Europa

Europee 2019: in Italia trionfa la Lega. Pd limita i danni. Ennesimo flop del M5s

Europee 2019: in Italia trionfa la Lega. Pd limita i danni. Ennesimo flop del M5s

Europee 2019: in Italia trionfa la Lega. Pd limita i danni. Ennesimo flop del M5s

La Lega trionfa: è il primo partito con il 34,33% (9.153.384 voti). Il Pd è al 22,69% (6.050.181), M5S al 17,07% (4.552.468), Forza Italia al 8,79% (2.344.433), Fratelli d’Italia al 6,46% (1.723.183). Non superano la soglia di sbarramento del 4% Più Europa al 3,08%, Europa Verde al 2,29% (465.086), La Sinistra all’1,74% (465.086), il Partito Comunista allo 0,88 (234.230). Fuori anche il Partito Animalista con 159.340 voti (0,60%), Svp (141.353 voti pari al 0,53), il Popolo della Famiglia-Alternativa Popolare (113.875 voti pari al 0,43), Casapound Italia-Destre Unite (88.723, 0,33%), Popolari per l’Italia (79.949 pari al 0,30%), il Partito Pirata (60.306 pari al 0,23%), Forza Nuova (40.781 pari al 0,15%), Autonomie per l’Europa con 17.629 (0,07%), il Ppa Movimento politico Pensiero Azione con 5.017 voti (0,02).

Matteo Salvini porta la Lega a sfiorare il 34% («primo partito d’Italia») mettendo a segno risultati incredibili anche in regioni rosse come Umbria e Toscana, e si appropria dell’agenda del governo, a partire dalla Tav. L’esecutivo va avanti «serenamente», assicura. Ma le elezioni europee terremotano i gialloverdi in una nuova fase politica. Il M5S crolla, pagando un prezzo pesantissimo per l’esperienza di governo: perde oltre dieci punti in un solo anno, scende sotto il 17%. Luigi Di Maio, che resta a lungo in silenzio, si vede scavalcare da Nicola Zingaretti, che riporta il Pd alla «centralità», oltre il 22%.  FI si attesta all’8,8%%, FdI sfiora il 6,5%. I’affluenza, che in tutta Europa raggiunge livelli record, chiude in calo rispetto al 2014: alle 23 ha votato il 55,97% degli aventi diritto, due punti in meno rispetto a cinque anni fa.

Secondo Di Maio, che non commenta pubblicamente il voto ma lascia trapelare alcune considerazioni, è stato l’astensionismo «soprattutto al Sud» a penalizzare il M5s. «Restiamo ago della bilancia in questo governo», è la sua considerazione, con cui sembra implicitamente cedere lo scettro a Salvini. La Lega ha superato infatti il 33%, un punto in più di quanto un anno fa il Movimento aveva preso alle politiche.

Il leader della Lega, che fa sapere di aver sentito Viktor Orban e Marine Le Pen, non nasconde qualche preoccupazione per i prossimi mesi. In uno scenario in cui i sovranisti vincono ma non sfondano, mentre popolari e socialisti calano ma lavorano a una nuova alleanza, il governo gialloverde rischia di ritrovarsi isolato in Ue. Salvini, dopo aver baciato il suo rosario e ringraziato la Madonna per il successo della Lega, pronostica l’arrivo di una «lettera» Ue sui conti italiani: «Siamo perfettamente consapevoli che ci attende un periodo economico complicato», dichiara. Il ministro dell’Interno assicura che non chiederà rimpasti di governo, non intende «regolare conti» in Italia ma «cambiare l’Ue» e «accelerare l’azione» dell’esecutivo.

Che vuol dire? Per iniziare, il Sì alla Tav. E poi flat tax, sicurezza, autonomia. La Lega ora intende dettare legge: se non riuscirà, tutto potrebbe tornare in discussione. Il premier Giuseppe Conte, che assiste allo spoglio in famiglia, sceglie di non commentare: parlerà domani sera, prima di volare martedì a Bruxelles per un vertice informale dei leader europei. La Lega già reclama un commissario economico di peso. Ma sono proprio le alleanze europee, decisive nel decidere gli incarichi, a preoccupare il governo. E Salvini fa capire che intende muoversi in prima persona. Zingaretti attacca: «Il governo è ancora più fragile e isolato, l’assalto sovranista a Bruxelles non è riuscito». Nel centrodestra Giorgia Meloni, che porta Fdi al 6,46%, festeggia un risultato «straordinario». Silvio Berlusconi, che debutta da eurodeputato, sembra non riuscire da agguantare la doppia cifra: FI si ferma all’8,8%. Ma fonti azzurre rivendicano di aver tenuto e tornano a chiedere a Salvini di rompere il patto con i Cinque stelle e ritornare alle urne per portare il centrodestra al governo. Il messaggio verrà rilanciato nei prossimi giorni. Delusione per +Europa di Emma Bonino, oltre che per Europa verde, La Sinistra e Rifondazione comunista: nessuna delle liste riesce a superare la soglia di sbarramento del 4%.

