certo richiesto; dunque, si sposterebbe la possibilità concreta di andare al voto di almeno sei- sette mesi L’ipotesi avanzata da Salvini comporta quindi il votare la riforma, ma di fatto sospenderla per cinque anni, andando a votare prima dei tempi con il numero dei parlamentari immutato, è una proposta del tutto balzana e lo stesso Quirinale, come affermano fonti di stampa, avrebbe fatto trapelare la propria contrarietà a questa fantasiosa ipotesi.

L’ordine del Giorno della seduta del Senato del 20 non prevede la discussione e votazione di mozioni di sfiducia ma solo “Comunicazioni del Presidente del Consiglio”. Quindi, per Salvini unico modo per aprire la crisi, se avesse davvero voluto farlo, sarebbe stato il ritiro dei ministri della Lega, cosa, come detto, che Salvini stesso ha escluso anche in Senato. Credo che a breve capiremo il perché di questo procedere ondivago.

Intanto il leader leghista, con i sui modi arroganti ma al tempo stesso confusi, ha posto in essere quel che è anche un inutile e costoso scherzetto a carico delle casse dell’erario. Salvini, infatti, ironizza sulle “ferie dei parlamentari”, ma trascura il dettaglio che la sua alzata d’ingegno ha costretto al rientro in servizio il personale delle Camere, con le conseguenti spese per i due rami del Parlamento relativi ai viaggio, alle ferie non godute, ecc. Davvero un comportamento da grande statista!

Il telefono “sempre acceso” di Matteo Salvini serve per intavolare una trattativa con i 5 stelle per ripartire. Con i “ministri del Sì” chiarisce il leader leghista, ma sotto traccia, l’ipotesi che più circola nelle ultime ore è quella di un nuovo Governo gialloverde che cambi le figure chiave: Luigi Di Maio premier al posto di Giuseppe Conte, destinato al ruolo di commissario europeo; Giancarlo Giorgetti all’Economia. Matteo Salvini sarebbe invece confermatissimo vice premier e ministro dell’Interno.

D’altro canto in un clima di aperta ostilità fra i principali tre partiti del paese, la capriola politica e dialettica avverrebbe qualsiasi coppia si dovesse formare per dar vita a una nuova maggioranza di Governo. Matteo Salvini vuole disfarsi di Giuseppe Conte e c’è un’occasione propizia per farlo, visto che entro 10 giorni l’Italia dovrà indicare un commissario europeo. Quello di Conte sarebbe tra l’altro un nome che non correrebbe rischi di approvazione nel Parlamento europeo. Certo è che l’indicazione della persona a cui affidare l’incarico di formare un Governo spetta al presidente della Repubblica, ma nell’ipotesi di Di Maio premier, la Lega chiede di pesare di più in alcuni ministeri chiave, come le Infrastrutture e l’Ambiente, su cui vuole contrapporre i suoi Sì ai tanti No pentastellati. Anche la Difesa finisce nel mirino, dopo i recenti scontri fra Matteo Salvini ed Elisabetta Trenta sui migranti.

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