Europa

Giorgetti: rinuncio a fare il commissario europeo

Giorgetti: rinuncio a fare il commissario europeo

Giancarlo Giorgetti

Giancarlo Giorgetti rinuncia all’ipotesi di commissario europeo, lo ha spiegato al presidente Mattarella in un colloquio durato venti minuti.

Il sottosegretario leghista a palazzo Chigi  si è recato al Quirinale in giornata dove ha avuto una conversazione con il capo dello Stato spiegandogli i motivi della rinuncia a qualsiasi ipotesi di candidatura come commissario Ue.

“L’e stai me mèt un trapun sott tèra”, ovvero “è stato come seppellire una talpa sottoterra”, come rispose, in una storiella popolare, il marito beone alla moglie che, per punirlo, l’aveva chiuso per giorni in cantina, tra le botti. Così Giorgetti – contattato dal quotidiano online Affaritaliani.it – nel pomeriggio aveva fatto sue queste parole, rispondendo ironicamente in dialetto lombardo – è originario di Cazzago Brabbia (Varese)  – per commentare le indiscrezioni giornalistiche che vedevano allontanarsi l’incarico di Commissario europeo.

Ignazio Corrao del M5s dice che la Lega ha avuto addirittura una reazione “isterica” quando ieri ha deciso di votare no alla nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. “I 5stelle volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e invece si sono trasformati nel tonno!”, ribatte la leghista Mara Bizzotto.

All’indomani del voto sulla nuova guida della Commissione, Lega e cinquestelle se le danno di santa ragione. Il sì dei pentastellati e il no della Lega aprono un solco che fa traballare i piani leghisti. Salta l’accordo su Giancarlo Giorgetti commissario europeo. Certo il vicepremier leghista fa fatica a renderlo ufficiale. Ma è evidente che, alla luce di come è andata ieri, all’Europarlamento Giorgetti non passerebbe. E pare che allo stesso sottosegretario sia passata la voglia di trasferirsi in Europa. A Strasburgo, è chiaro, la maggioranza europeista – seppure risicata – punta evidentemente ad ‘archiviare’ la Lega, con l’aiuto dei cinquestelle convinti e orgogliosi di questa linea. “La Lega fa harakiri: Giorgetti commissario è mission impossible”, avvertono infatti i pentastellati.

E ora? Ecco come la spiega Fabio Massimo Castaldo: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “ha negoziato con i partner europei un commissario di peso per l’Italia”, ma “la Lega ha sconfessato quel patto” e adesso ”è difficile che un suo candidato possa passare le audizioni in Parlamento”. Chiaro. Ma adesso che succede?

A quanto apprende Huffpost, spetterà comunque a Matteo Salvini proporre due nomi. A patto che siano ‘papabili’ per passare il test di Strasburgo. L’idea di massima che gira nel governo è di candidare figure ‘terze’ rispetto ai due partner di maggioranza, tipo Tridico o Foa rispettivamente scelti per Inps e Rai. Sarebbe un’ipotesi che potrebbe andar bene sia al M5s e che alla Lega. Certo, va trovato l’accordo sul nome. E la situazione di scontro su tutto non depone a favore, non ora.

Ora comunque ci sono i paletti di Conte. Cioè: spetta alla Lega proporre i nomi: due nomi, von der Leyen deve poter scegliere tra un uomo e una donna visto che vuole formare una squadra in perfetta parità di genere. Ma, è l’idea del presidente del Consiglio, devono essere ‘studiati’ per non essere bocciati dall’Europarlamento quando andranno in audizione nelle commissioni di competenza (a seconda del portafoglio che prenderanno) nella prima settimana di ottobre. Dopo aver negoziato l’accordo in consiglio, dopo aver subito il ‘tradimento’ dei leghisti, il premier a questo punto non vuole andare al massacro: non vuole che il commissario italiano venga bocciato dall’Europarlamento. E anche la parte pentastellata del governo non vorrebbe aggiungere incidenti di percorso al cammino ‘europeista’ scelto ormai da qualche mese.

Palla a Salvini, che è in un cul-de-sac. “Ci sono soluzioni alternative…”, dice a chi gli chiede di Giorgetti. Ma nemmeno lui è tanto convinto. La carta leghista è difficile da usare, a questo punto. Pure quella di Giulia Bongiorno non va bene: avrebbe più chance in quanto donna, ma c’è già il no dei cinquestelle. “Nell’ottica di un portafoglio economico credo che Giulia Bongiorno non abbia molta esperienza in tal senso”, dice la capodelegazione a Strasburgo Tiziana Beghin.

Il piano B deve prendere ancora forma: del resto, si tratterà di intavolare un negoziato con Conte nei prossimi mesi, presumibilmente il nome arriverà a settembre a ridosso dell’esame europarlamentare. Se i primi due nomi non dovessero andar bene, se ne cercheranno altri. In pista c’è il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che però non sembra scaldare la parte pentastellata. “Moavero Milanesi è sicuramente molto esperto in esteri, ma noi vorremmo un portafoglio economico”, sempre Beghin. E c’è un altro timore che serpeggia.

Vale a dire la possibilità che alla fine Salvini scelga la coerenza con il no di ieri a von der Leyen e rinunci al Commissario europeo, lasciandolo al M5s. In modo da tenersi le mani libere per ‘sparare’ sulla Commissione in autunno, quando si discuterà una manovra economica tutt’altro che semplice. E’ la preoccupazione più sentita tra i cinquestelle. Anche perché in questo modo Salvini risolverebbe pure il problema del ‘che fare’ quando l’aula di Strasburgo si esprimerà con un voto (a maggioranza assoluta) su tutta la squadra von der Leyen, alla plenaria di ottobre. Se il commissario leghista non c’è, la pattuglia del Carroccio può votare contro senza problemi.

Ma è presto. Conte e i cinquestelle aspettano il nome di Salvini, certi di poter condizionare la scelta del commissario, a dispetto di tutte le previsioni iniziali.

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