Governo

Conte sbotta contro Salvini: “Scorrettezza istituzionale”

Governo Conte: undicesimo mese

Giuseppe Conte

Di buon mattino, aprendo i giornali, è quel «Conte mi ha colpito alle spalle», attribuito proprio su queste pagine a Matteo Salvini, a farlo saltare sulla sedia. Poi l’incontro del ministro dell’Interno con le parti sociali, ben 43 sigle invitate al Viminale, «una sgrammaticatura» che già lo aveva innervosito nei giorni scorsi, ha fatto da detonatore. Così, il premier Giuseppe Conte, dopo aver passato la domenica a cercare di minimizzare l’impatto del comunicato con cui scaricava sul leghista Claudio D’Amico la responsabilità dell’invito di Gianluca Savoini alla cena con Putin, ieri è sbottato davanti ai giornalisti. «Una provocazione», ha considerato la scelta di far sedere al tavolo coi sindacati l’ex sottosegretario indagato Armando Siri, per le cui dimissioni lui stesso si era battuto. E allora ha rilanciato l’invito delle opposizioni e dell’alleato Di Maio al vicepremier leghista a presentarsi in Parlamento sul caso-Mosca, e contemporaneamente ha tentato di ridimensionarne il ruolo sui temi economici.

«Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali, ma anticipiamo dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale», dichiara il premier davanti al portone di Palazzo Chigi a taccuini e obiettivi convocati appositamente. Quel «qualcuno», naturalmente, è il vice leghista che, un paio di chilometri più in là, sta spiegando ai suoi «ospiti» come la manovra economica vada definita tra luglio e agosto. «La manovra viene fatta qui, non si fa altrove, non si fa oggi – risponde Conte – i tempi, e tengo a precisarlo, li decide il presidente del consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell’Economia. I tempi non li decidono altri». Anche perché, fanno sapere maliziosi da Palazzo Chigi, l’annunciato tavolo sulla riforma fiscale attende dal 28 giugno i nomi della Lega per poter cominciare i lavori: se davvero il ministro dell’Interno vuole accelerare i tempi, ragionano, basterebbe cominciare con l’indicare quei nomi.

Ma non è solo una questione di contenuti, c’è anche la forma «che qui diventa sostanza»: la presenza di Siri, allontanato dal governo dopo un braccio di ferro con Salvini, sarebbe stata accettabile se si fosse trattato di un incontro fatto in quanto capo della Lega, ragiona il premier, ma non da vice dell’esecutivo, «se siamo nella logica di un incontro governativo non ci sta bene la presenza di Siri». Non lo puoi riproporre in veste istituzionale, seduto accanto al ministro, incaricato di spiegare la flat tax, si è sfogato Conte, facendo rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta del governo due mesi fa.

Tutto questo non può non intrecciarsi con la vicenda che tiene in fibrillazione il governo in questi giorni, la presunta trattativa dell’Hotel Metropol di Mosca. «Le nostre linee guida sono assoluta trasparenza nei confronti dei cittadini italiani e assoluta fedeltà agli interessi nazionali. Questo governo non si smuoverà di un millimetro». Per questo Conte non vuole credere che Salvini si sia sentito colpito alle spalle, quando sabato notte ha diffuso la nota sull’invito alla cena con Putin, «è una cosa che non sta né in cielo né in terra», e per questo il premier risponde con un eloquente «perché no?» a chi gli chiede se il vice non debba riferire alle Camere.

Ieri i due non si sono sentiti, nessun contatto assicura chi ha parlato con loro. Ma, dopo la vera o percepita pugnalata di sabato, le dichiarazioni di ieri sono sembrate quantomeno un altro ceffone del premier al ministro. Venerdì è in agenda un nuovo vertice sulle Autonomie, potrebbe essere l’occasione per guardarsi negli occhi e confrontarsi. Ammesso che da qui a fine settimana non si lavori a un’altra occasione.

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