L’affluenza è stata del 56,10% alle elezioni europee 2019, in calo rispetto al 58,69% della precedente consultazione di riferimento. Lo rileva il Viminale. L’affluenza più alta è stata in Umbria (67,7%) ed Emilia-Romagna (67,3%), la più bassa in Sardegna (36,25%) e in Sicilia (37,51%).

Il Presidente della repubblica Sergio Mattarella ha votato mattina poco dopo le 9 a Palermo per le elezioni europee. Il Capo dello Stato si è recato, come di consueto, nel seggio 535 dell’istituto comprensivo «Giovanni XXIII – Piazzi» nel quartiere Libertà, nei pressi della sua abitazione palermitana.

La sindaca di Roma Virginia Raggi è arrivata insieme al figlio alle 11.30 alla scuola media al numero 5 di via Maria Pia Filippini a Ottavia. Ad attenderla all’ingresso dell’istituto il marito Andrea Severini provvisto della scheda elettorale della prima cittadina. Nella sua sezione, la 2399, la sindaca ha dispensato sorrisi e stretto le mani di tutti i componenti dell’ufficio elettorale. Poi, uscita dalla cabina, ha posato con la scheda in mano davanti all’urna a favore dei fotografi. «La scheda si piega così e poi si mette nell’urna: così il voto è segreto», ha spiegato Raggi al figlio.

Dopo le polemiche della vigilia sulla violazione del silenzio elettorale, i diversi leader in lizza, anche a urne aperte, hanno sparato gli ultimi colpi di questa lunga campagna elettorale. Matteo Salvini, ministro degli interni, che al seggio indossava una polo della Federazione italiana canottaggio, ha detto che sarà una giornata «Bella bella, molto bella. C’è cambiamento, si sente nell’aria», davanti al seggio, prima di votare per le elezioni europee a Milano. «In italia non cambia nulla, cambia tutto in Europa per quanto mi riguarda, se la Lega vince – ha detto – È una certezza che da domani tutti la smettano di attaccare, di insultare criticare, si lavori rispettando il lavoro degli altri. Per carità, Le opposizioni sono opposizioni e le critiche e gli insulti da parte loro ci stanno, ma le critiche e gli insulti quotidiani nelle ultime settimane dagli alleati sono più strani. A me interessa vincere in Italia per cambiare l’Europa. Tutte le altre analisi-conclude-, di cosa succede al governo, i ministri, i rimpasti non mi interessano».

Strette di mano, selfie e cori per Di Maio all’uscita dal seggio di Pomigliano d’Arco (Napoli). Il vice premier ha raggiunto l’auto coperto da ombrelli dei sostenitori per ripararlo dalla pioggia battente. «Oggi (ieri, ndr) – ha detto Di Maio – nessuna dichiarazione. C’è il silenzio elettorale. Un ‘in bocca al lupo’ a tutti. Ora vado a pranzo da mia madre, nel pomeriggio torno a Roma».

Silvio Berlusconi, silente fuori dai seggi, non ha parlato con i cronisti. Ma poco dopo, s’è fatto sentire su Facebook, ribadendo che a suo giudizio «scegliere uno dei partiti di governo significa protrarre l’agonia del Paese, indebolito e sempre più in crisi, a causa della loro incapacità amministrativa e delle continue liti». «L’unico voto utile – ha sintetizzato l’ex premier – è il voto a Forza Italia».

Ironico, invece, l’intervento di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, di prima mattina, ieri ha detto la sua, postando su twitter una breve clip, davanti a una cassa di meloni: «Siamo in silenzio elettorale e non si può dire per chi votare, ma…», volgendo lo sguardo proprio sulla frutta.

Zingaretti esulta per aver preso 3 punti in più di Renzi che ha subito 4 anni di campagna mediatica avversa (e spesso infamante), quando lui ha beneficiato di tutta la stampa a favore e con il paese sul lastrico per via di un governo incapace manifesto (spread e dati macro economici devastanti)… ma dov’è sto successo del nuovo PD? Dopo quello che è successo in un anno a questa parte, Renzi e la sua squadra, malgrado tutto, non avrebbe di certo ottenuto di peggio…ha ragione Marattin, ad evidenziare che il PD, in termini assoluti, ha preso meno voti del 2018: questo è il dato rilevante, non quel misero 22/23%.

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