Giustizia

Continua lo scandalo Csm

Guerra al Csm, il caso Palamara

Continua lo scandalo Csm

Nella serata del 6 giugno il ministro della giustizia Alfonso Bonafede è salito al Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Mattarella. In una nota del ministero a commento dell’incontro si legge: «in un momento molto delicato legato alle vicende che hanno investito il Csm, (il ministro, ndr) ha sentito il bisogno di rappresentare la sua preoccupazione al Capo dello Stato con cui si è confrontato in un colloquio cordiale durato circa 30 minuti».​

Il 2019 non era iniziato sotto i migliori auspici per la magistratura capitolina: Antonio Savasta, giudice del tribunale di Roma e ex pubblico ministero di Trani era stato arrestato insieme al collega Michele Nardi, pm nella Capitale, per ordine della procura di Lecce con l’accusa di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari e falso per fatti commessi tra il 2014 e il 2018 quando i magistrati era in servizio a Trani.

La crisi del Csm coinvolge anche Magistratura democratica. La “corrente” dell’Associazione Nazionale magistrati si è divisa sulla posizione da tenere in merito ai membri dello stesso consiglio che avevano deciso di autosospendersi. Magistratura Indipendente aveva chiesto infatti con un documento che i consiglieri rientrassero nel Csm, in aperto contrasto con le posizioni dell’Anm.

Da ciò le dimissioni del presidente Pasquale Grasso che ha dichiarato in una nota: «A volte arriva un momento in cui la casa natale ci sta stretta e si rischia di litigare inutilmente pur se tutti animati dal bene della famiglia. Si iniziano a vedere le cose in modo diverso. È nella natura delle cose umane».

Alla fine della riunione del direttivo centrale dell’Anm, Grasso si è poi dimesso come presidente dell’associazione dei magistrati. Una decisione annunciata a inizio seduta, nel caso avesse percepito la volontà dei rappresentanti delle correnti di volere un suo passo indietro.

Il Csm ha promosso un’azione disciplinare nei confronti dei quattro togati autosospesosi in seguito alle indagini di Perugia: si tratta di Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, di Magistratura Indipendente e Gianluigi Morlini, di Unicost: soltanto quest’ultimo ha però deciso di dimettersi dall’organo superiore di controllo della magistratura italiana.

Dall’inchiesta di Perugia spunta anche un’intercettazione telefonica fra Luca Palamara e Luca Lotti ex sottosegretario alla presidenza del consiglio e ministro dello Sport. Le conversazioni incriminate riguarderebbero, ancora una volta, le pressioni per la nomina del successore a capo della procura di Roma di Pignatone.

Inoltre nello scacchiere del posizionamento dei nuovi capi delle procure, viene ventilato il possibile trasferimento di Creazzo, attualmente a Firenze e che, in quanto reggino, avrebbe visto come un favore lo spostamento a Reggio Calabria, mentre si sarebbe trattato di “liberare Firenze” in seguito all’inchiesta promossa dallo stesso Creazzo a carico dei genitori di Matteo Renzi.

Nella serata di giovedì 13 giugno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, come ricordato, è anche presidente del Csm, e, proprio in base alle prerogative di questo suo ruolo, ha indetto con atto formale per i giorni 6 e 7 ottobre le lezioni due membri del consiglio dimessosi nelle ultime settimane in seguito all’inchiesta di Perugia: Antonio Lepre e Pierluigi Morlini. Per il colle c’è inoltre la necessità che vengano cambiate le procedure di elezione del Csm: per questo non è stata scelta la via dello scioglimento anticipato del Consiglio.

Il magistrato Corrado Cartoni è stato il sesto membro togato a dimettersi, rimettendo il suo mandato al vicepresidente del Csm David Ermini. La decisione è arrivata il giorno dopo la diffusione delle intercettazioni sulla riunione tra Lotti e Palamara, alla quale avevano partecipato anche altri tre membri togati: Spina, Lepre e Criscuoli.

Cartoni ha chiarito di non aver deciso di dimettersi per: «Ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni». A quella riunione, tra le altre cose, si discuteva della nomina del prossimo procuratore di Roma. Cartoni da parte sua ha negato di essersi mai interessato a decisioni sulle nomine.

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