Governo

Il primo anno del governo Conte

Immigrati, Italia isolata. Contro di noi Francia-Spagna, Germania e Visengrad
Giuseppe Conte

Il Presidente Giuseppe Conte tiene a Palazzo Chigi una conferenza stampa riguardante la tenuta del governo. Elenca i provvedimenti adottati nel corso del primo anno di governo e evidenzia il programma da attuare. Chiede ai due vicepremier, e leader delle forze politiche della maggioranza, la massima chiarezza, altrimenti è pronto a dimettersi rimettendo nelle mani del Presidente della Repubblica il mandato da lui conferito.

Ultimatum. Senza dubbio un ultimatum. Senza perifrasi, senza termini masticati tra il politico e il giuridico: «Non vivacchio, o si va avanti o rimetto il mandato». E questo aut aut è diretto alle forze politiche che sostengono il suo governo, o ancora meglio ai suoi leader: «Chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida. Il Paese non può attendere». Il premier Giuseppe Conte parla da Palazzo Chigi, nel corso dell’attesa conferenza stampa organizzata nel tardo pomeriggio, a mercati chiusi.

Conte rivendica l’azione del suo governo, un governo che sarà «del cambiamento fino all’ultima ora» della sua sopravvivenza, anche se non «posso sapere quanto durerà, visto che non dipende solo da me». Ricorda il giorno del suo giuramento davanti al capo dello Stato, rivendica i provvedimenti intrapresi, da attuare e sorvegliare, ma ammette anche di aver «sottovalutato» gli effetti sull’esecutivo di questa perenne e lacerante campagna elettorale. «Personalmente resto disponibile a lavorare nella massima determinazione di un percorso di cambiamento. Ma non posso compiere questa scelta da solo. Le due forze politiche devono essere consapevoli del loro compito. Se ciò non dovesse esserci non mi presterò a vivacchiare per prolungare la mia presenza a Palazzo Chigi. Molto semplicemente rimetterò il mio mandato».

Salvini: «La Lega c’è»

E mentre il premier è ancora davanti ai giornalisti, il suo vice Matteo Salvini già commenta su Facebook le sue parole. «Noi non abbiamo mai smesso di lavorare, evitando di rispondere a polemiche e anche insulti, e gli italiani ce lo hanno riconosciuto con 9 milioni di voti domenica». Non solo: «Noi siamo pronti, vogliamo andare avanti e non abbiamo tempo da perdere, la Lega c’è».

Di Maio: «Leali ma basta attacchi»

Quella di Luigi Di Maio è una contro-richiesta: «Ci sono due cose importanti dal punto di vista umano: chiedo finiscano gli attacchi ai ministri 5 Stelle, rispettando il lavoro di ognuno e, siccome nel contratto c’è ancora tantissimo da fare, non è certamente il momento per proporre temi divisivi mai condivisi fuori dal contratto. Questa è l’unica maggioranza possibile e che può servire meglio il Paese. Andiamo avanti con lealtà e coerenza. Dobbiamo cambiare ancora tante cose», scrive su Facebook il capo politico M5S che piu tardi annuncia: «Ci aspettiamo un vertice di governo domani (martedì, ndr) così possiamo portare i provvedimenti in cdm». In realtà poi sarebbe pressoché impossibile che il vertice a tre tra il premier Conte e i due vicepremier si svolga prima di venerdì. Conte martedì mattina presto parte infatti per Torino, poi si recherà in Vietnam per una visita istituzionale che lo vedrà impegnato fino a giovedì. Anche Salvini ha un’agenda fitta, salvo una finestra tra mercoledì sera e giovedì pomeriggio. Ma per un vertice a tre bisognerebbe attendere almeno venerdì, quando potrebbe svolgersi anche una riunione del Consiglio dei ministri. Al momento il preconsiglio preparatorio del Cdm è convocato per mercoledì pomeriggio.

E nel frattempo le tensioni continuano: la riunione a Palazzo Chigi, convocata nella serata di lunedì per discutere dello sblocca-cantieri e dell’emendamento della Lega sullo stop per due anni al codice degli appalti, è stata sciolta improvvisamente dopo un’ora. «Se la Lega vuole far saltare il decreto sblocca cantieri e magari così mettere a rischio lo stesso governo, lo dicesse in maniera chiara e se ne assumerà le responsabilità», hanno affermato fonti del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. «Preso atto che al tavolo non erano state portate argomentazioni tecniche ma solo un puntiglio politico, si è constatato che non era possibile proseguire», insistono fonti di governo. «Hanno trovato un pretesto per creare caos ma a questo punto il lavoro si è interrotto».

Suona già vuoto, dunque, l’appello lanciato da Conte poche ore prima, secondo i quali i provvedimenti che il governo deve mettere in campo «richiedono visione, coraggio, tempo, impongono di uscire dalla dimensione della campagna elettorale e entrare in una visione strategica e lungimirante, diversa dal collezionare like nella moderna agorà digitale». Il presidente del consiglio aveva parlato più volte di «leale collaborazione», e cioè che «ciascun ministro si concentri sulla propria materia senza prevaricare su scelte che non gli competono suscettibili di compromettere in prospettiva la credibilità dell’intero esecutivo». Leale collaborazione significa che «se ci sono questioni politiche lo si dice rispettando la grammatica istituzionale, parlando in modo chiaro e non lanciare messaggi ambigui sui giornali». Leale collaborazione vuol dire che «se il ministro dell’Economia e il presidente del Consiglio dialogano con l’Ue per evitare una procedura d’infrazione che ci farebbe molto male, le forze politiche non intervengono ad alterare quel dialogo riducendo quella trattativa a terreno di provocazione».

