Europa

Moldavia, nuovo governo metà filo-europeo, metà filo-russo

Maia Sandu

La crisi politica in Moldova si è conclusa con una soluzione che soddisfa sia la Russia sia l’Occidente. Un fatto più unico che raro visti i venti che tirano sullo scacchiere internazionale. Ma per il potente e controverso oligarca Vladimir Plahotniuc i guai potrebbero essere appena cominciati. Il leader del Partito Democratico è volato in Svizzera venerdì sera, non appena il governo del suo alleato Pavel Filip è stato costretto a dimettersi per fare spazio a un nuovo esecutivo a metà europeista e a metà filo-Cremlino. I suoi sodali assicurano che Plahotniuc trascorrerà alcuni giorni con i familiari e poi tornerà in patria, ma le accuse di corruzione e «usurpazione del potere» rivoltegli oggi dalla nuova premier Maia Sandu potrebbero indurlo a restare a lungo lontano da Chisinau.

In Moldova per una settimana sono stati contemporaneamente al potere due governi rivali che si accusavano a vicenda di essere illegittimi. Alla fine ne è rimasto uno solo: quello bicolore guidato dalla filo-occidentale Maia Sandu. Si tratta di un esecutivo sui generis perché è nato lo scorso fine settimana con un’alleanza inedita tra i parlamentari europeisti della coalizione Acum, guidata da Sandu, e quelli filorussi del Partito Socialista del presidente Igor Dodon. Il nuovo governo ha ricevuto subito il sostegno del Cremlino, dell’Ue e degli Stati Uniti. Ma non di certo quello del miliardario Plahotniuc, considerato di gran lunga l’uomo più potente della repubblica ex sovietica. Domenica scorsa, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegale il governo Sandu, aveva sospeso il filorusso Dodon dalla carica di presidente e al suo posto aveva nominato capo di Stato ad interim Pavel Filip, ovvero il premier del governo legato al Partito Democratico di Plahotniuc. Filip aveva subito sciolto il Parlamento e indetto elezioni anticipate per il 6 settembre. Secondo la Corte Costituzionale moldava, il governo a metà filorusso e a metà pro-Ue era nato con un giorno di ritardo rispetto ai 90 a disposizione del Parlamento per votare la fiducia a un nuovo esecutivo. Un punto di vista contestato dalla nuova coalizione, che non ha ceduto e ha respinto l’ipotesi di elezioni anticipate. La creazione di un nuovo governo era resa difficile dai risultati delle elezioni legislative di febbraio, da cui era uscito un Parlamento diviso sostanzialmente in tre parti quasi uguali tra i socialisti filorussi e le due fazioni filo-occidentali rivali tra loro, ovvero Acum e il Partito Democratico

Il chiacchierato Plahotniuc, che si professa europeista, non piaceva a Mosca, ma veniva da tempo criticato anche dall’Ue, che l’anno scorso ha congelato gli aiuti alla Moldova dopo che un tribunale ha invalidato con un pretesto i risultati delle elezioni del sindaco di Chisinau: una decisione che pare sia stata presa per impedire al filo-Ue Andrei Nastase di diventare primo cittadino della capitale.

Ora Maia Sandu, 47 anni ed ex economista della Banca Mondiale, cercherà di far riaprire i rubinetti dei finanziamenti dell’Ue, di cui la Moldova non fa parte ma con cui ha un accordo di associazione. Chisinau ha urgente bisogno di soldi: è il Paese più povero d’Europa e da decenni le pessime condizioni economiche costringono i moldavi a emigrare. Sandu ha promesso di proseguire nel percorso di integrazione europea. Il presidente Dodon continuerà invece a pedalare in direzione opposta, cercando di avvicinare la Moldova a Mosca, che controlla di fatto, anche militarmente, la regione separatista della Transnistria.

La stessa Sandu non nasconde che quella tra europeisti e filorussi «non è un’alleanza naturale». Ma la nuova coalizione è riuscita a scalzare il comune avversario. Venerdì sera i media locali registravano un traffico insolito all’aeroporto di Chisinau: erano i jet privati dei fedelissimi di Plahotniuc che decollavano alla volta di Mosca, Odessa, Londra e Istanbul. Non si sa se e quando torneranno, ma la nuova premier gli ha rivolto parole di fuoco. «I capi del gruppo mafioso che ha usurpato il potere e ha terrorizzato per anni i cittadini della Moldova hanno lasciato il Paese», ha dichiarato Sandu dopo la prima riunione dei suoi ministri nel Palazzo del Governo, fino a ieri controllato dalla polizia e dai sostenitori del Partito Democratico. «Vi assicuriamo – ha tuonato – che tutti i responsabili, incluso Plahotniuc, saranno riportati in Moldova e risponderanno di tutti gli abusi».

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