Economia

La Lega progetta i Minibot per uscire dall’Euro

Mini bot, lo stop di Tria
Mini bot

La Lega, attraverso i suoi due massimi esponenti – Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti – difende i miniBot dopo gli attacchi arrivati da più parti, Mario Draghi, Moody’s e Confindustria Giovani solo per fare qualche esempio. Ma che cosa sono e come funzionano esattamente i miniBot? E quali sono i dettagli concreti della proposta del Carroccio messa a punto più di un anno fa dall’attuale presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi? 

Per spiegarlo, partiamo dai Bot (Buoni Ordinari del Tesoro), ossia titoli del debito pubblico italiano di breve termine, cioè con scadenza a 3, 6 o 12 mesi. Gli investitori che li acquistano, di fatto, prestano soldi allo Stato per un breve periodo di tempo, a fronte di un tasso di interesse. Possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di mille euro. Claudio Borghi, deputato leghista presidente della commissione Bilancio della Camera, ha spesso parlato di “minibot”, cioè di Bot di piccolo taglio (1, 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro), di aspetto simile alle banconote, con cui lo Stato potrebbe pagare i propri creditori e con cui i cittadini potrebbero pagare lo Stato (tasse, controllate, benzina ai distributori Eni e così via). A differenza dei Bot, non avrebbero scadenza o tassi di interesse.

Nella gallery scorrevole in alto a corredo dell’articolo, troverete tutte le immagini dei minibot. Per esempio, il minibot di 5 euro è dedicato al celebre urlo di Marco Tardelli ai mondiali di calcio dell’’82, il minibot di 20 euro ad Oriana Fallaci e a Firenze e tra gli altri personaggi rappresentati ci sono anche Enrico Mattei, Giovanni Falcone Paolo Borsellino.

Ma considerando i minibot in un quadro più ampio, la questione diventa più complicata. Secondo quanto affermato dallo stesso Borghi, i minibot sarebbero “un espediente per uscire (dall’euro, ndr) in modo ordinato e tutelato“. Questo “espediente” sarebbe in grado, secondo i suoi sostenitori, di aggirare i limiti imposti dall’articolo 128 del Tfue, che vieta monete parallele all’interno dell’area euro. I minibot erano previsti anche dal programma di centrodestra per le scorse elezioni politiche e dunque anche Forza Italia è stata tra i favorevoli alla misura. In realtà, il partito di Berlusconi ha cambiato atteggiamento nel tempo: se nel 2017, si parlava apertamente di una seconda valuta con cui recuperare in parte la “sovranità monetaria”, l’anno seguente l’ex ministro Brunetta avanzava delle critiche ai minibot in quanto pericolosi per l’affidabilità dell’Italia sui mercati e contrari alle norme comunitarie.

Creano debito?

Ma Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, sul tema minibot ha dichiarato: “Sono sempre debito, non è di certo una soluzione al problema del nostro debito pubblico“. Sono letteralmente titoli del debito pubblico e dunque più ne vengono emessi, più cresce il debito pubblico italiano. Il fatto che siano legati ai debiti della Pubblica amministrazione verso i privati (imprese, professionisti) non li rende comunque debito già emesso, ma nuovo debito. Secondo Banca d’Italia, non c’è il rischio che possano essere formalmente una valuta parallela a causa del divieto contenuto nell’articolo 128 del Tfue. L’Italia, per sottrarsi a questo vincolo, dovrebbe uscire non solo dall’euro ma anche dall’Unione europea. I minibot potrebbero quindi essere al massimo un’altra forma di titoli del debito, ma in questo caso diversi esperti ne mettono in dubbio il vantaggio rispetto ai titoli del debito già esistenti.

Il tema dei minibot ha suscitato un’accesa discussione tra gli esperti di economia. Alcuni critici hanno sottolineato come la misura possa essere uno dei primi strumenti in vista di una futura uscita dall’euro. Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni, ha criticato la misura sostenendo che i minibot “o sono debito (per tagliare le tasse e/o aumentare la spesa) o sono moneta. Se sono debito sono inutili: tanto vale emettere titoli di stato e pagare i fornitori della Pubblica amministrazione con gli euro raccolti in tal modo. Se sono moneta, we have a problem“, per la contrarietà ai trattati dell’Unione europea. Per non parlare del timore che susciterebbero nei mercati sulla possibilità che l’Italia si stia preparando ad abbandonare la moneta unica, anche in considerazione del fatto che alcuni tra i più attivi sostenitori dei minibot siano dichiaratamente favorevoli ad uscire dall’euro. Ma se si riuscisse ad evitare questa percezione dell’uscita dalla moneta unica, per Massimo D’Antoni, che insegna Scienza delle Finanze all’Università di Siena, la misura potrebbe anche essere utile: “L’emissione di titoli, di piccolo o grande taglio, riallineerebbe deficit variazione ufficiale del debito“.

Per concludere, i minibot non possono essere una valuta parallela, almeno finché l’Italia fa parte dell’Unione europea. Tra gli esperti prevale un’opinione contraria a questi strumenti, che tuttavia non sempre si estende a qualsiasi tipo di strumento utile a pagare i debiti dello Stato verso le imprese. Secondo alcuni, infatti, uno strumento di questo genere, con caratteristiche specifiche e che non crei allarmismo su una possibile uscita dell’Italia dall’euro, potrebbe essere utile per alleviare le sofferenze delle imprese che vantano ingenti crediti nei confronti dello Stato.

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