Economia

Governo Conte: quattordicesimo mese

Governo Conte: quattordicesimo mese

Matteo Salvini

Lorenzo Fontana diventa il nuovo ministro per gli Affari Europei, occupando la poltrona lasciata vuota da Paolo Savona, divenuto nel frattempo presidente della Consob. A prendere il posto di Fontana come ministro della Famiglia sarà la leghista Alessandra Locatelli. Il giuramento sarà alle 18 al Quirinale.

Lo scorso 18 ottobre nel lussuoso Hotel Metropol di Mosca c’è stato un incontro tra persone vicine alla Lega e a Matteo Salvini e uomini del Cremlino per escogitare il modo di far arrivare al partito del ministro dell’Interno e vice Premier italiano Matteo Salvini decine di milioni di dollari. BuzzFeed ha pubblicato un audio che rivelerebbe i tentativi fatti da Gianluca Savoini di ottenere finanziamenti russi. Una inchiesta del sito dà conto dell’incontro avvenuto tra Savoini, assistente di Matteo Salvini di lunga data e Presidente Associazione culturale Lombardia Russia, e tre persone russe. La registrazione riguarda il meeting Metropol durante il quale il braccio destro del vicepremier negozia i termini di un accordo che attraverso un canale segreto faccia arrivare decine di milioni di dollari derivanti dal petrolio russo alla Lega. BuzzFeed non è stato in grado di identificare i russi alla riunione del Metropol, ma secondo il sito “il nastro contiene chiari indizi che le figure di alto livello del partito di Putin erano a conoscenza dei negoziati. l premier Giuseppe Conte si è presentato in Senato per un’audizione sul caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega. I banchi dei Cinque stelle sono rimasti quasi tutti vuoti per protesta in seguito al via libera del governo alla Tav ma anche, come dichiarato da dal capogruppo Patuanelli, perché delusi dal silenzio del leader della Lega. Assente infatti anche Matteo Salvini che ha preferito andare al Viminale per un vertice sulla sicurezza, evitando così ogni possibile chiamata in causa a Palazzo Madama.

Dopo l’ennesima zuffa tra i due vicepremier i suoi diranno che da giorni si era reso indisponibile alla riunione. Giovanni Tria è seduto allo stesso tavolo e snocciola i numeri della correzione lacrime e sangue: 7,6 miliardi. Dentro ci sono anche i soldi del reddito di cittadinanza e della quota 100. Di Maio appare in video su Facebook e spara a zero su Autostrade e la linea della Lega. Salvini è furibondo. Affida il suo sfogo all’Adnkronos: “Mi attacca su Autostrade e poi diserta il Cdm”. Poi si alza e lascia la riunione, che va avanti senza di lui. La macchina che lo porta fuori da palazzo Chigi parte a razzo dal cortile e guadagna l’uscita. I comportamenti, gli umori e le reazioni dei due vicepremier dicono di un nervosismo causato da una concessione pesante, della volontà di non metterci la faccia su un assestamento di bilancio che certifica l’arrendersi all’Europa. Provare a scampare alla procedura ha un conto. Salato. E da saldare. Anche il capo dello Stato ha detto che “non c’è ragione per aprire la procedura”, ma al netto degli impegni presi. Niente procedura nei confronti dell’Italia. È questa la decisione del collegio dei commissari europei, che ha quindi scelto di non raccomandare all’Ecofin l’avvio della procedura per deficit eccessivo contro il nostro Paese, alla luce delle rassicurazioni sui conti fornite lunedì con l’assestamento di bilancio e il decreto che “congela” le minori spese da reddito di cittadinanza e quota 100.