Da Palazzo Chigi si è perfettamente consapevoli che il clima elettorale non si è ancora spento, ed è un clima «che non giova all’azione di governo». «La Lega ha riscosso un successo significativo e i 5 stelle ne sono usciti penalizzati» dalle europee, spiega Conte. «Trattandosi di una consultazione europea non ha ricadute dirette nella distribuzione delle forze rappresentate nel nostro parlamento, ma le forze politiche sono comunità di donne e uomini e quindi i risultati provocano esaltazione nei vincitori e delusione negli sconfitti».

L’esperienza di governo ha dovuto convivere con «un ciclo serrato di tornate elettorali e ne ha risentito il clima di coesione delle forze di governo», ricorda Conte che poi ammette: «Io stesso avevo sottovalutato questo aspetto. In particolare il voto delle europee, molto complesso, ha accreditato l’immagine di uno stallo nell’attività di governo: questa è una falsità, il governo ha continuato a lavorare perché è iniziata la fase due, dopo la fase 1. Abbiamo svolto un lavoro di squadra incredibile con i vicepremier, con i ministri e sottosegretari e i parlamentari di maggioranza che anche in contesti delicati hanno operato con grande abnegazione. Anzi, auspico un loro maggiore coinvolgimento in futuro avendo apprezzato la competenza professionale ed esperienza civile».

I temi all’ordine del giorno sono diversi. Prima di tutto la Ue: «La prossima manovra dovrà mantenere un “equilibrio dei conti” perché le regole europee rimangono in vigore finché non riusciremo a cambiarle». Poi la flat tax: «Ragiono di una più complessiva e organica riforma del fisco perché la rimodulazione delle aliquote deve inserirsi in un percorso più complessivo, perseguendo una giustizia tributaria più efficiente, su cui lavoro con il ministro Bonafede. Lavoreremo senz’altro alla flat tax ma c’è una riforma organica del fisco di cui il Paese ha bisogno, che attende da anni», risponde Conte. E replica Giulia Grillo: «Ora dobbiamo fare il vertice politico. Rasserenare i toni non solo e possibile ma è doveroso – sostiene il ministro della Salute -. La flat tax abbiamo detto che la votiamo tutti: la portino in Consiglio dei ministri e siamo pronti a votarla». E infine la Tav: «C’è un contratto di governo. Poi c’è un metodo di lavoro: non ci si sveglia dall’oggi a domani e si dice si fa così. Non è che per mesi si attende l’analisi costi-benefici senza discutere e poi si dice `bisogna farla punto´. Non funziona così», sottolinea molto chiaramente il premier. «Siccome c’è un accordo e delle leggi del Parlamento molto responsabilmente ho parlato con Macron e poi mandato il mio ministro dal ministro francese. Un altro passaggio ci sarà a breve con la Commissione Ue. All’esito di queste conclusioni trarremo le fila. O trovo un’intesa con la Francia e la Commissione europea o il percorso è bello e segnato».

Dure le critiche delle opposizioni: «Governo alle prese con il `Gioco del cerino´ tra Conte, Lega e M5S per vedere a chi affibbiare la responsabilità di far cadere il Governo prima di dover affrontare la legge di Bilancio. Lo avevamo purtroppo previsto, quando già nel 2018 denunciavamo che il Governo non sarebbe stato in grado di affrontare la nuova legge di Bilancio per le spese insensate sostenute e per la mancanza di una strategia di crescita economica», commenta il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Da Giuseppe Conte ci aspettavamo parole di verità che non ci sono state», sottolinea Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia. «Ci aspettavamo una assunzione di responsabilità per una economia paralizzata e non c’è stata. Ci aspettavamo che assumesse un approccio da Presidente del Consiglio, quale dovrebbe essere secondo Costituzione, invece continua a sentirsi il mero esecutore di un finto contratto. Conte – conclude – ha rievocato Don Abbondio, i due bravi sappiamo chi sono». Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti, invece, è «molto grave» che il presidente Conte abbia detto cose di questa gravità in diretta Facebook e non in parlamento o davanti al presidente della Repubblica. Conte si rechi subito in parlamento a riferire le cose che ha detto», ha aggiunto Zingaretti, «perché gli italiani stanno pagando caro questa situazione con lo spread che oscilla tra 289 e 290 punti. Stiamo bruciando milioni di euro ogni giorno».

Anche gli industriali esprimono preoccupazione: «È assolutamente necessario evitare l’apertura di una procedura di infrazione — dicono da Confindustria —. Per questo la prossima manovra economica dovrà rispettare il quadro di finanza pubblica ed essere orientata alla crescita. Occorre costruire un percorso di misure di politica economica che puntino alla crescita e all’incremento dell’occupazione, a partire dal completamento dell’iter di conversione del decreto legge crescita e del decreto legge sblocca cantieri, che danno un contributo in termini di rilancio degli investimenti, evitando che possano decadere».

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