Europa

Boris Johnson eletto leader Tory: è il successore di Theresa May

Boris Johnson eletto leader Tory: è il successore di Theresa May

Boris Johnson

L’ex ministro ha stravinto grazie al voto degli iscritti al partito contro lo sfidante Jeremy Hunt. Con le dimissioni della prima ministra britannica venerdì, Johnson prenderà possesso del numero 10 di Downing Street. “Attuare Brexit entro il 31 ottobre”.

Boris Johnson  è il nuovo leader dei Tory, il Partito Conservatore inglese, e da domani diventerà automaticamente primo ministro britannico, quando l’attuale premier Theresa May rassegnerà le dimissioni da capo del governo nelle mani della Regina – dopo il suo ultimo Question Time di rito alla Camera dei Comuni – e la sovrana potrà così convocare il nuovo capo dei conservatori per chiedergli di formare il governo. L’ex ministro, 55 anni, super favorito alla vigilia, ha sconfitto grazie al voto degli iscritti al partito lo sfidante Jeremy Hunt, ministro degli Esteri in carica. Johnson, da sempre forte sostenitore della Brexit, prenderà quindi possesso del numero 10 di Downing Street domani pomeriggio, per completare la sua compagine fra giovedì e venerdì. Non è richiesto un voto di fiducia iniziale obbligatorio. Tra i primi a complimentarsi, il presidente statunitense Donald Trump su Twitter: “Congratulazioni a Boris Johnson che diventa il nuovo primo ministro del Regno Unito. Sarà grande!”.

“Attuare la Brexit, unire il Paese, sconfiggere Jeremy Corbyn”, questi gli obiettivi indicati da Johnson nel discorso della vittoria. Johnson ha ribadito di voler portare a termine l’uscita del Regno dall’Ue “il 31 ottobre”, ha parlato della necessità di “ridare energia” al Paese e al partito, di essere positivi, e ha assicurato di non aver paura “della sfida”.

Johnson nel suo discorso ha ringraziato Theresa May e ha reso omaggio al rivale Jeremy Hunt, non senza scherzare su se stesso: “So che ci sarà chi contesterà la saggezza della vostra decisione”, ha detto rivolgendosi ai militanti del Partito Conservatore che lo hanno scelto a larga maggioranza.

Il leader dell’opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, ha raccolto a stretto giro la sfida di Johnson e ha twittato: “Johnson ha ottenuto il sostegno di meno di 100.000 membri del Partito Conservatore non rappresentativi (del Paese), promettendo tagli di tasse per i più ricchi”. Il numero uno del Labour ha poi paventato il rischio di “una dannosa Brexit no deal” e ha concluso: “Il popolo deve decidere chi debba diventare in un’elezione generale” anticipata.

Il ballottaggio tra Johnson e Hunt è stato affidato al voto postale condotto in queste settimane dagli oltre 160.000 iscritti del Partito Conservatore. Johnson, già sindaco di Londra, ha stravinto secondo pronostico la sfida col suo successore al Foreign Office, ottenendo oltre 90.000 voti contro gli oltre 40.000. Il risultato è stato introdotto dal presidente del partito, Brandon Lewis. Il nuovo leader assumerà da domani anche la guida del governo, dopo che Theresa May avrà formalizzato le sue dimissioni da premier nelle mani della regina. Oggi a Downing Street si è tenuto l’ultimo Consiglio dei Ministri presieduto dalla prima ministra. La convocazione a Buckingham Palace per ricevere dalla stessa sovrana l’incarico di formare una nuova compagine è prevista nel pomeriggio di domani e a seguire Johnson entrerà a Downing Street. Secondo il sistema britannico, non è previsto un voto di fiducia, salvo che a chiederlo sia il leader dell’opposizione, in questo momento il laburista Jeremy Corbyn. Scenario rinviato presumibilmente a dopo la pausa estiva del Parlamento, visto che Westminster chiuderà i battenti giovedì 25 per riaprirli il 3 settembre.

Secondo il vertice di Getlink, la società di gestione dello strategico tunnel sotto la Manica attraverso cui passano i treni che collegano l’isola al continente europeo, la vittoria di Johnson rende “molto probabile” lo scenario di un divorzio senz’accordo (no deal) del Regno Unito da Bruxelles. Diverso il parere dell’ex premier britannico Tony Blair: “Non credetegli: nonostante le sue minacce, anche lui si piegherà a un secondo referendum sulla Brexit”, dice in un’intervista a Repubblica, per poi aggiungere: “C’è una differenza tra il populismo di Trump o di Salvini, e quello di Johnson. Le parole di Trump molto spesso non corrispondono ai fatti, nel senso che la sua mi sembra un’amministrazione simile a quelle precedenti americane, vedi su immigrazione o Iran. Oppure prendiamo Salvini: in Italia ha tanto urlato contro l’euro, ma poi la cruda realtà lo ha riportato sulla Terra. Il populismo di Johnson, invece, secondo me è più pericoloso di quello di Trump o Salvini, perché è concentrato su un solo punto, sulla Brexit. Per questo, Johnson sta andando pericolosamente oltre. Ma non riuscirà a rompere l’unità dell’Ue sulla Brexit: sarebbe un’umiliazione troppo grande per l’Europa”.

Boris Johnson e’ il “Trump britannico”: lo ha detto lo stesso Presidente Usa intervenendo ad un convegno di un’organizzazione giovanile conservatrice. “Ora abbiamo un uomo davvero in gamba che sta diventando il premier britannico. E’ tosto e intelligente. Lo chiamano il ‘Britain Trump’ e la gente sta dicendo che e’ una cosa buona”, ha continuato il tycoon, sottolineando che “E’ cio’ di cui (gli inglesi) hanno bisogno. Boris e’ in gamba, fara’ un buon lavoro”.

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