Di buon mattino, aprendo i giornali, è quel «Conte mi ha colpito alle spalle», attribuito proprio su queste pagine a Matteo Salvini, a farlo saltare sulla sedia. Poi l’incontro del ministro dell’Interno con le parti sociali, ben 43 sigle invitate al Viminale, «una sgrammaticatura» che già lo aveva innervosito nei giorni scorsi, ha fatto da detonatore. Così, il premier Giuseppe Conte, dopo aver passato la domenica a cercare di minimizzare l’impatto del comunicato con cui scaricava sul leghista Claudio D’Amico la responsabilità dell’invito di Gianluca Savoini alla cena con Putin, ieri è sbottato davanti ai giornalisti. «Una provocazione», ha considerato la scelta di far sedere al tavolo coi sindacati l’ex sottosegretario indagato Armando Siri, per le cui dimissioni lui stesso si era battuto. E allora ha rilanciato l’invito delle opposizioni e dell’alleato Di Maio al vicepremier leghista a presentarsi in Parlamento sul caso-Mosca, e contemporaneamente ha tentato di ridimensionarne il ruolo sui temi economici. Se non è crisi di Governo, è crisi di fiducia fra alleati. “Purtroppo sì, si è persa anche a livello personale. Perché io mi sono fidato per mesi e mesi” afferma il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto ad Helsinki ai cronisti. Alla domanda se sia possibile ricucire Salvini ha replicato: “Tutto è possibile. Speravo che dopo il voto si placassero le polemiche. In ogni caso noi siamo gli ultimi ad essere attaccati alla poltrona, se ci dovessimo rendere conto che non si riesce a lavorare”.

L’Italia è in declino demografico e il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014, la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila). È quanto emerge dal Report dell’Istat sul bilancio demografico.

Bilaterale Italia-Russia. È arrivato con oltre un’ora di ritardo da Sergio Mattarella, come dal Papa, Vladimir Putin. Un faccia a faccia durato quasi un’ora e mezzo, a conferma degli “ottimi rapporti bilaterali”, trapela dal Colle, “nonostante i raffreddamenti delle relazioni tra la Russia e l’Occidente dovuti alle diverse valutazioni sull’Ucraina”. Poi l’incontro con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e la conferenza congiunta in cui il capo del Cremlino ha detto di apprezzare la posizione italiana sulle sanzioni: “Roma ne parli con l’Unione europea”, è stato il messaggio.

Al secondo scrutinio ce l’ha fatta. Il pd David Sassoli, candidato ufficiale dei Socialisti e democratici sostenuto anche dal Ppe, è stato eletto presidente del Parlamento europeo durante la seduta plenaria a Strasburgo con 345 voti. Prende il posto di un altro italiano: Antonio Tajani (Ppe). La sua elezione è stata annunciata a Montecitorio dal deputato dem Emanuele Fiano ed è stata accolta con un lungo applauso dell’Aula. Alla prima tornata aveva mancato l’elezione per soli 7 voti, femandosi a 325 preferenze contro le 332 previste per ottenere la maggioranza assoluta. Per essere eletti è necessario ottenere la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. In caso di mancata elezione, il quarto scrutinio consiste in un ballottaggio tra i deputati del Parlamento che hanno ottenuto il maggior numero di voti. I 14 vicepresidenti del Parlamento europeo sono stati eletti dopo tre turni di votazione per un mandato di due anni e mezzo. 11 vicepresidenti sono stati eletti al primo scrutinio, 2 al secondo scrutinio e l’ultimo, a maggioranza relativa, al terzo scrutinio. In attesa di capire come saranno spartite tra i 28 le ambite poltrone della prossima Commissione europea, l’Europarlamento di Strasburgo comincia ad assegnare le sue. Con due risultati: un cordone sanitario sempre più risicato per fermare l’onda sovranista da una parte e dall’altra una secca vittoria del Pd nella pattuglia italiana con la Lega record di voti che resta a secco.

Giancarlo Giorgetti rinuncia all’ipotesi di commissario europeo, lo ha spiegato al presidente Mattarella in un colloquio durato venti minuti. Il sottosegretario leghista a palazzo Chigi  si è recato al Quirinale in giornata dove ha avuto una conversazione con il capo dello Stato spiegandogli i motivi della rinuncia a qualsiasi ipotesi di candidatura come commissario Ue.

Tra Elisabetta Trenta e Matteo Salvini quel feeling necessario fra ministro della Difesa e ministro dell’Interno non è mai scattato. Anzi, spesso le frizioni fra di loro hanno provocato scintille. Ancora adesso, dinanzi ai diversi casi di navi cariche di migranti che popolano il mar Mediterraneo e chiedono di poter sbarcare, la ministra non nasconde la sua rabbia e il suo rammarico perché tutto questo “si sarebbe potuto evitare”. Non solo, “lo avevo detto a Matteo Salvini: senza la missione Sophia torneranno le ong. Non ha voluto ascoltare e adesso si lamenta”. La replica di Matteo Salvini è, come spesso accade, sarcastica. “Non rispondo alle polemiche. Il lunedì mattina mi alzo contento, altri un po’ nervosetti, problema loro” dice il ministro dell’Interno Matteo a margine del centenario dell’Associazione Nazionale Alpini. “Replicano i numeri. La missione Sophia con tutto il rispetto recuperó decine di migliaia di immigrati e li portò tutti in Italia, perché questo prevedevano le regole della missione. Ditemi se il contrasto dell’immigrazione clandestina è recuperare decine di migliaia di immigrati in giro per il Mediterraneo e portarli tutti in Italia”.

E’ già pronto il regolamento, previsto dalla legge Concretezza, sulle impronte digitali per la verifica degli accessi a lavoro dei dipendenti pubblici. Il regolamento sarebbe stato inviato proprio oggi al Garante della privacy. A seguire sarà mandato, per i relativi pareri, alla Conferenza Unificata e al Consiglio di Stato. I decreti attuativi relativi all’istituzione del Nucleo per la Concretezza saranno, invece, ultimati entro il mese di settembre.

Vincenzo Spadafora, ha attaccato frontalmente Matteo Salvini: “È mio dovere mantenere la barra dritta quando qualcuno del governo o delle varie forze politiche va oltre certi limiti. Io rappresento il governo su questi temi”. Nel caso specifico il sottosegretario alle Pari Opportunità ha denunciato una “pericolosa deriva sessista” che affligge l’Italia, con l’aggravante che gli “insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti”. Per queste parole il ministro dell’Interno ha chiesto ancora una volta questa mattina le dimissioni di Spadafora: “Se mi aspetto le scuse? Se uno dice una sciocchezza dovrebbe”. Ma il sottosegretario non ne vuole sapere: “Scusarmi? Quello che mi sento di fare lo faccio. Ieri il mio capo politico ha detto che non mi dimetto e che la vicenda è chiusa. Credo che all’interno del Movimento 5 Stelle ci sia una grande attenzione sui temi civili e dobbiamo continuare perché sono i temi che ci contraddistinguono dalla Lega”. “Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?”. Sono queste le parole di Vincenzo Spadafora, sottosegretario M5S alla Presidenza del Consiglio, che alzano un vespaio nel Governo. “Gli attacchi verbali del vicepremier alla capitana Carola” definita “criminale, pirata, sbruffoncella. Parole, quelle di Salvini, che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro Carola, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social”. Un dito puntato contro Matteo Salvini, accusato di alimentare l’odio maschilista contro le donne.

L’ago del barometro della maggioranza non schioda dalla burrasca. In una giornata mediaticamente dominata da fatti di cronaca nera si consuma l’ennesimo scontro, questa volta a sfondo economico, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, finisce quasi sotto traccia. Eppure, il botta e risposta su flat tax e salario minimo tra i due vicepremier segnala un gelo che il faccia a faccia di giovedì non ha neanche scalfito. Sulla manovra Di Maio può giocare su un asse con il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il premier Giuseppe Conte. Un asse sedimentato dalla prudenza e dal realismo sui conti laddove il leader Lega fa della sua flat tax una bandiera irrinunciabile.

La Chiesa scende in campo, rompe il muro di silenzio e prende una posizione decisa contro il governo gialloverde, dopo aver tentato di ricucire uno strappo che pure era parso evidente nei mesi scorsi. Sì perché se è vero che Matteo Salvini continua a ribadire “i cattolici sono con me” e si dice convinto della strada da seguire, la realtà è che le gerarchie ecclesiastiche sono in aperta rottura con il ministro dell’Interno. “Possiamo restare ancora in silenzio?”, avrebbero detto alcuni rappresentanti della Cei a Bergoglio, chiedendo al pontefice di poter prendere delle posizioni più decise Alla fine, gli ultimi interventi pubblici di papa Francesco sul tema immigrazione avrebbero suonato come “una sorta di nulla osta ai vescovi italiani e al presidente della Cei Bassetti” per abbandonare la neutralità verso il governo. E in effetti la Conferenza Episcopale si è più volte espressa su posizioni del tutto contrarie a quelle dei due partiti di governo. Basta scorrere un po’ di cronaca.

Nuova Alitalia, atto primo. Atlantia entra nella cordata di salvataggio. Luigi Di Maio può solo prenderne atto. E “festeggiare” a denti stretti. Dopo un anno in cui i 5 stelle si sono scagliati contro i Benetton per il crollo del ponte Morandi a Genova, la capriola, politica, di contenuto e di immagine è compiuta. E quindi benvenuti a bordo. In un post su Facebook il capo politico del Movimento ribadisce che Autostrade e la revoca della concessione è altra cosa, ma il dato dell’oggi dice che i Benetton sono entrati nella cabina di comando di Alitalia. E questo dato è stato metabolizzato.

Dopo la morte di Cosimo Massaro, per cui risultano già nove persone indagate, nella tarda serata di ieri si è trovato un accordo per dare avvio a una serie d’interventi per la sicurezza dello stabilimento di Taranto. Per giungere alla firma del verbale d’accordo al Mise, ci sono volute nove ore d’incontro tra il ministro Luigi Di Maio, i rappresentanti di ArcelorMittal e i sindacati. A metà pomeriggio Marco Bentivogli, segretario generale della Cisl-Fim, parlava di “un incontro altamente insoddisfacente”. Ma al termine della serata è Rocco Palombella, segretario Uilm, a spiegare i termini dell’accordo: “Il verbale impegna ArcelorMittal a verificare e monitorare tutte le aree d’insicurezza dello stabilimento e poi ci sarà una task force di organi ispettivi che sarà all’interno dell’ex Ilva per verificare le condizioni di pericolo”.

Beppe Grillo fa sapere a mezzo stampa che quello che dice sì all’Alta Velocità “non è più il mio MoVimento”, dimenticando che è stato proprio lui a dare tutto il potere all’attuale classe dirigente del M5S e mai, mai, mai, né nel caso dell’ILVA né il quello della TAP, né sugli F-35 né sulla Diciotti eccetera ha mosso un dito mentre i grillini si rimangiavano promesse, impegni e programmi. Adesso però Beppe “prende le distanze”, qualunque cosa ciò voglia dire, mentre arriva la marea di melma nei confronti di quelli che ha mandato avanti a governare.

Via libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l’ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti. Tra gli astenuti Leu e Pd. Il “codice rosso” introduce una corsia preferenziale per le denunce, rende le indagini più rapide e obbliga i pm ad ascoltare le vittime entro tre giorni. In pratica si accelera lo svolgimento delle indagini per evitare che le lentezze nell’acquisizione e nella iscrizione di notizie di reato possano pregiudicare la tempestività degli interventi contro i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking, e di lesioni aggravate se commessi in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza. Un vero e proprio ‘codicè con bollino rosso, come nei pronto soccorso degli ospedali, per i casi di violenza di genere.

Dopo mesi di voci su una possibile deroga al vincolo dei due mandati, imposta a tutti i politici che hanno sottoscritto il regolamento interno del Movimento 5 stelle, è arrivata una prima conferma. Il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio ha presentato in un video postato sul Blog delle stelle – l’house organ del partito – una nuova proposta in base alla quale il primo mandato non verrà considerato nel caso in cui una persona diventi consigliere comunale. Sarà cioè un “mandato zero”, per dirla con lo stesso Di Maio – e, in futuro, questa persona sarà libera di assumere altri due incarichi, in Regione o in Parlamento. Gli iscritti alla piattaforma Rousseau hanno approvato con larga maggioranza i 5 quesiti posti sulla nuova organizzazione del Movimento 5 stelle. Tra questi, c’era l’introduzione del cosiddetto “mandato zero“, proposto dal capo politico Luigi Di Maio per i consiglieri comunali. La proposta è passata con 17.307 sì (68%) e 8.148 (32%) no. In totale, per tutti i quesiti, sono state espresse 123.755 preferenze, fa sapere una nota del Movimento.

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